Magnolia (2000)

È uno di quei film che si ama o si odia, e per amarlo non bisogna cercare di capirlo, ma solo guardarlo e lasciare che i personaggi ti catturino e ti invitino a partecipare alle loro storie. Non è un film facile: più di tre ore per raccontare gli scherzi giocati dal destino in un solo giorno, nella vita di nove persone. Avrebbe potuto essere un pasticcio disordinato e frammentato e forse nelle mani di un altro regista lo sarebbe diventato. Ma Anderson si assicura che i suoi personaggi abbiano spazio per respirare e che le varie storie abbiano il giusto tempo per svolgersi. I temi centrali del film sono due: uno è il passato con cui si deve necessariamente fare i conti, perché torna comunque a bussare alla nostra porta, prima o poi, e l’altro è la casualità, che domina la vita degli uomini sotto la forma di coincidenza, influenzando le nostre esistenze al di fuori del nostro controllo.

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Lontano dal paradiso (2002)

La prima impressione che ho avuto da questo film è che fosse concepito come la rivisitazione, o meglio la traduzione moderna, di uno di quei bellissimi film degli anni ’50, quei melodrammi in technicolor che presentavano una società apparentemente perfetta, dove il perbenismo e l’inerzia dettavano legge. Sembra quasi che Todd Haynes abbia voluto citare quei film, indagando con curiosità moderna e sincera su quello che si nascondeva dietro il finto conformismo esteriore di quella società.

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