L’uomo della pioggia (1997)

Da non confondere con l’omonimo e più conosciuto Rain man, questo film è tratto da un romanzo di Grisham, che sappiamo essere una sicurezza in materia di gialli giudiziari. Mentre il titolo del film con Dustin Hoffman e Tom Cruise, Rain man, derivava dalla storpiatura del nome del protagonista (Raymond), il titolo di questa pellicola, Rainmaker, viene dal gergo legale americano: l’uomo della pioggia in uno studio legale è il socio capace di portare grossi guadagni, una specie di uomo della Provvidenza.

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Les choristes – I ragazzi del coro (2004)

Una splendida storia di formazione, toccante e coinvolgente, ma anche non priva di una lieve ironia, ambientata nella Francia degli anni ’50. Il film è tratto da un’altra pellicola francese, La gabbia degli usignoli, del 1945 ed è caratterizzato da quell’ incantevole leggerezza con cui il cinema francese sa raccontare anche le storie più drammatiche.

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Fino all’ultimo respiro (1960)

Nato da un soggetto di François Truffaut, liberamente ispirato da una notizia di cronaca, questo primo lungometraggio di Jean-Luc Godard ebbe l’effetto di una bomba estetica nel cinema francese, dopo I 400 colpi e Hiroshima mon amour, uscito qualche mese prima, e diventò il manifesto della Nouvelle Vague. Godard inventa un cinema della libertà, ricamando la storia da uno scenario di dieci righe, fuggendo dalle riprese in studio, e filmando le strade della capitale e quelle provinciali, come non erano mai state riprese, con uno stile da finto dilettante.

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Che mi dici di Willy? (1989)

Siamo di fronte alla prima cruda rappresentazione sul grande schermo della piaga chiamata AIDS. Quattro anni prima la televisione ne aveva parlato in maniera un po’ più edulcorata nel tv movie Una gelata precoce, ma la pellicola in questione ha il merito di aver affrontato la malattia come un problema sociale di vaste dimensioni, e non come la tragedia personale di un solo protagonista. Poi arriverà quel capolavoro che è Philadelphia, e avrà un’altra risonanza, grazie anche al richiamo di regista e attori più conosciuti, ma questo è il primo film in cui l’AIDS è davvero protagonista. Tra l’altro il titolo italiano può trarre in inganno, perché fa pensare che si tratti solo della storia di Willy, mentre il titolo originale, Longtime companion, è molto più efficace e significativo: quella era infatti l’espressione usata nei necrologi per indicare i compagni delle vittime dell’AIDS.

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Una gelata precoce (1985)

Il 1985 rappresenta una data importante per la storia dell’AIDS in America, perché in quell’anno si è spento, a causa di questa malattia, l’attore Rock Hudson, mito assoluto di Hollywood, amato e ammirato da generazioni di donne in tutto il mondo, e considerato uno dei più affascinanti e virili sex symbols del cinema. Fu un vero e proprio shock per lo star system e per il pubblico in generale, perché niente avrebbe fatto presumere la sua omosessualità: fu la prima star famosa a morire di AIDS, e proprio la sua notorietà diede ampia eco alla malattia che lo aveva ucciso.

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Philadelphia (1993)

Un film che ha fatto epoca perché è stato uno dei primi a parlare di AIDS, non tanto della malattia in sé, quanto delle sue conseguenze sociali. Ogni film è un riflesso del suo tempo e a volte il cinema dice molto di più sulla società, di quanto non faccia la storia stessa. Certo, ci sono opere di portata limitata che perdono il loro impatto negli anni, ma Philadelphia non è uno di quei film. Per quanto il suo tema centrale non sia più così controverso, conserva la sua potenza, trascendendo i limiti della premessa.

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Il cacciatore (1978)

È brutto doverlo ammettere, ma se volessimo trovare un risvolto positivo in una cosa orribile come la guerra del Vietnam , potrebbe essere lo straordinario numero di capolavori cinematografici che ad essa si sono ispirati. Ovviamente è un paradosso, ma da Full Metal Jacket al poetico Apocalypse now, passando per Platoon e, perché no, anche Rambo, molti sono i film ispirati al doloroso conflitto vietnamita, e sono tutti di ottima qualità. Il cacciatore si inserisce in questo nutrito elenco, anzi ne è in qualche modo il precursore. Un film coinvolgente che si schiera apertamente contro la guerra, non solo quella famigerata del Vietnam, ma contro l’assurdità e la disumanità di tutti i conflitti.

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Sotto corte marziale (2002)

Originale commistione di generi, il film è un misto di guerra, spionaggio e legal thriller, forse poco credibile in alcuni punti, ma nel complesso emozionante e coinvolgente. È ambientato nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale, in un campo di prigionia tedesco, dove alcuni prigionieri americani chiedono e ottengono il permesso di allestire una corte marziale per processare un ufficiale americano accusato di omicidio.

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The shipping news – Ombre dal profondo (2001)

Molti dei film di Lasse Hallström sono ambientati in luoghi idilliaci e hanno colori caldi e atmosfere avvolgenti. Questa pellicola è tra i suoi film più freddi e cupi, ambientato in una natura inospitale, ma il motivo è presto detto: il filo conduttore del film è il superamento del dolore. E la tesi che Hallström vuole dimostrare è che per quanto possa essere brutto il presente, o possa essere stato orribile il passato, il futuro può sempre riservare cose belle.
Quando ti fanno così male, è possibile guarire? Questa la domanda che il personaggio principale si pone in una delle scene più drammatiche, ed è in qualche modo il tema centrale del film. Il film è la storia di una rinascita e di una rivincita morale, non solo del protagonista ma anche dei vari personaggi che gli gravitano attorno, ognuno con un passato a dir poco doloroso da dimenticare.

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