Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975)

La cronaca drammatica di una rapina, forse la più disorganizzata che si sia mai vista al cinema, tratta da un fatto realmente accaduto, e anche un dramma umano di grande spessore. Ma il film di Lumet non è solo questo, naturalmente. È uno dei film meglio riusciti sull’influenza che i mass media, soprattutto la televisione, hanno sul comportamento umano, particolarmente in situazioni critiche.

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My Fair Lady (1964)

Sono passati quasi 60 anni dall’uscita di questo capolavoro, eppure è ancora fresco e frizzante come una bottiglia appena stappata. Un film incantevole, con momenti divertentissimi e scene davvero spassose, sapientemente alternati a un po’ di romanticismo e tanta splendida musica. La grazia e la dolcezza di Audrey Hepburn, che si notano anche sotto i vestiti consunti della fioraia, bisticciano per tutto il film con la grigia severità di Rex Harrison, dando vita a duetti deliziosi e ancor oggi gradevolissimi.

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È nata una stella (1954)

Forse non tutti sanno, soprattutto i giovanissimi, che il film di Bradley Cooper che ha regalato l’Oscar a Lady Gaga, è in realtà un remake, addirittura il quinto di una serie di rifacimenti. Il primo film, l’unico con un titolo diverso, è A che prezzo Hollywood?, del 1932, firmato da George Cukor, dove la protagonista era un’umile cameriera che sognava di fare l’attrice. Nel 1937 Wellman ne fa il primo remake, mantenendo invariata la storia ma cambiando il titolo in È nata una stella. Nel 1954 è la volta di Cukor che riprende il titolo ma cambia leggermente la storia, trasformando l’aspirante attrice in una talentuosa cantante, e firmando uno dei migliori musical di Hollywood. Per la cronaca, prima di Cooper, c’è stato un altro remake musicale con Barbra Streisand e Kris Kristofferson, che ha cambiato leggermente il finale della storia, trasformando il suicidio di lui in una morte accidentale.

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Tutte le manie di Bob (1991)

Dopo il successo di tre anni prima con Due figli di…, Frank Oz ci riprova con Tutte le manie di Bob, una divertente commedia basata su una coppia di protagonisti che si rompono le scatole a vicenda. Anzi, per essere esatti, è uno dei due che importuna con insistenza l’altro, rovinandogli le ferie con la famiglia. Il Bob del titolo è un paziente ipocondriaco con tutte le fobie possibili più una, che si trova improvvisamente senza il suo psichiatra e viene spedito come un pacco postale ad un collega, che non ha modo di rifiutarlo.

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Lost in translation (2003)

Una commedia romantica moderna, una bellissima storia d’amore, semplice ma profondo, di quello che si costruisce lentamente, con la conoscenza reciproca, non necessariamente carnale, ma proprio per questo più vera. Due persone diversissime per età ed esperienze di vita, che si incontrano e si completano a vicenda, scoprendo il piacere della reciproca compagnia.

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Suspect Zero (2004)

Per chi come me ama i thriller, questo film è una vera chicca, perché nonostante si sia visto, rivisto e stravisto di tutto e di più sui serial killer, questa pellicola riesce a dire ancora qualcosa di nuovo, e lo fa in maniera intelligente e originale. E’ stato accusato, in parte a ragione, di essere un po’ troppo contorto, e in effetti la trama non è di immediata lettura, ma sono proprio le contorsioni della sceneggiatura a renderla interessante e singolare.

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Il filo del rasoio (1946)

Un film di due ore e mezza, incentrato su un protagonista che vaga dall’America all’Europa, fino all’Himalaya, alla ricerca del senso della vita, potrebbe apparire noioso. Invece è una pellicola avvincente, ricca di personaggi interessanti, molto ben delineati da un cast di prim’ordine. Tratto dal romanzo omonimo di Somerset Maugham, è una storia affascinante e coinvolgente, in cui si intrecciano le vicende di uomini e donne, toccati in vario modo dalla vita, e uniti da un unico filo conduttore che è il protagonista, alla costante ricerca di un significato da dare alla sua esistenza.

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Dallas Buyers Club (2013)

Tratto da una storia vera, anche se gli autori si sono presi parecchie libertà, il film è ambientato tra il 1985 e il 1988, anni in cui l’AIDS era ancora considerato la malattia dei gay. Il protagonista è Ron Woodroof, un rude texano tutto rodei e testosterone, quanto di più lontano si possa immaginare dal mondo omosessuale. Anzi, lui disprezza quel mondo, è razzista e omofobo, e orgoglioso di esserlo.

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