Chocolat (2000)

Un film che inizia con “C’era una volta”, non può che essere una favola, una vicenda suggestiva raccontata in chiave simbolica, dove nessun personaggio è casuale, ma ognuno ha la sua caratterizzazione e il suo perché. Alla regia c’è quel Lasse Hallström che si è dimostrato un maestro di rara sensibilità nel dirigere pellicole come Buon compleanno Mr. Grape e Le regole della casa del sidro. Anche questa volta parte da un romanzo e lo traduce in immagini, dando vita ai personaggi con un attento approfondimento psicologico e dimostrando la propria particolare capacità di rappresentare situazioni ed emozioni attraverso lo studio dei dettagli e la ricostruzione degli ambienti.

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Identità (2003)

Thriller originalissimo, che fonde due diverse trame, apparentemente slegate e indipendenti. Fino ad un certo punto il film segue una strada abbastanza scontata, che sembra costruita sulla falsariga di 10 piccoli indiani, con una serie di personaggi iniziali che successivamente escono di scena uno dopo l’altro. Nello stesso tempo l’ambientazione fa inevitabilmente pensare a Psyco e al suo inquietante motel. Solo quando si arriva ad un colpo di scena imprevedibile, finalmente i pezzi del puzzle si ricompongono e tutta la storia sembra avere una sua logica. Identità è qualcosa di più e di diverso da qualunque altra cosa si sia già vista.

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The normal heart (2014)

Mi sono chiesta con quale film inaugurare il nuovo blog e ho scelto questa coinvolgente pellicola che a suo tempo mi ha colpito nel profondo sia per le tematiche affrontate, sia per lo stile semplice e diretto con cui ne ha trattato. Ho voluto anche rivederla insieme a mia figlia, che all’epoca aveva poco più di 18 anni, per condividere con lei le emozioni che avevo provato, ma soprattutto per farle conoscere una delle pagine più buie della nostra storia, che lei ignorava del tutto perché nata alla fine degli anni ‘90.

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