Seduzione mortale (1953)

Un classico del genere, un affascinante noir dalle atmosfere torbide. Il titolo dice giĂ  tutto, curiosamente in italiano come in originale (Angel face): c’è una fanciulla, tanto innocente e indifesa all’apparenza, quanto letale nella sostanza, e c’è un giovane, sempliciotto e un po’ ingenuo, come spesso diventano gli uomini in presenza di certe donne, che ne subisce irrimediabilmente il fascino. L’intreccio, di per sĂ© non originalissimo, si avvale di due grandi di Hollywood, qui ancora molto giovani: Robert Mitchum, che qualcuno, non a caso, ha definito l’anima del noir, e un’insolita Jean Simmons nel ruolo della dark lady. Oltre naturalmente alla regia di Otto Preminger che qui sfoggia tutte le sue abilitĂ  di messa in scena.

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Suspect Zero (2004)

Per chi come me ama i thriller, questo film è una vera chicca, perché nonostante si sia visto, rivisto e stravisto di tutto e di più sui serial killer, questa pellicola riesce a dire ancora qualcosa di nuovo, e lo fa in maniera intelligente e originale. E’ stato accusato, in parte a ragione, di essere un po’ troppo contorto, e in effetti la trama non è di immediata lettura, ma sono proprio le contorsioni della sceneggiatura a renderla interessante e singolare.

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Analisi finale (1992)

Intrigante thriller psicologico che non fa mistero di rifarsi a Hitchcock, di cui richiama in varie scene i temi e le atmosfere. Uno dei tipici noir anni ’90, che aggiunge all’erotismo patinato di Basic Instinct, una discreta suspense ben dosata e un interessante intreccio psicologico a più voci tra due sorelle, il marito di una e lo psichiatra di entrambe. Amore, gelosia, avidità e violenza sono solo alcuni dei sentimenti in gioco in questa affascinante pellicola.

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Shutter island (2010)

Un affascinante thriller psicologico, che ricalca le orme dei vecchi noir anni ’50, riprendendone l’atmosfera claustrofobica e misteriosa, e aggiungendo qualche elemento di destabilizzante modernità. Tratto dal romanzo L’isola della paura di Dennis Lehane, è una storia ricca di suspense costruita come un meccanismo a orologeria, in cui ogni dettaglio si incastra perfettamente con gli altri creando un insieme solo apparentemente disordinato, che alla fine trova la sua ragione d’essere.

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The Lincoln Lawyer (2011)

Mickey Haller è un brillante avvocato di Los Angeles abituato ad avere per clienti tossici, spacciatori e malviventi di vario tipo, che riesce di solito a far assolvere grazie alla propria abilità e soprattutto grazie alla mancanza di scrupoli con cui lavora. Non particolarmente onesto, bugiardo abitudinario, si muove senza difficoltà nel sottobosco delle periferie e dei locali malfamati. Un giorno viene contattato da una ricca famiglia di Beverly Hills per difendere il giovane rampollo, ovviamente super viziato, da un’accusa di stupro di cui si dichiara innocente.

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In linea con l’assassino (2003)

Film dalla struttura semplice ma originale, sostenuto da attori che qui offrono tutti il meglio di sé, e in poco più di 75 minuti danno vita ad un film coinvolgente e senza un attimo di respiro, che tiene incollati alla poltrona e riesce anche a far riflettere. La vicenda si svolge tutta in una strada, anzi si può dire in una cabina telefonica, dove Colin Farrell è protagonista assoluto di un dramma molto meno folle di quanto possa sembrare.

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IdentitĂ  (2003)

Thriller originalissimo, che fonde due diverse trame, apparentemente slegate e indipendenti. Fino ad un certo punto il film segue una strada abbastanza scontata, che sembra costruita sulla falsariga di 10 piccoli indiani, con una serie di personaggi iniziali che successivamente escono di scena uno dopo l’altro. Nello stesso tempo l’ambientazione fa inevitabilmente pensare a Psyco e al suo inquietante motel. Solo quando si arriva ad un colpo di scena imprevedibile, finalmente i pezzi del puzzle si ricompongono e tutta la storia sembra avere una sua logica. IdentitĂ  è qualcosa di piĂą e di diverso da qualunque altra cosa si sia giĂ  vista.

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Psyco (1960)

Capolavoro assoluto del grande regista, è diventato nel tempo qualcosa di più di un cult, un vero e proprio simbolo del cinema giallo/horror, un’icona del bianco e nero, copiato, rifatto (purtroppo!), benevolmente preso in giro, fonte d’ispirazione insuperabile e archetipo di gusto e stile d’altri tempi. Per la prima volta un regista, universalmente riconosciuto come maestro del cinema, tratta non solo una tema legato al genere horror, ma un disturbo complesso e, per allora sconosciuto, come quello della schizofrenia.

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La donna che visse due volte (1958)

Difficile parlare di un capolavoro come questo, uno dei film più complessi di Hitchcock, da sempre oggetto di studi e analisi approfondite da parte di chi se ne intende davvero. Mi infilo, in punta di piedi, dietro la folla di critici ed esperti che ne hanno parlato prima di me, esaltandone i pregi e mettendo anche in risalto qualche difetto veniale. Ne parlo da cinefila, come uno dei film che mi ha colpito di più per la vicenda, per le tecniche di ripresa, per l’interpretazione degli attori.

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