Che fine ha fatto Baby Jane? (1962)

Questo capolavoro ha rivoluzionato completamente il concetto di terrore cinematografico, che fino ad allora era stato quasi sempre legato allo straordinario o al soprannaturale, e comunque al delirio fantastico. Nel film di Aldrich, invece, la suspense è prodotta da banali scontri tra due sorelle, entrambe dotate di una capacità infinita di ferirsi a vicenda, con una grottesca esuberanza femminile. Tuttavia il tema principale del film, rivelato anche dal titolo, non è tanto la rivalità tra le due sorelle, che pure riempie pesantemente lo schermo per tutta la durata del film, ma piuttosto la messa sotto accusa dell’industria dello spettacolo come fabbrica di sogni, che purtroppo sono spesso destinati a diventare amare delusioni.

La trama inizia con un doppio prologo, introduzione fondamentale per comprendere gli eventi successivi: dapprima, nel 1917, assistiamo al successo di “Baby Jane” Hudson, una capricciosa ragazzina che si esibisce in spettacoli di vaudeville, sfruttando le doti canore e la sua bellezza, e imponendo i propri capricci al padre che, completamente sottomesso, maltratta l’altra figlia, la sorella maggiore Blanche; successivamente, nel 1935, la situazione si ribalta, e vediamo Jane, che crescendo ha perso tutta la sua freschezza, ormai alcolizzata, impallidire di fronte al clamoroso successo di Blanche, divenuta nel frattempo bellissima e richiestissima dai produttori.
Per una promessa fatta alla madre, Blanche cerca di risollevare la carriera della sorella, imponendo ai produttori di farla recitare in qualche modo. Una sera, in un misterioso incidente d’auto dalle dinamiche non chiare, Blanche si spezza la spina dorsale e resta paralizzata, mettendo dunque fine alla propria carriera.

La scena passa poi al presente, anno 1962: Jane e Blanche vivono insieme, e Jane, alcolizzata e psicolabile, fa di tutto per umiliare la sorella paraplegica e del tutto dipendente da lei, sottoponendola a continue prepotenze e soprusi di ogni genere, perpetrati con crudeltà e inaudita violenza. Mentre Blanche cerca inutilmente di convincere la sorella a farsi ricoverare in un ospedale psichiatrico, si rende conto con terrore che Jane cerca di ucciderla, probabilmente perché convinta, nella sua mente malata, che la sua eliminazione le restituirebbe il successo perduto.

Aldrich, lavorando con un’eccellente sceneggiatura di Lukas Heller, basata sull’omonimo romanzo di Henry Farrell del 1960, esprime con grande astuzia l’offuscamento tra realtà e finzione, tipico dello spettacolo, sia ribaltando i ruoli delle due sorelle, che di volta in volta diventano vittima e carnefice, sia inserendo un colpo di scena di grande effetto nella rivelazione finale della verità sull’incidente d’auto, in un momento cruciale della vicenda.

Geniale la scelta delle due interpreti, non solo rivali nella vita professionale, ma anche attrici diversissime tra loro: da una parte Bette Davis, che non si è mai preoccupata del proprio aspetto, accettando più volte di interpretare personaggi esteticamente sgradevoli, soffocati da un trucco pesantissimo, spesso in grado di imbruttirla o invecchiarla, dall’altra Joan Crawford, che aveva fatto della bellezza il suo marchio di fabbrica, e che anche in questo film si rifiutò di “sembrare brutta”, nonostante il copione lo richiedesse, visti i continui maltrattamenti a cui il suo personaggio veniva sottoposto. Per la cronaca, all’epoca del film Bette aveva 54 anni, mentre Joan 58.

La rivalità tra le due interpreti non fece che giovare al risultato finale, visto che la Davis fu costretta a portare un trucco pesantissimo e grottesco e ad apparire per quasi tutto il film come la sorella cattiva, mentre la Crawford insistette a voler mantenere un aspetto pulito e ordinato, nonostante il regista e la Davis stessa insistessero per un suo progressivo imbruttimento nel corso della vicenda.

Aldrich giocò anche sui ruoli, dando a Bette il ruolo di presunta cattiva, mentre era notorio che l’attrice fosse abbastanza affabile come persona, e a Joan quello della povera vittima, quando invece era risaputo quanto fosse egocentrica, arrivista ed arrogante nella vita reale. Il resto del cast sostanzialmente sparisce di fronte alle protagoniste, anche perché la vicenda è volutamente popolata di personaggi profondamente insulsi. Aldrich dirige magistralmente le due icone di Hollywood, graffiandone l’antica bellezza grazie al suo direttore della fotografia Ernest Haller, che non esita a ricorrere a numerosi primi piani mostrando facce accartocciate, pallide, occhiaie marcate, sopracciglia disordinate, e un trucco eccessivo, grottesco e terrificante.

Sinceramente coinvolte, Bette Davis e Joan Crawford raggiungono insieme un risultato fenomenale, anche perché ognuna alla fine enfatizza l’altra ed entrambe contribuiscono a creare un’atmosfera inquietante. Quando il film uscì, molti critici lo videro come una reinterpretazione di Viale del tramonto, forse perché il personaggio di Bette Davis ricorda Norma Desmond, interpretata da Gloria Swanson nel capolavoro di Billy Wilder. Ma il film di Robert Aldrich si distingue sicuramente per la messa in scena creativa e la suspense che gioca ripetutamente con i nervi degli spettatori.

Trionfo commerciale e critico, Che fine ha fatto Baby Jane? rimane un monumento imperdibile ed eccezionale nel suo genere, un thriller psicologico da capogiro, ma anche un film horror violento e crudele e, in qualche modo, una commedia surrealista, pazza e paranoica. E comunque, una grande lezione di cinema.

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44 pensieri riguardo “Che fine ha fatto Baby Jane? (1962)

  1. due mostri di bravura le interpreti. La prima volta che lo vidi ero adolescente e non ne compresi le varie sfumature. Ma lo ripresi almeno un paio di volte, perchè fa parte di quel cinema che , giustamente, viene definito imperdibile e pilastro portante di un’ epoca cinemtografica, dove l’intepretazione giocava il ruolo principale e determinante per la riuscita dello stesso.

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    1. Anche io la prima volta non ho colto certe sfumature, ma ho apprezzato tantissimo le interpretazioni e anche l’impostazione teatrale del film. Vedendolo oggi mi viene da sorridere pensando alle attrici di oggi che si fanno i ritocchini e le plastiche…

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  2. Una recensione notevole, come al tuo solito. Mi vengono i brividi al solo pensiero di quanta cattiveria e rivalità possa esserci nella vita reale tra fratelli, il mio in confronto è un vero gioiellino e non sto ironizzando, con un caratteraccio notevole, ma pur sempre un gioiellino!

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  3. Splendido film davvero! l’ho visto in tv tanti anni fa, ma lo ricordo ancora: Un gioiello per tutto, interpretazione, regia, scenografie…. Fantastico.La storia è tristissima, ma purtroppo abbastanza reale… Grazie per la bellissima recensione.

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