Le piace Brahms? (1961)

Un film che si può definire classico, ma che è anche molto anticonvenzionale, datato nelle situazioni proposte, ma animato da personaggi moderni; romantico, ma avvolto da un’atmosfera malinconica e grigia in cui l’amore, quello vero, è del tutto assente. Tratto dal romanzo omonimo di Françoise Sagan, diventa un intenso melodramma nelle mani di Anatole Litvak, che dirige con un tocco particolarmente delicato tre interpreti d’eccezione.

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Prigioniero della paura (1957)

È uno dei pochi film sul baseball a far vedere pochissimo baseball. Nessuna partita è rappresentata per intero, non ci sono montaggi entusiasmanti di squadre che lottano per la vittoria, e non c’è alcuna esaltazione romantica di questo sport. Il che per noi, che non siamo pratici di questo affascinante gioco, è decisamente un bene. Eppure il film pretende di raccontare la storia vera di Jimmy Piersall, un grande giocatore di baseball vittima di un crollo nervoso, e affronta apertamente la pressione psicologica che deriva dall’essere una star dello sport.

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Assassinio sull’Orient Express (1974)

Questo film è universalmente considerato uno dei miglior adattamenti cinematografici del romanzo di Agatha Christie. Diretta da Sidney Lumet, famoso per la cura dei particolari e l’attenzione alle sfumature, oltre che per la precisione e l’assoluta fedeltà ai testi originali, la pellicola si avvale di un cast straordinario, scelto accuratamente per dare vita nel modo migliore ai personaggi della Christie.

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Psyco (1960)

Capolavoro assoluto del grande regista, è diventato nel tempo qualcosa di più di un cult, un vero e proprio simbolo del cinema giallo/horror, un’icona del bianco e nero, copiato, rifatto (purtroppo!), benevolmente preso in giro, fonte d’ispirazione insuperabile e archetipo di gusto e stile d’altri tempi. Per la prima volta un regista, universalmente riconosciuto come maestro del cinema, tratta non solo una tema legato al genere horror, ma un disturbo complesso e, per allora sconosciuto, come quello della schizofrenia.

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