Magnolia (2000)

È uno di quei film che si ama o si odia, e per amarlo non bisogna cercare di capirlo, ma solo guardarlo e lasciare che i personaggi ti catturino e ti invitino a partecipare alle loro storie. Non è un film facile: più di tre ore per raccontare gli scherzi giocati dal destino in un solo giorno, nella vita di nove persone. Avrebbe potuto essere un pasticcio disordinato e frammentato e forse nelle mani di un altro regista lo sarebbe diventato. Ma Anderson si assicura che i suoi personaggi abbiano spazio per respirare e che le varie storie abbiano il giusto tempo per svolgersi. I temi centrali del film sono due: uno è il passato con cui si deve necessariamente fare i conti, perché torna comunque a bussare alla nostra porta, prima o poi, e l’altro è la casualità, che domina la vita degli uomini sotto la forma di coincidenza, influenzando le nostre esistenze al di fuori del nostro controllo.

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Rain man (1988)

Film di sentimenti, che parte da una banale questione di eredità e diventa una storia di formazione, l’incontro tra due realtà diversissime e incompatibili che scoprono però di appartenersi. E anche tra due generazioni diverse di attori. Dustin Hoffman era una stella di prima grandezza, con una vasta esperienza alle spalle, che qui si confronta con il classico ruolo da Oscar, mentre Tom Cruise era in ascesa, ma questo fu il suo primo ruolo serio e di una certa complessità. Entrambi recitano in maniera eccellente, ma credo che la prova di Cruise dimostri una maturità espressiva maggiore, soprattutto considerando i ruoli che aveva ricoperto fino ad allora.

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