Full Metal Jacket (1987)

Kubrick non è nuovo alla condanna della guerra. Lo ha fatto in modo drammatico con Orizzonti di gloria, chiara denuncia dell’assurdità e degli abusi della guerra, e più avanti lo ha fatto con Il Dottor Stranamore, prendendo la strada dell’ironia grottesca in una commedia nera che diventa un incubo allucinante. Con Full metal jacket il regista fonde in parte i due registri, drammatico e ironico, riuscendo così a spiazzare ancor di più lo spettatore, e fa un ulteriore passo avanti nella sua posizione antimilitarista. Qui non c’è semplicemente la condanna della guerra nella sua assurdità, ma anche la denuncia delle conseguenze psichiche che essa ha sui soldati. Se in Orizzonti di gloria la prospettiva peggiore per i soldati era la perdita della vita, qui diventa qualcosa di ancora peggiore della morte fisica, e cioè la follia, la perdita di umanità, e la trasformazione dell’essere umano in macchina di morte.

Full Metal Jacket è la storia di una guerra senza onore, un racconto senza eroi e senza un briciolo di umanità.  La pellicola è idealmente divisa in due parti, che potrebbero anche essere due film separati: prima della guerra e durante la guerra. La prima parte mostra l’addestramento dei futuri marines attraverso tutti i rituali militaristici che devono trasformare giovani ragazzi innocenti, forse anche un po’ immaturi, in macchine da combattimento, in grado di uccidere senza pietà. Questa prima parte è quella che la maggior parte delle persone ricorda di più, ed è dovuto probabilmente ai due personaggi che la animano con intensità.

In primo luogo il terribile sergente istruttore Hartman, interpretato da Ronald Lee Ermey, che nella vita reale era stato davvero istruttore dei marines e non ha difficoltà a calarsi nella parte; in secondo luogo, il soldato Leonard, debole, sensibile, chiaramente il peggiore delle reclute, interpretato con entusiasmo da un giovane Vincent D’Onofrio. Ha difficoltà a rispettare la disciplina, è fisicamente inferiore al resto del gruppo, e il sergente istruttore non perde occasione per umiliarlo in tutti i modi, rimarcando il fatto che non è all’altezza degli altri, e affibbiandogli l’umiliante soprannome di Palla di lardo.

Ma gradatamente lo vediamo cambiare, quando scopre di avere una particolare predisposizione per il tiro; da quel momento diventa tutt’uno con il suo fucile, gli parla, lo coccola come una donna, e perde definitivamente la sua essenza umana, oltre alla lucidità mentale, per diventare il perfetto marine, proprio come l’istruttore voleva.  Ma la trasformazione non sarà senza conseguenze, come dimostra dolorosamente la sequenza con cui si chiude la prima parte del film.

Tra le reclute si era già distinto per carattere il soldato Joker, l’unico che aveva saputo tenere testa all’istruttore, guadagnandone il rispetto, e nello stesso tempo aveva mostrato un po’ di umanità verso Leonard, difendendolo dagli attacchi delle altre reclute. Joker diventa protagonista della seconda parte del film, quando viene distaccato in Vietnam come reporter per una rivista di propaganda patriottica. Nel bel mezzo di una guerra spietata e senza cuore, Joker cerca costantemente di mantenere la sua personalità, il suo umorismo e la sua visione critica della situazione, ma non è facile.

Stanco delle retrovie e desideroso di mettere in pratica il suo addestramento militare, chiede e ottiene di essere inviato a Huế, nel cuore del combattimento, dove incontra vecchi e nuovi commilitoni e con loro affronta l’inferno dello scontro armato. La sequenza finale del film, in cui i nostri eroi vengono attaccati da un cecchino, è splendidamente catturata e piena di suspense.

È il momento della verità, quello per cui l’addestramento li aveva preparati ed è anche un momento cruciale della storia: oltre alla morte di alcuni dei commilitoni per mano del cecchino, la sequenza ci mostra la trasformazione di Joker in assassino, la perdita definitiva della sua innocenza. Insieme al canto dei marines negli ultimi fotogrammi del film, questo finale cupo e grottesco al tempo stesso, crea una sensazione di disagio nello spettatore.

Nemmeno Joker, che era riuscito a mantenere una certa razionalità per la maggior parte del film, riesce a evitare la brutale disumanizzazione che è il risultato della guerra. Nonostante sia il più umano di tutti, alla fine viene consumato dalla follia della guerra come tutti gli altri. La regia di Kubrick eccelle come sempre con gli elementi tecnici e riesce a creare un’atmosfera sorprendente, in cui la prima parte del film è una sorta di preparazione, utile anche per definire i personaggi nella loro evoluzione, che si completa poi nella seconda parte, senza che ci siano momenti di esitazione, incertezza o confusione.

Una colonna sonora ben contrastata, scene d’azione intense e personaggi credibili contribuiscono a creare un dramma toccante ma realistico, anche se i singoli pezzi rimangono più memorabili e significativi dell’immagine nel suo insieme. Quella di Kubrick è una visione cinica della condizione umana in guerra, ma forse anche la più realistica e veritiera mai ritratta in un film.

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30 pensieri riguardo “Full Metal Jacket (1987)

  1. sì leggendoti ho capito che il film l’ho visto, mi ricordo il joker, era tipo un giornalista di guerra giusto per l’esercito (?)
    ma sti film di guerra possono essere fatti bene e catturare ma nella mia memoria so’ tutti uguali!

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  2. Sì, un altro gran bel film e Kubrick altro mio regista del cuore. A me è molto piaciuta soprattutto la prima parte, grandiosa nella tipizzazione dei personaggi, del contesto di guerra, dei ritmi e dialoghi serrati, le scene ben rappresentate. Ma ovviamente tutto il film è degno del nome di chi lo ha diretto, il grande Kubrick.
    Come sempre ti ringrazio.

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  3. Mi lasciò sconvolta e leggendo la tua recensione, hai riattivato tutte le sensazioni che mi ha lasciato. Potente ed efficace nello spiegare delle dinamiche che anch’io, per certi versi, ho vissuto nell’ambiente militare, ovviamente non a questi livelli, ma la base degòi addestramenti e dei condizionamenti psicologici è più o meno la stessa. No, non è un bel mondo quello militare, se non hai la vocazione per essere un militare, ovviamente, e non è un granché la guerra, decisamente. Fa schifo.

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