Il sole a mezzanotte (1985)

Un film particolare, figlio dei suoi anni e di quella guerra psicologica che allora era all’ordine del giorno. Ero una ragazzina all’epoca e ricordo che andai a vederlo quasi esclusivamente per veder ballare Baryšnikov, ma poi il film mi colpì moltissimo per altre ragioni. In quegli anni si sentiva spesso parlare di personaggi famosi, soprattutto artisti, che per lavoro si trovavano ad uscire dalla Russia, anzi, dall’Unione Sovietica, come si diceva allora, e una volta all’estero chiedevano asilo politico per non dover tornare in patria. Mi incuriosiva la questione dell’asilo politico e non riuscivo a capirlo. Questo film mi fece comprendere molte cose.

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La migliore offerta (2013)

Una pellicola originale e insolita, con un fascino raro nella produzione cinematografica moderna. Un film in cui la lentezza non annoia mai, ma anzi aumenta la tensione, attira l’attenzione dello spettatore e lo coinvolge. Ricco di trame e sotto trame, personaggi eccentrici e un mistero che si infittisce man mano che la storia procede, apre una serie di ipotesi e crea aspettative che forse andranno deluse, ma di certo sorprenderanno. In effetti, molti sono i colpi di scena e questo impedisce di fornire i dettagli della trama, perché altrimenti si rovinerebbe inevitabilmente il gusto prezioso di questa storia.

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A history of violence (2005)

Cronenberg è famoso per la sua capacità di sconcertare lo spettatore. Con questo film riesce a sorprenderci senza far ricorso a particolari effetti speciali, pur conservando il suo stile particolare. Lontanissimo dal cinema di genere, anche se pubblicizzato come un thriller, è un film profondo e riflessivo. Basato sull’omonima graphic novel di John Wagner, è una coinvolgente analisi dell’effetto che la violenza può avere su una comunità e su una famiglia affiatate, ma soprattutto è un’approfondita indagine sull’essenza animale insita in ognuno di noi, nascosta da quella maschera che chiamiamo “civiltà”.

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I ragazzi della 56ª strada (1983)

A metà strada tra Gioventù bruciata e West side story, I ragazzi della 56a strada è un film quasi epico sui problemi dell’adolescenza, in particolare sulle difficoltà dei giovani disagiati che crescono nelle periferie, tra la violenza delle bande e quella della polizia. Il film vanta un cast stellare, perché riunisce quelli che sarebbero diventati grandi nomi di Hollywood, da Patrick Swayze e Tom Cruise, Rob Lowe e Matt Dillon, fino a Diane Lane, C. Thomas Howell, Ralph Macchio, Tom Waits ed Emilio Estevez, allora tutti giovanissimi, e diretti niente meno che da Francis Ford Coppola. Se a questo si aggiunge che il film è basato su un romanzo degli anni ’60, The Outsiders, che a noi non dice molto, ma che in America era diventato uno dei libri più letti dai giovani in età scolare, c’è abbastanza materiale per entrare nel mito.

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Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto (2015)

Negli ultimi anni il personaggio di Sherlock Holmes è stato reinventato in diversi modi ed è diventato protagonista “moderno” di film e serie televisive che ne hanno sfruttato la genialità e l’abilità investigativa, stravolgendone spesso l’immagine creata da Conan Doyle. Questo dramma crepuscolare ne dà un ritratto molto umano, che forse sarebbe piaciuto al suo inventore: Holmes non è più l’eroe infallibile dei suoi giorni migliori, ma è un uomo al tramonto che lotta con la memoria e gli insulti del tempo. Fa quasi male vederlo così, perché ci eravamo abituati a pensarlo come una specie di supereroe, invincibile e infallibile, e vederlo soccombere alle ingiurie della vecchiaia mette malinconia. Ma l’approccio non convenzionale permette di vedere il personaggio da una prospettiva completamente diversa, che gli conferisce una profondità molto interessante.

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La donna dai tre volti (1957)

Un grande classico e un tema che poi sarebbe diventato fonte quasi inesauribile per il cinema. Tre anni dopo Hitchcock ne farà il suo thriller più famoso mentre Shyamalan, quasi sessant’anni più tardi, regalerà a McAvoy il ruolo migliore della sua carriera. L’approccio di questa pellicola, però, è diverso da altri dello stesso genere, sicuramente diversissimo da tutto il filone di film che hanno sfruttato e continuano a sfruttare l’aspetto più inquietante e orrorifico dello sdoppiamento di personalità. A differenza di Psyco o Split, che ci mettono in guardia dai pericoli di una personalità multipla, questa pellicola vuole affrontare il problema dal punto di vista strettamente psicoanalitico.

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A casa dopo l’uragano (1960)

Dramma familiare dalle tinte forti, ma dai toni mai troppo enfatici, imponente nelle caratterizzazioni e torrido nelle tematiche. Un enorme vaso di Pandora pieno di vizi, segreti, passioni e rabbia, ma anche uno straordinario racconto di formazione. La storia è un classico melodramma tipico della vecchia Hollywood, rinnovato nello stile dallo splendido Technicolor di Vincente Minnelli.

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Uomini di Dio (2010)

Raramente ho visto un film più toccante e profondamente umano, che sia riuscito nello stesso tempo a non scadere nella retorica religiosa o nel patetico. E’ basato su una storia vera, drammatica quanto assurda: l’uccisione in Algeria, nel 1996, di alcuni monaci trappisti, ad opera di terroristi. La vicenda reale non fu mai ben chiarita, a voler essere onesti, perché qualcuno avanzò il dubbio che l’omicidio non fosse opera dei terroristi, ma dell’esercito. Ma ai fini dell’incantevole film di Xavier Beauvois, la realtà dei fatti assume ben poca importanza: la sua è una storia emozionante e piena di speranza sulla pacifica convivenza delle religioni.

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The woodsman – Il segreto (2004)

È un film molto particolare, che offre un diverso punto di vista su un argomento spinoso. All’inizio ho scelto di vederlo quasi esclusivamente per il protagonista, ma poi anche la storia mi ha conquistato; Kevin Bacon mi è sempre piaciuto tantissimo, e trovo che sia particolarmente bravo anche in quei film minori, che spesso sono più belli dei blockbuster. Questa pellicola è l’esordio alla regia di Nicole Kassell, che ha scritto anche la sceneggiatura non originale, e ha scelto di iniziare con un grosso rischio, visto l’argomento. Un tema molto delicato che non a tutti può essere gradito, ma l’ha affrontato con grande equilibrio, riuscendo a creare un dramma riflessivo e quasi distaccato. In realtà il film è costruito in modo da non rivelare immediatamente l’argomento su cui è incentrato, ma credo sia giusto avvertire subito che si tratta di pedofilia.

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The words (2012)

“E’ la storia di uno scrittore che ha scritto un libro, e della nullità che glielo ha rubato”. Questa frase, pronunciata in uno dei momenti cruciali del film, ne riassume e ne condensa la trama. In realtà c’è molto di più: tre storie che si intrecciano drammaticamente tra realtà e finzione letteraria, tra passato e presente, tra speranze perdute e aspettative deluse. E’ un film sulle ambizioni umane, sulla difficoltà di ammettere i propri limiti, sull’amore e sul sacrificio.

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