Il negoziatore (1998)

Un thriller d’azione vecchio stile, rinnovato da un mix intelligente di tensione, umorismo e suspense, che ne fa un film di qualità. Fondamentalmente semplice, a tratti quasi stereotipato, tuttavia dà la sensazione di vedere qualcosa di nuovo, sia per i colpi di scena disseminati al momento giusto e in maniera intelligente, sia per le interpretazioni di un cast azzeccatissimo e in stato di grazia. L’idea di fondo della storia è quella di uno scontro tra poliziotti, in particolare tra negoziatori di ostaggi, per cui sappiamo già che il duello non si giocherà tanto sulle armi, quanto su un raffinata partita a scacchi, giocata con sicurezza e astuzia, da personaggi per cui l’analisi e il ragionamento sono il pane quotidiano. Questo non significa, però, che manchi l’azione.

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Se7en (1995)

È uno dei più bei thriller che abbia mai visto e, amando il genere, ne ho visti parecchi. Questione di gusti, certo, ma possiede una serie di caratteristiche che lo elevano al di sopra della media: singolare l’idea di partenza, intrigante la trama, ben delineati i personaggi, anche se forse non originalissimi, azzeccata l’ambientazione, perfetta l’atmosfera cupa, calibrata la sceneggiatura e ottimo il cast. Il tutto confluisce trionfalmente in un finale inquietante, spiazzante e di sicuro terribile, ma irrinunciabile. Tanto che quando il produttore, preso dai dubbi, aveva proposto di cambiarlo, Brad Pitt minacciò di andarsene, se lo avesse fatto.

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L.A. Confidential (1997)

Ambientato sullo sfondo affascinante della Los Angeles degli anni ’50, è un film che richiama le atmosfere di Chinatown. Una storia di corruzione e depravazione a vari livelli, tra prostitute, squallidi reporter e poliziotti marci fino al midollo. Chiunque pensi che il periodo d’oro della Hollywood anni ’50 fosse tutto sfarzo e glamour, dovrà ricredersi. Come ogni noir che si rispetti, il film si apre con la voce fuori campo di uno dei personaggi, che ci introduce agli aspetti più squallidi della vicenda, mostrandoci quanto sia fasullo il mondo di cui si parla. Danny De Vito, nei panni di un reporter scandalistico, ci racconta il lato oscuro di Hollywood con un monologo forte e cinico.

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Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997)

Un film molto particolare, questa ennesima prova di Clint Eastwood dietro la macchina da presa, difficilmente definibile, ma dotato di grande fascino. E’ un po’ giallo, un po’ dramma e un po’ commedia, nell’ultima parte anche film processuale, ma è soprattutto un ritratto pittoresco e suggestivo del profondo sud degli Stati Uniti.

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I soliti sospetti (1995)

Film straordinario, che all’epoca ebbe un meritato successo sia di pubblico che di critica, fatto già di per sé non così frequente. Originale nella trama, nella struttura, nella scelta dei personaggi, incisivi i dialoghi, geniale il montaggio, splendidi gli attori, inarrivabile il colpo di scena finale. Parto dal presupposto che ci sia ancora qualcuno che non l’ha visto, magari perché non ama molto il genere, o perché all’epoca andava al cinema a vedere Toy Story. Cercherò quindi di raccontarlo evitando di rivelare particolari importanti, sperando di riuscire comunque a svelarne tutta la bellezza.

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Un sogno per domani (2000)

Forse qualcuno ricorderà questo film semplice ma profondo, che con le sembianze di una favola moderna propone una morale significativa ed efficace. E’ un film di speranza, di facile lettura, anche se con qualche concessione di troppo al sentimentalismo, e un finale che lascia un po’ perplessi.

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Il momento di uccidere (1996)

Emozionante legal movie tratto dall’ennesimo capolavoro di Grisham e uno dei film più belli che abbia mai visto sul tema della giustizia e del razzismo. La storia è chiaramente improntata ad un rigido manicheismo, per cui da una parte ci sono i buoni, che rasentano la santità, fino all’estremo sacrificio in nome dei propri princìpi, dall’altra ci sono i cattivi, minacciosi, violenti, e disgustosamente vigliacchi.

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The shipping news – Ombre dal profondo (2001)

Molti dei film di Lasse Hallström sono ambientati in luoghi idilliaci e hanno colori caldi e atmosfere avvolgenti. Questa pellicola è tra i suoi film più freddi e cupi, ambientato in una natura inospitale, ma il motivo è presto detto: il filo conduttore del film è il superamento del dolore. E la tesi che Hallström vuole dimostrare è che per quanto possa essere brutto il presente, o possa essere stato orribile il passato, il futuro può sempre riservare cose belle.
Quando ti fanno così male, è possibile guarire? Questa la domanda che il personaggio principale si pone in una delle scene più drammatiche, ed è in qualche modo il tema centrale del film. Il film è la storia di una rinascita e di una rivincita morale, non solo del protagonista ma anche dei vari personaggi che gli gravitano attorno, ognuno con un passato a dir poco doloroso da dimenticare.

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