Hamlet (1996)

Grandiosa trasposizione della tragedia shakespeariana in cui tutto è maestoso e colossale, quasi come l’ego del regista. Fastose l’ambientazione e la scenografia, barocca, luccicante, già di per sé imponente, ma ancor più aumentata dalla presenza di specchi che ne moltiplicano luce e profondità; enorme il numero delle comparse, che rendono la scena del matrimonio tra i due amanti monumentale, più adatta all’incoronazione di un imperatore che alle nozze di una regina, vedova da poco; incredibile la serie di grandissimi attori, scelti anche per i ruoli minori, tra cui Billy Crystal nella parte del becchino, Robin Williams in quella di Osric, Rufus Sewell per Fortebraccio e persino comparse di gran lusso come Lemmon, Depardieu, Charlton Heston, Timothy Spall, Sir Gielgud e Judi Dench.

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L’altro delitto (1991)

Una delle prime regie di Branagh è un giallo insolito e ricco di mistero, un affascinante gioco di specchi tra passato e presente, con un incipit folgorante. Oltre che curarne la regia, prende per sé il ruolo di protagonista, insieme a Emma Thompson, allora sua compagna di vita: doppio ruolo per entrambi in una storia intrigante di amore e morte, con sfumature sovrannaturali molto ben dosate.

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Il gladiatore (2000)

All’inizio del nuovo millennio, Ridley Scott si assume il compito, non facile, di ridare vita ad un genere cinematografico ormai desueto, e lo fa da par suo, firmando un film straordinariamente potente. Fin dalla sequenza iniziale ci immergiamo in un’atmosfera epica, un misto di antichità classica e qualche accenno di storia, quel tanto che basta per inserire le vicende del protagonista in un contesto storico verosimilmente realistico. Siamo chiaramente di fronte a un film, non a un documentario, incentrato su un personaggio che non è realmente esistito, ma che incarna tutte le caratteristiche legate all’epoca e alla condizione sociale in cui avrebbe potuto vivere. Qualunque polemica sulle incongruenze storiche è quindi inutile.

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