Splendore nell’erba (1961)

Ancora potente e dolorosamente poetico, a distanza di 60 anni esatti, rappresenta la miglior interpretazione di Natalie Wood, e l’attrice stessa ha attribuito questo straordinario risultato al lavoro fatto con Elia Kazan, che prima l’ha liberata dall’impiallacciatura hollywoodiana, e poi ha fatto emergere in superficie la sua sensibilità più nascosta. Questo le ha permesso di raggiungere un livello espressivo notevolissimo, di cui la Wood fu orgogliosa, anche se sfortunatamente, non le fu più richiesto di replicare.  

Il film è la storia di due adolescenti, Bud e Deanie, che si innamorano follemente, ma il loro rapporto è osteggiato da entrambe le famiglie. Siamo alla fine degli anni ’20, e le differenze sociali pesano: il padre di Bud, che è molto ricco, sogna per lui un futuro migliore e una donna di alta classe, mentre Deanie appartiene a una famiglia di basso ceto; la madre di lei, d’altra parte, l’ha cresciuta con un’educazione rigida e improntata a ferrei principi morali, e ha paura che il ragazzo voglia solo divertirsi per poi abbandonarla. I due ragazzi subiscono quindi tutti gli effetti peggiori di una repressione sessuale che gli impedisce di vivere serenamente e liberamente il loro amore, portando lei sull’orlo della follia e lui allo squallore di un matrimonio riparatore senza amore. Sullo sfondo c’è anche la crisi economica, che avrebbe poi portato alla Grande Depressione, e che gioca un ruolo cruciale nella vita di Bud e di suo padre.

Quello che colpisce di più in questa pellicola amara e struggente è il contrasto tra i sentimenti sinceri e profondi dei due ragazzi e il cinismo degli adulti, che non sanno o non vogliono capire, e se anche comprendono, non se ne curano. Anche se, come dice a un certo punto lo psichiatra che ha in cura Deanie, i genitori vanno perdonati, perché anche loro sono il frutto di un’educazione, di un modo di vivere imposto dalla società.

Con una regia impeccabile e un grande cast, Kazan affronta apertamente temi tabù per la società americana, non solo negli anni ’20 quando la storia è ambientata, ma anche nel 1961, quando è stata realizzata. Il film è uno dei più controversi e audaci del regista, in quanto prodotto in un’epoca in cui era ancora in vigore il codice Hays, che imponeva una grossa limitazione a ciò che si poteva dire o mostrare al cinema. Lirico e poetico, ma a tratti anche potentemente crudo, Splendore nell’erba è un ritratto agrodolce dell’amore giovane, quella passione incomprensibile, travolgente e quasi folle che si impadronisce del cuore passando dall’anima e coinvolgendo tutti i sensi; quel sentimento irrazionale e assoluto che raramente si riesce a provare di nuovo in età adulta, con la stessa intensità.

Warren Beatty, al suo debutto sullo schermo, è perfetto nel ruolo di Bud, tanto che lo sceneggiatore, dopo averlo visto, riscrisse alcuni dialoghi ispirandosi direttamente a lui. Natalie Wood è sublime, in un ruolo complesso come quello di Deanie: alternativamente ingenua e appassionata, eccitata e frustrata, folle e saggia, questa adolescente tormentata dà modo all’attrice di mettere in gioco tutte le sue carte. Alcune scene in particolare, soprattutto verso la fine del film, quando Deanie arriva finalmente ad una comprensione matura della situazione, sono strazianti e immense al tempo stesso. Impressionanti invece le sequenze in cui la ragazza cade preda dell’esaurimento nervoso e si infuria con la madre.

Il significato del film sta tutto nel titolo, che viene da una poesia di Wordsworth, letta da Deanie a un certo punto del film: «Ma se la radiosa luce, che una volta tanto brillava negli sguardi, è tolta, se niente può far che si rinnovi all’erba il suo splendore e che riviva il fiore, della sorte funesta non ci dorremo, ma ancor più saldi in petto, godrem di quel che resta». Ovvero, quando sarà passato il tempo della giovinezza, non dobbiamo chiuderci nei rimpianti, ma accettare ciò che la vita ci dà, accontentarci di quello che resta.

La sceneggiatura è di William Inge ed è la prima storia che ha scritto appositamente per Hollywood. Non è un caso che gli sia valsa subito l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, perché prende lo spettatore fin dall’inizio e non dà respiro fino alla fine, anche perché Bud e Deanie sono personaggi complessi e molto ben sviluppati, ma sono anche veri.
Il film è inevitabilmente invecchiato, considerando le tematiche che sono oggi ampiamente superate, ma rimane una tra le più belle storie di formazione che Hollywood abbia mai scritto, e l’occasione per ammirare un’attrice che ha avuto poche opportunità di mostrare davvero il suo talento.

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