The life of David Gale (2003)

Alan Parker ha spesso cercato di sconvolgere lo spettatore con la potenza delle sue immagini, e di coinvolgerlo in riflessioni di carattere sociale, a partire da Fuga di mezzanotte fino a Le ceneri di Angela, passando per Mississippi burning. Questo film vorrebbe essere una denuncia contro la pena di morte, non tanto per la sua crudeltà, come aveva fatto Tim Robbins con Dead man walking, quanto per la possibilità di commettere un tragico e irreparabile errore. La sceneggiatura purtroppo non convince fino in fondo, ma il film rimane un buon thriller grazie a diversi colpi di scena e un finale davvero imprevedibile.

David Gale, un brillante professore di filosofia, noto soprattutto per le sue posizioni contro la pena di morte, è condannato a morte per un omicidio particolarmente efferato. Quattro giorni prima della sua esecuzione, per raccontare ciò che non ha mai rivelato alla giuria, concede tre interviste alla giovane giornalista Bitsey Bloom, nota per la sua integrità e professionalità, e per aver difeso le proprie fonti anche a prezzo della propria libertà. Parlando con il condannato, la giornalista si convince che possa essere innocente e decide di indagare per salvarlo dall’esecuzione. Sembra una storia già vista, niente di particolarmente originale, ma la differenza c’è e si scopre solo alla fine.

Gran parte del film si svolge per mezzo di flashback narrati da Gale alla Bloom, attraverso resoconti dettagliati quanto unilaterali di tutto quello che gli è successo e lo ha portato fino alla condanna: già accusato ingiustamente di stupro e per questo allontanato dalla scuola e abbandonato dalla moglie, l’uomo è finito preda dell’alcool e l’unica persona che gli è rimasta accanto è proprio Constance Harraway, la donna per il cui omicidio è stato condannato.

La prima falla della sceneggiatura è proprio questa: come mai Bitsey Bloom, giornalista così professionale e intelligente, si fida immediatamente dell’uomo che ha di fronte, e accetta a scatola chiusa la verità che lui le racconta, senza neppure fare domande, convincendosi subito della sua innocenza? Inaspettatamente passa dall’oggettività di una professionista alla suggestionabilità emotiva di una principiante. Manca in questa parte del film tutta la suspense che un ragionevole dubbio avrebbe potuto creare. Invece sembra chiaro fin da subito che la condanna di Gale sia stata un errore e la giornalista naturalmente parte, lancia in resta, alla ricerca delle prove d’innocenza che l’avvocato non ha saputo trovare. Mi fermo qui, perché se c’è una cosa che davvero vale in questo film è il colpo di scena finale, che quindi non va assolutamente svelato.

Il punto di forza della pellicola è l’interpretazione degli attori. Spacey si cala nei panni del protagonista con la consueta duttilità, rendendone tutte le sfumature, anche se eccelle in particolare nel disegnarne la fragilità e la disperazione, e non si fatica a mettersi nei suoi panni; Kate Winslet fa un buon lavoro nel ruolo della giornalista che lotta contro il tempo, ma il personaggio che più risalta è quello dell’attivista Constance, nell’interpretazione intensa di Laura Linney.

Lei avrebbe dovuto essere il punto di riferimento drammatico del film e avrebbe meritato molto più spazio, essendo il nodo centrale dell’azione, mentre la sceneggiatura purtroppo le riserva un ruolo marginale, dando poco tempo all’eccezionale performance della Linney. In questo modo negli ultimi dieci minuti del film lo spettatore deve assorbire in un finale telegrafato tutte le emozioni che avrebbero dovuto essere costruite con cura e metabolizzate con più calma. La trama che fino a quel punto era apparsa strana e forse un po’ confusa, trova improvvisamente la sua spiegazione in un epilogo straziante.

Il colpo di scena finale resta un momento strepitoso dal punto di vista strettamente cinematografico, ma cambia completamente il senso del film. Lungi dal potersi considerare un’opera politica, quest’ultima prova di Alan Parker non è una condanna della pena di morte in quanto tale, della sua inutilità o della sua crudeltà, ma finisce per rendere un pessimo servizio alla sua stessa tesi, mettendo in risalto come un’ideologia, pur virtuosa e moralmente valida, possa trasformarsi in assurdo fanatismo.

16 pensieri riguardo “The life of David Gale (2003)

  1. Ciao Raffa. Ho visto il film ieri sera, già iniziato perché prima ero fuori casa, ho perso la parte dove apparica Laura Linney. A parte la buo ainterpretazione di Spacey, tutto il resto l’ho trovato un po’ raffazzonato.
    Il finale esplosivo me lo aspettavo e lo immaginavo esattamento così, ma soltanto perché io sono specializzata in racconti brevi tutti con finali esplosivi, perciò ho una deformazione professionale. 😀

    Piace a 1 persona

  2. Bene, me lo vedrò, perché non l’ho ancora visto, ma dopo tutto questo spoiler, mi sa che il finale me lo sono bruciato! 😀 😀 Ma fa niente, perché mi pare che meriti comunque di essere visto. 😉

    "Mi piace"

  3. Ciao, stavo iniziando a leggere questo tuo Post ma poi ho visto nei commenti che magari potrebbe esserci uno spoiler.
    E allora mi sono fermata. Voglio vedere prima il film e poi leggere la tua recensione.
    Un consiglio,
    dove posso vederlo?
    Intanto buona domenica e grazie per il tuo like🌺
    Monica

    Piace a 1 persona

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...