Il sole a mezzanotte (1985)

Un film particolare, figlio dei suoi anni e di quella guerra psicologica che allora era all’ordine del giorno. Ero una ragazzina all’epoca e ricordo che andai a vederlo quasi esclusivamente per veder ballare Baryšnikov, ma poi il film mi colpì moltissimo per altre ragioni. In quegli anni si sentiva spesso parlare di personaggi famosi, soprattutto artisti, che per lavoro si trovavano ad uscire dalla Russia, anzi, dall’Unione Sovietica, come si diceva allora, e una volta all’estero chiedevano asilo politico per non dover tornare in patria. Mi incuriosiva la questione dell’asilo politico e non riuscivo a capirlo. Questo film mi fece comprendere molte cose.

La trama parte da una situazione molto simile alla realtà: un ballerino russo, da 8 anni residente in America dopo aver chiesto asilo politico, è in viaggio per il Giappone con la sua manager, quando l’aereo su cui si trovano subisce un guasto elettrico, e sono costretti a un atterraggio d’emergenza in una base militare sovietica. Non passa molto tempo prima che il colonnello Chaiko del KGB si faccia vivo, quando viene informato che hanno il famoso Nikolai ‘Kolya’ Rodchenko nelle loro mani. L’intento è quello di costringerlo a rimanere, rinnegando pubblicamente la scelta fatta anni prima. Al KGB non pare vero di aver così fortunosamente recuperato Nikolai, di poterne dichiarare il “ritorno” a casa e di farne un bel caso politico.

Così il ballerino viene sistemato in un magnifico appartamento e alle costole gli mettono Raymond, un ballerino afroamericano di tip tap che, a suo tempo, aveva fatto la scelta contraria, convinto di trovare in Russia la realizzazione dei propri ideali, oltre alla graziosa moglie Darya. Raymond aveva abbandonato gli Stati Uniti per le troppe umiliazioni subite, a causa del razzismo, e soprattutto per evitare la chiamata alle armi dello Zio Sam per la guerra del Vietnam.

Allo stesso tempo, il KGB usa anche l’ex compagna di ballo di Nikolai, Galina Ivanova, per cercare di convincerlo che le cose in Russia stanno cambiando, e che potrebbe tornare a ballare e riavere la sua vecchia vita. L’idea di base è molto buona, anche perché Baryšnikov, nella realtà, aveva fatto lo stesso percorso del suo personaggio, disertando la propria patria per vivere negli Stati Uniti, che gli avevano concesso la cittadinanza 9 anni prima di questo film. L’emozione quindi è molto forte e traspare nella sua interpretazione.

Purtroppo la sceneggiatura sembra troppo forzata, soprattutto nel disegnare il personaggio del ballerino afroamericano fuggito dagli Stati Uniti per questioni di razzismo, che sinceramente ci fa sorridere. Le ragioni della sua defezione sono a dir poco traballanti e mal delineate. E’ chiaro che si tratta di una scusa per affiancare a Baryšnikov un compagno con cui possa duettare danzando, ma quando i due cominciano a ballare, si perdona facilmente l’ingenuità della sceneggiatura. I momenti di danza sono semplicemente magnifici, una gara di bravura che non ha vincitore, uno spettacolo che vorresti non finisse mai.

Ma non c’è solo questo. Baryšnikov e Hines non brillano solo quando si tratta di ballare ed entrambi danno interpretazioni convincenti di due personaggi che pur avendo visioni opposte, cercano anche una comprensione reciproca. Entrambi fanno un buon lavoro nel far emergere le complessità dei loro personaggi, così come Isabella Rossellini nei panni di Darya, la moglie russa di Raymond, e come Helen Mirren che, nei panni di Galina Ivanova, è più che convincente, anche nel twist finale.

Il film offre momenti di intensa riflessione nel complesso rapporto tra Nikolai e Galina, che non erano solo partner sul palcoscenico, ma anche amanti. Lui, che aveva abbandonato la compagna per amore della libertà, prova a spiegarle come ha vissuto gli ultimi anni negli Stati Uniti, e lei lo informa che il suo nome è stato cancellato dai libri di storia, quindi i giovani ballerini russi non lo conoscono, ma gli fa capire che se tornasse, potrebbe tornare a ballare e a splendere come un tempo. Commovente la scena in cui Nikolai/Baryšnikov si esibisce nel teatro vuoto.

L’approfondimento psicologico dei personaggi, quindi, non manca, così come non manca una tensione da spy story, che nella parte finale si trasforma in suspense, quando viene messo in atto un rocambolesco piano di fuga verso il consolato americano, che si rivela una corsa senza un attimo di tregua. Il film, tuttavia, si basa principalmente sulle splendide scene di danza, che sono superbamente realizzate, e la storia che circonda il tentativo di fuga non raggiunge mai il livello di quelle meravigliose sequenze, ma è comunque spettacolare e anche molto coinvolgente.

Lo spunto non è del tutto credibile, anche se è apprezzabile lo sforzo di cucire addosso ai due protagonisti una storia che gli permetta di deliziarci con i loro duetti, ma nel complesso il film si lascia guardare non solo per la musica (premio Oscar alla canzone Say you, say me) e per le acrobazie danzanti, ma anche per tematiche significative come il desiderio di libertà e la passione per la propria vocazione artistica, che avrebbero potuto essere meglio approfondite.
Se non l’avete mai visto, merita almeno una visione.

10 pensieri riguardo “Il sole a mezzanotte (1985)

  1. Negli anni Ottanta mia madre era un’amante violenta del balletto classico, nel 1986 abbiamo comprato il videoregistratore e le prime videocassette ad entrare in casa sono state di balletto (e all’epoca costavano un boato!), quindi ti lascio immaginare quanto in casa nostra fosse venerato questo film: Baryshnikov era amico di famiglia, non so quante VHS con suoi balletti avessimo in casa, per non parlare di riviste e libri. E quando nel negozio di musica del quartiere sbuca fuori l’LP con la colonna sonora di “White Nights” che fai, non lo compri? ^_^
    I balletti di questo film li ricordo ancora oggi, a trent’anni di distanza, per quante volte li ho visti, e malgrado sia diventata famosa la canzone di Lionel io preferisco di gran lunga “Prove Me Wrong” di David Pack, cioè la canzone su cui Baryshnikov e Hines ballano quel misto di balletto e tip tap nella palestra, sotto gli occhi vigili degli “spioni”. Per diversi anni quella canzone è stata fra le mie preferite: giusto per dirti quanto questo film mi abbia fatto il lavaggio del cervello 😀
    A un certo punto sono riuscito a disintossicarmi e il film non lo rivedo da allora, ma lo stesso credo di averlo visto più volte degli attori stessi 😛

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    1. Io ero appassionata di danza, in più Baryshnikov brutto non era, anche se Bolle lo batte decisamente, per cui questo film per me fu un sogno che si realizzava. Negli anni poi lo avevo dimenticato e l’ho rivisto quando ho trovato il DVD, scoprendo tra l’altro che lei era Helen Mirren. All’epoca neanche sapevo chi fosse 🙂

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