La migliore offerta (2013)

Una pellicola originale e insolita, con un fascino raro nella produzione cinematografica moderna. Un film in cui la lentezza non annoia mai, ma anzi aumenta la tensione, attira l’attenzione dello spettatore e lo coinvolge. Ricco di trame e sotto trame, personaggi eccentrici e un mistero che si infittisce man mano che la storia procede, apre una serie di ipotesi e crea aspettative che forse andranno deluse, ma di certo sorprenderanno. In effetti, molti sono i colpi di scena e questo impedisce di fornire i dettagli della trama, perché altrimenti si rovinerebbe inevitabilmente il gusto prezioso di questa storia.

Geoffrey Rush interpreta Virgil Oldman, un esperto venerato e molto rinomato nel mercato internazionale delle aste d’arte di lusso. Quando Virgil presiede una vendita di dipinti rari, la comunità dei collezionisti d’arte presta particolare attenzione. Il suo successo gli ha offerto uno stile di vita più che lussuoso: vive in uno splendido appartamento, cena nei migliori ristoranti e sembra avere un conto in banca considerevole. Tuttavia, Virgil è anche una figura misera e asociale, priva di contatti umani significativi e del tutto aliena a qualunque sentimento. Genio eccentrico, conduce una vita solitaria, facendo di tutto per mantenere le distanze dal disordine dei rapporti umani.

C’è solo una persona che considera in un certo senso un amico: Billy Whistler, un artista fallito ma amante anche lui delle belle arti, che cospira con Virgil in una serie di audaci truffe. Quando opere sconosciute ma potenzialmente molto preziose finiscono nelle aste di Virgil, questi minimizza il loro valore e chiede a Billy di fare una piccola offerta. Una volta acquistata l’opera a un prezzo relativamente basso, Virgil se ne impossessa e dà a Billy un compenso considerevole per il suo contributo. Da questa serie di acquisti fraudolenti, deriva l’unica vera gioia di Virgil, che tiene racchiusa in una sfarzosa stanza-cassaforte, nascosta nel suo enorme appartamento.

Qui, Virgil siede per ore sorseggiando buon vino e ammira in silenzio l’incredibile numero di dipinti che ha acquisito nel corso degli anni, sognando gli amori che non ha mai vissuto, né mai vivrà. Questi oggetti inanimati, non a caso per lo più ritratti di donne, sono i suoi unici amici e amanti. La sua tristezza è duratura e deprimente, perché nessuna tela può riempire il vuoto che sente dentro. Ma un giorno succede qualcosa che cambierà la sua vita per sempre: Virgil viene assunto dalla misteriosa Claire per valutare e mettere all’asta i beni ereditati dai suoi genitori.

Il rapporto con la giovane donna, che per qualche oscuro motivo si rifiuta di incontrarlo di persona, diventerà per Virgil un’ossessione, e solo con l’aiuto del suo giovane assistente Robert riuscirà a instaurare con lei una specie di relazione. Quando alla fine si incontreranno, la storia prenderà il sopravvento su Virgil, che diventerà una combinazione di figura paterna e aspirante amante, completamente dominato dalla sua ossessione per lei, e incapace di controllarla.

Non si può davvero rivelare di più su questa trama strana e molto complessa, se non per dire che vira costantemente in direzioni che non ci si aspetterebbe mai, introducendo elementi sempre nuovi e avvincenti, che completano il ritratto già molto ricco e variegato dei personaggi. Le interpretazioni sono tutte superbe, ma Geoffrey Rush e Sylvia Hoeks, nei panni della misteriosa Claire, reggono da soli la tensione maggiore, ben supportati dai personaggi minori che gli danzano attorno.

Jim Sturgess non ha difficoltà a infilarsi nei panni dell’abile tuttofare, simpatico e abbastanza pratico di donne da poter consigliare l’inesperto Virgil, del tutto ignaro dell’universo femminile. Donald Sutherland è meraviglioso nel suo ruolo di supporto chiave, con quell’aura di mistero e ambiguità che lo accompagna sempre nelle sue interpretazioni.

Anche se alcune svolte sono in parte prevedibili, il film è dotato di un magnetismo suggestivo che incanta lo spettatore fino a un finale sconvolgente e inaspettato, merito di una sceneggiatura molto ben congegnata e di una regia elegante ma coinvolgente. Un film unico nel suo genere, reso prezioso anche dall’ambientazione e dalle musiche di Morricone, che merita di essere assaporato minuto per minuto, fino alla fine. E per chi fosse interessato, c’è anche un libro firmato dallo stesso Tornatore, che racconta la genesi del film.

25 pensieri riguardo “La migliore offerta (2013)

  1. Bellissimo, è un film che amo! Ricordo di averlo visto per la prima volta molto vicino a Il Discorso del Re (altro film che mi piace da impazzire), e insieme hanno cementato il mio amore per Geoffrey Rush.
    Il twist finale, lo ammetto, non l’ho visto arrivare e mi ha fatto molto male, però è veramente da vedere assolutamente!
    Ho scoperto, poi, che il locale in cui si trova Rush alla fine, quello con tutti gli orologi, esiste davvero! Purtroppo l’ho saputo solo molto dopo essere stato a Praga, ma varrebbe la pena tornarci solo per vederlo – e perché si tratta di una città meravigliosa, ovviamente.

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  2. Lo acquistai in dvd e ogni tanto me lo rivedo; non è lento, non per me, perlomeno. Lo trovo bello, forse perché parla di Arte, fra le altre cose, ma anche il fatto che lei rimanga inavvicinabile fino all’ultimo, lo rende godibile, perché si segue la scia della condizione di mistero che vi aleggia, complici anche le ambientazioni; il finale, poi… beh… non dico altro. 😉

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  3. Ho adorato questo film. L’ho visto tempo fa e credo di averlo anche recensito… ma devo controllare. Cmq hai ragione, la trama è così piena di colpi di scena che è difficile parlarne senza finire nello spoiler. Io ricordo che alla fine ne ero conquistata: attori fantastici, uno meglio dell’altro e poi le scenografie erano così belle da riempire gli occhi. ♥

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