Il ritorno di Mary Poppins (2018)

Ho guardato questo film pensando fosse un rifacimento dell’originale, ed ero abbastanza prevenuta. Sinceramente non amo molto i remake, ed ero convinta che non fosse una buona idea mettersi a confronto con un capolavoro come Mary Poppins. E’ una di quelle pellicole considerate ineguagliabili e per questo intoccabili. Poi la curiosità ha avuto la meglio e non me ne sono pentita.

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Il dubbio (2008)

Adoro la lentezza quando è necessaria. In questo film non solo è essenziale, ma diventa indispensabile. La trama è talmente esigua che va dilatata al massimo, l’azione, praticamente inesistente, viene rallentata all’infinito per coglierne tutti i particolari, per goderne tutte le sfumature. E qui la lentezza non annoia mai, perché non è vuota attesa fine a se stessa, ma arricchisce ogni immagine di dettagli preziosi e significativi, e usa le parole al pari dei gesti e delle espressioni dei volti, dando un peso anche ai silenzi.

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I segreti di Osage County (2013)

Una madre orribile, egoista, opportunista, bugiarda, eppure con una sua fragilità, una malattia che non lascia scampo, una riunione di famiglia in occasione della scomparsa del marito. Un melodramma moderno dai contorni classici della tragedia greca, di stampo più teatrale che cinematografico, ottimamente servito da un cast di prima qualità e da una regia discreta, ma mai noiosa.

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Florence (2016)

L’improbabile storia della ricca Florence Foster Jenkins, incarnata da una Meryl Streep insolitamente sopra le righe, diventa un film godibilissimo che perde però il sapore della biografia. Ho letto il libro, da cui il film ha preso spunto, solo per caso, perché me l’hanno regalato, e ho capito subito che era uno di quei casi, non rari, in cui un brutto libro trae notorietà e ristampe da un bel film. Il libro non è altro che una lunga biografia, abbastanza noiosa, del personaggio incredibile di Florence, e della sua ancora più incredibile carriera di successo nel mondo del bel canto. Ma il film che Stephen Frears è riuscito a ricavarne è quanto di più vivace e divertente si possa immaginare, e dipinge il personaggio di Florence in tutta la sua involontaria comicità, senza tuttavia trasformarla in una caricatura grottesca.

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Il cacciatore (1978)

È brutto doverlo ammettere, ma se volessimo trovare un risvolto positivo in una cosa orribile come la guerra del Vietnam , potrebbe essere lo straordinario numero di capolavori cinematografici che ad essa si sono ispirati. Ovviamente è un paradosso, ma da Full Metal Jacket al poetico Apocalypse now, passando per Platoon e, perché no, anche Rambo, molti sono i film ispirati al doloroso conflitto vietnamita, e sono tutti di ottima qualità. Il cacciatore si inserisce in questo nutrito elenco, anzi ne è in qualche modo il precursore. Un film coinvolgente che si schiera apertamente contro la guerra, non solo quella famigerata del Vietnam, ma contro l’assurdità e la disumanità di tutti i conflitti.

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Il diavolo veste Prada (2006)

Questa recensione è affettuosamente dedicata ad Austin Dove, che ama particolarmente questo film e ne ha diffusamente parlato sul suo blog.

Non parlo spesso di commedie, non perché non ami il genere, anzi, quando sono intelligenti e brillanti come questa, sono un piacere: cosa può esserci di meglio di un paio d’ore di allegria che distrae dal quotidiano e magari fa anche riflettere? In realtà non ne parlo spesso perché raramente trovo un mix che mi soddisfi davvero, come invece è successo con questa pellicola, che unisce attori eccellenti, ognuno perfetto nel proprio ruolo, a una sceneggiatura ben calibrata, che mescola battute intelligenti e divertenti a un’ironia sottile e tagliente, diventando una raffinata satira di costume. E, dulcis in fundo, si permette pure di regalarci una morale.

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