Hamlet (1996)

Grandiosa trasposizione della tragedia shakespeariana in cui tutto è maestoso e colossale, quasi come l’ego del regista. Fastose l’ambientazione e la scenografia, barocca, luccicante, già di per sé imponente, ma ancor più aumentata dalla presenza di specchi che ne moltiplicano luce e profondità; enorme il numero delle comparse, che rendono la scena del matrimonio tra i due amanti monumentale, più adatta all’incoronazione di un imperatore che alle nozze di una regina, vedova da poco; incredibile la serie di grandissimi attori, scelti anche per i ruoli minori, tra cui Billy Crystal nella parte del becchino, Robin Williams in quella di Osric, Rufus Sewell per Fortebraccio e persino comparse di gran lusso come Lemmon, Depardieu, Charlton Heston, Timothy Spall, Sir Gielgud e Judi Dench.

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Troy (2004)

Dopo il successo de Il gladiatore che aveva inaugurato il revival del filone epico, Petersen scomoda nientemeno che Omero per realizzare un film spettacolare, che, pur con molti limiti, riesce a restituire almeno in parte il significato dell’opera letteraria. Senza infamia e senza lode, la sua ricostruzione della guerra di Troia non è così terribile come alcuni critici l’hanno dipinta, ma neppure così entusiasmante come parte del pubblico l’ha definita. Molte le libertà che Petersen si è preso nei confronti di Omero, ma del resto era impensabile trasporre sullo schermo l’Iliade senza sfoltirne la trama. Quello che resta è, in fondo, l’essenziale, a cui il regista ha ritenuto necessario aggiungere un finale che fosse all’altezza del film.

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