St. Vincent (2014)

Bill Murray è un attore molto versatile, che personalmente adoro, perché ha sempre saputo interpretare personaggi diversissimi, lasciando in ognuno di loro un pezzettino della sua personalità esuberante e completandone i ritratti con un pizzico di malinconia, che non è mai tristezza. È passato dal cacciatore di fantasmi pasticcione al burbero meteorologo misantropo, per raggiungere la massima intensità nell’anima persa di Lost in Translation, che gli è valsa la nomination all’Oscar. In St. Vincent interpreta di nuovo un misantropo, solitario e scorbutico, ma con l’aggravante della vecchiaia, che lo rende ancora meno predisposto a sopportare il prossimo.

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Il libro di Henry (2017)

Un film molto strano, fuori dagli schemi, che mi ha incuriosito fin dall’inizio, e che non mi ha deluso, perché è davvero molto singolare, a cominciare dalla struttura, divisa in due parti nettamente separate. Una storia tutt’altro che banale, ma raccontata in maniera semplice, quasi come una favola, e come in una favola c’è una fanciulla in pericolo, un mostro terribile e un cacciatore pronto a salvarla. Le emozioni sono molte e di diverso tenore, ma tutte sicuramente intense, e molti anche gli spunti di riflessione.

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Mother and child (2009)

Un altro affresco femminile, realizzato dalla mano delicata di Rodrigo García dopo Nove vite da donna. In realtà, nonostante il titolo, il film non affonda mai nella sdolcinata relazione che ci si aspetterebbe, ma finisce per diventare un’analisi approfondita e sfaccettata di quelle che sono le problematiche legate all’adozione, con tutti gli effetti che questa produce su coloro che ne sono coinvolti. Un’intensa storia di sentimenti, commovente e drammatica come la vita delle protagoniste: tre donne molto diverse, ma accomunate in qualche modo da quel sentimento potentissimo che unisce madre e figlio.

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