Robin Hood – Principe dei ladri (1991)

Diretto da Kevin Reynolds, è uno dei migliori adattamenti della classica storia di Robin Hood, in cui si aggiungono personaggi nuovi, interessanti e ben caratterizzati, mentre spariscono momenti topici, ma ampiamente abusati, come la gara di tiro con l’arco. Ne risulta un film che non a tutti è piaciuto e che qualcuno ha addirittura scambiato per una parodia. Divertente lo è di sicuro questo Robin Hood, spettacolare, romantico, ma sempre con un pizzico di ironia, è una rivisitazione moderna del mito, che si distingue volutamente dalla rappresentazione classica, forse anche per evitare confronti. I nuovi personaggi, comunque, si inseriscono alla perfezione nella leggenda dell’arciere di Sherwood, aggiungendo un vento di novità che non guasta affatto.

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Scoprendo Forrester (2000)

Questo è uno dei film con Sean Connery che più apprezzo, forse perché è una storia semplice e il personaggio interpretato da Connery è particolarmente vero e umano, lontano da altri molto più fantasiosi o avventurosi della sua lunga filmografia. Il protagonista è William Forrester, scrittore vincitore di un Pulitzer, che si è ritirato a vita privata e ha smesso di scrivere. Vive nella sua torre d’avorio, dall’alto della quale osserva il mondo esterno e i suoi abitanti, con cui ha deciso da tempo di non voler avere più niente a che fare.

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Marnie (1964)

Adattamento del romanzo omonimo di Winston Graham, è uno dei film più complessi di Hitchcock, un thriller psicologico dai risvolti freudiani, tanto cari al regista britannico, che qui sono più evidenti che in altre sue opere. Il film non fu ben accolto dal pubblico americano, forse perché si aspettavano una storia d’amore romantica, anche per la presenza di Sean Connery, e invece si trovarono di fronte a una vicenda con risvolti psicanalitici, per di più dai contorni torbidi. Marnie è prima di tutto il ritratto di una donna mentalmente contorta, la cui personalità è un misto di freddezza e isteria. Sotto una calma apparente cela, infatti, un’ossessiva paura di molte cose, tra cui il sesso, i tuoni e il colore rosso.

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Highlander – L’ultimo immortale (1986)

Quando uscì, nel lontano 1986, rappresentava una novità assoluta, e questo spiega una certa esitazione da parte della critica e anche del pubblico. Non fu un grande successo al botteghino, ma ebbe tutto il tempo di diventare poi un cult, al punto che i produttori ne fecero ben quattro sequel, senza che nessuno riuscisse ad eguagliarne la bellezza e il successo. La storia credo che sia ormai entrata nella leggenda del cinema, ma per i più giovani si può cercare di riassumerla brevemente.

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Assassinio sull’Orient Express (1974)

Questo film è universalmente considerato uno dei miglior adattamenti cinematografici del romanzo di Agatha Christie. Diretta da Sidney Lumet, famoso per la cura dei particolari e l’attenzione alle sfumature, oltre che per la precisione e l’assoluta fedeltĂ  ai testi originali, la pellicola si avvale di un cast straordinario, scelto accuratamente per dare vita nel modo migliore ai personaggi della Christie.

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La collina del disonore (1965)

Questo vecchio film, che è un classico di ambiente militare, è probabilmente il primo lungometraggio di un certo livello che si pone il problema della disciplina all’interno dell’esercito. A differenza di Orizzonti di gloria, che metteva in luce gli aspetti più crudeli e assurdi della guerra, il film di Sidney Lumet, ambientato durante il secondo conflitto mondiale, è una potente denuncia antimilitarista, anche se più che contro la guerra, si schiera contro i metodi del potere, e soprattutto contro i suoi abusi.

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