Alien (1979)

Il primo Alien è stato un film rivoluzionario sotto diversi aspetti. Era l’epoca di Guerre stellari, e Incontri ravvicinati, la fantascienza era tornata di moda, ma Alien aggiunge ad un’ambientazione spaziale realistica, ben lontana dalle astruse fantasticherie di Star Wars, un mostro cattivissimo, che non ha nulla a che fare con i simpatici alieni filiformi che cercavano un contatto attraverso la musica. Per distinguersi dal branco, Alien combina abilmente fantascienza, horror e gore. Il design speciale che ha caratterizzato la scenografia e il mostro, oltre all’elegante regia di Ridley Scott, hanno reso questo film molto più di una normale pellicola di horror fantascientifico.

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Stargate (1994)

Roland Emmerich è notoriamente amante delle fantasie piĂą estreme: che si tratti di invasioni aliene, mostri giganteschi o cambiamenti climatici apocalittici, ci ha abituato a situazioni straordinarie, e a film di grosso budget ma con scenari piuttosto leggeri. Con Stargate ci ha regalato un film intelligente e originale, in cui azione, fantascienza, avventura, umorismo e un pizzico di romanticismo, sono stati mescolati in un copione brillante, che è rimasto un cult per decenni, dando vita, tra l’altro, a svariate serie televisive. Ispirato alle teorie di Erich von Däniken secondo cui le piĂą antiche civiltĂ  umane sono state visitate dagli extraterrestri, il film racconta di alcuni scienziati che scoprono una macchina di teletrasporto aliena, in un’antica rovina egizia. Un egittologo caduto in disgrazia e un colonnello con un passato da dimenticare guideranno una spedizione attraverso il misterioso portale, scoprendo un pianeta abitato da esseri umanoidi che adorano il dio egizio Ra.

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Fahrenheit 451 (1966)

Tratto da un racconto di Bradbury, è uno dei film piĂą toccanti di François Truffaut. Il regista era un avido lettore, amava molto la letteratura, e questa pellicola è la sua dichiarazione d’amore per i libri. Il film si inserisce nel filone della fantascienza distopica, ma Truffaut sceglie di dare un taglio piĂą classico, perchĂ© il vero protagonista della pellicola è il libro, desiderato, esaltato, e demonizzato, e la letteratura diventa materiale della trama, un personaggio quasi piĂą vivo e presente degli attori in carne e ossa. Quello che preme al regista è il valore del passato, rappresentato dai libri, molto piĂą della raffigurazione di una immaginaria societĂ  del futuro. Per questo Truffaut colloca la storia fuori dal tempo, piuttosto che situarla in un convenzionale universo fantascientifico.  

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La cosa (1982)

Questa pellicola è molto più di un banale horror. Intanto può essere considerato per svariati motivi il migliore tra i film di John Carpenter, oltre che il primo capitolo della sua trilogia dell’Apocalisse, che comprende Il signore del male, del 1987, e Il seme della follia, del 1994. In secondo luogo, ha illustri predecessori, perché è in qualche modo il remake de La cosa da un altro mondo, del 1951, ed è tratto dallo stesso racconto di John Campbell, dal titolo originale Who goes there?

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Gattaca – La porta dell’universo (1997)

Meravigliosa metafora sulla vita, questo film malinconico, ma che si riscatta sul finale riaccendendo la speranza, è una coraggiosa e incoraggiante esortazione a non arrendersi mai, neanche davanti ai propri limiti. Soprattutto se imposti da altri. E mette anche in discussione l’infallibilitĂ  della Scienza. La vicenda è ambientata in quello che nel 1997, quando il film è uscito, poteva sembrare un futuro non troppo lontano, e che adesso sembra tragicamente vicino e rende la pellicola drammaticamente attuale. Premetto subito che parlerò diffusamente della trama di questa pellicola, cercando di rivelare il meno possibile, perchĂ© piĂą del suo indubbio valore artistico, mi preme il suo contenuto. Alcuni film non sono solo spettacoli fini a se stessi, ma aiutano anche a riflettere, e questo è uno di quelli.

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Il villaggio dei dannati (1960)

Non è proprio il tipico film da vigilia di Natale, lo so, ma mi rifarò domani, domenica e la prossima settimana.
Considerato da qualcuno un horror, questa pellicola appartiene in realtà a quel genere di fantascienza inquietante e misteriosa cui ha dato inizio Don Siegel con il suo L’invasione degli ultracorpi, nel 1956. Si tratta di film a basso costo, girati in un bianco e nero affascinante e ipnotico, capace di suscitare una tensione altissima, praticamente senza uso di alcun effetto speciale. Il titolo in realtà sembra far riferimento a qualcosa di demoniaco, ma nel film si ipotizza invece un’invasione aliena. Va detto che in realtà non ha una gran importanza la vera natura del nemico, quanto la sua freddezza, frutto di un’incredibile superiorità, che sembra non lasciare scampo all’umanità.

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L’uomo che fuggì dal futuro (1971)

Chi identifica George Lucas con la saga di Guerre Stellari forse ignora, soprattutto se molto giovane, questo meraviglioso gioiellino che di Lucas segna gli esordi. Sempre fantascienza, ma di ben altro tipo, sicuramente molto meno remunerativa, ma di un livello decisamente superiore. L’amico zipgong, a cui questa recensione è dedicata, mi ha fatto notare che quest’anno è il cinquantennale dell’uscita del film, e non se n’è parlato da nessuna parte, men che meno ne è stata riproposta la visione. Così ho deciso di parlarne io, molto modestamente, anche se non è facile farlo, soprattutto in questo periodo.

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I guardiani del destino (2011)

Titolo italiano affascinante, se si pensa che il film è tratto da un racconto di Philip K. Dick che si intitola Squadra riparazioni, da cui il regista e sceneggiatore George Nolfi ha preso l’idea di base: nessuno ha il controllo sul corso della propria vita, ma il destino di ognuno è determinato da un non meglio specificato potere superiore, ed è predeterminato in anticipo. Una squadra di controllori tiene d’occhio la Terra per assicurarsi che nessuno stia sfidando il destino, rischiando di modificarlo. A questo tema, giĂ  di per sĂ© sostanzioso, Nolfi aggiunge una storia d’amore coinvolgente e una riflessione sociologica su politica e mass media.

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The island (2005)

Michael Bay è una garanzia di successo al botteghino. E’ famoso infatti per grandi titoli commerciali, caratterizzati da un ampio uso di effetti speciali, soprattutto esplosioni e inseguimenti, ma proprio per questo i suoi film non sono molto considerati dalla critica, perché spesso poveri di contenuti e basati su una narrazione elementare.
Questo film è una piacevole eccezione, perché parte da uno spunto più che interessante e, con un colpo di scena sistemato al momento giusto, riesce a dare vitalità alla storia. Una trama affascinante di fantascienza intelligente, che è in realtà un remake non ufficiale di un film del 1979, Clonus, tratto da un racconto di Bob Sullivan.

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