Se7en (1995)

È uno dei più bei thriller che abbia mai visto e, amando il genere, ne ho visti parecchi. Questione di gusti, certo, ma possiede una serie di caratteristiche che lo elevano al di sopra della media: singolare l’idea di partenza, intrigante la trama, ben delineati i personaggi, anche se forse non originalissimi, azzeccata l’ambientazione, perfetta l’atmosfera cupa, calibrata la sceneggiatura e ottimo il cast. Il tutto confluisce trionfalmente in un finale inquietante, spiazzante e di sicuro terribile, ma irrinunciabile. Tanto che quando il produttore, preso dai dubbi, aveva proposto di cambiarlo, Brad Pitt minacciò di andarsene, se lo avesse fatto.

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Sleepers (1996)

Tratto da una storia vera, narrata in prima persona da chi l’ha vissuta, è un film crudo e diretto, che si propone di raccontare, senza filtri, verità a lungo taciute. I temi fondamentali sono due: la violenza, che genera altra violenza, e la vendetta. A questi si aggiunge l’ombra pesante della pedofilia e dell’abuso di potere. Sleepers è un termine slang con cui vengono definiti i ragazzi del riformatorio, con un probabile futuro di criminalità.

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Troy (2004)

Dopo il successo de Il gladiatore che aveva inaugurato il revival del filone epico, Petersen scomoda nientemeno che Omero per realizzare un film spettacolare, che, pur con molti limiti, riesce a restituire almeno in parte il significato dell’opera letteraria. Senza infamia e senza lode, la sua ricostruzione della guerra di Troia non è così terribile come alcuni critici l’hanno dipinta, ma neppure così entusiasmante come parte del pubblico l’ha definita. Molte le libertà che Petersen si è preso nei confronti di Omero, ma del resto era impensabile trasporre sullo schermo l’Iliade senza sfoltirne la trama. Quello che resta è, in fondo, l’essenziale, a cui il regista ha ritenuto necessario aggiungere un finale che fosse all’altezza del film.

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