The Vanishing – Scomparsa (1993)

Un thriller interessante e originale, banalizzato purtroppo da un finale un po’ prevedibile e poco realistico, ma decisamente liberatorio. Ho scoperto, molto tempo dopo averlo visto al cinema, che era il remake di un thriller franco olandese, diretto dallo stesso regista cinque anni prima, distribuito in Italia con il titolo Il mistero della donna scomparsa. Pare che l’originale fosse molto più cupo, ma anche più filosofico nelle ambizioni, mentre per il mercato americano il regista, olandese, si è adattato a girare una pellicola più banalmente commerciale e con un finale che potesse essere gradito al pubblico statunitense. Io non ho visto l’originale, ma questo remake mi è piaciuto, pur con i suoi difetti, e ho applaudito il finale.

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Il caso Thomas Crawford (2007)

Un thriller intelligente e molto ben congeniato che incuriosisce lo spettatore e mantiene alta la tensione, attraverso una serie di svolte e di colpi di scena disseminati con ottimo tempismo. E anche la scelta del protagonista, il colpevole dichiarato fin dall’inizio, è geniale. Un uomo anziano, all’apparenza sconfitto dalla vita e dall’aspetto innocuo, che si rivela un criminale astuto e crudele.

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The Paperboy (2012)

Questa pellicola è ufficialmente uno dei maggiori sprechi della storia del cinema, e non lo dico solo io. Il regista ha preso un discreto soggetto, un cast di tutto rispetto e una location suggestiva, ma è riuscito a farne un film mediocre, in cui l’atmosfera è più interessante della storia. Soprattutto nella prima parte, il film ci regala personaggi molto particolari, e un ambiente affascinante e colorato, ma manca lo sviluppo necessario a interessare lo spettatore. Tutto rimane in superficie ed è solo nell’ultimo atto del film che il contenuto diventa interessante, la tensione cresce e tutto diventa più inquietante. Perché, dunque, vederlo?

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Cattive compagnie (1990)

Un thriller affascinante dalle sfumature noir, che sembra creato su misura per i due interpreti. Attraversato da un’atmosfera di alta tensione che mantiene tutta la vicenda sul filo del rasoio, si muove abilmente tra cliché e innovazione, ottimamente servito da due attori perfetti per i rispettivi ruoli. E’ la storia di un’amicizia, nata per caso, tra due persone diversissime, che finirà per degenerare gradatamente, fino alle conseguenze più estreme.

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Brivido caldo (1981)

Film bollente, più che caldo, in tutti i sensi. Intanto perché si ispira al romanzo Double Indemnity di James M. Cain, da cui Billy Wilder aveva ricavato quel capolavoro che è La fiamma del peccato, e poi perché la storia è ambientata in un’estate davvero torrida, dove il caldo asfissiante diventa protagonista, materializzandosi sui corpi che già avvampano di passione. Il fuoco giocherà un ruolo importante a livello della trama, il calore è qualcosa che ritorna nei dialoghi e crea un’atmosfera soffocante, mentre il brivido attraversa più volte i corpi dei protagonisti, materializzandosi ora nella paura, ora nella passione.

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The gift (2000)

Sam Raimi ha firmato film di generi molto diversi, dall’horror alla commedia, dal western al thriller, ed è sempre riuscito a ottenere risultati non banali. The gift si inserisce a pieno titolo nella sua filmografia, perché è un film che mescola generi diversi con classe e buon gusto, sostenuto da un’ottima sceneggiatura e da un cast fin troppo nutrito.

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La vera storia di Jack lo Squartatore (2001)

La leggenda di Jack lo Squartatore è uno dei più grandi misteri della storia del crimine. Dai suoi famigerati massacri nel distretto londinese di Whitechapel nel 1888, nessun serial killer lo ha mai eguagliato, non importa quanto cruenti fossero i suoi delitti. Ciò che rende Jack così speciale (dopo tutto gli sono attribuiti ufficialmente “solo” 5 omicidi) non è solo il fatto che non è mai stato catturato, ma l’alone di leggenda che ha finito per circondare il suo nome, soprattutto per il fatto che ha smesso di uccidere all’improvviso come aveva iniziato. Si è detto che fosse protetto dai poteri forti, si è ipotizzato che fosse morto prima di essere catturato. Ma si è anche cercato di attribuirgli misteriosi omicidi avvenuti a distanza di anni, come se Jack lo Squartatore fosse una specie di demone fuggito dall’inferno, che può ripresentarsi in epoche diverse nel tempo.

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Seduzione mortale (1953)

Un classico del genere, un affascinante noir dalle atmosfere torbide. Il titolo dice già tutto, curiosamente in italiano come in originale (Angel face): c’è una fanciulla, tanto innocente e indifesa all’apparenza, quanto letale nella sostanza, e c’è un giovane, sempliciotto e un po’ ingenuo, come spesso diventano gli uomini in presenza di certe donne, che ne subisce irrimediabilmente il fascino. L’intreccio, di per sé non originalissimo, si avvale di due grandi di Hollywood, qui ancora molto giovani: Robert Mitchum, che qualcuno, non a caso, ha definito l’anima del noir, e un’insolita Jean Simmons nel ruolo della dark lady. Oltre naturalmente alla regia di Otto Preminger che qui sfoggia tutte le sue abilità di messa in scena.

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Suspect Zero (2004)

Per chi come me ama i thriller, questo film è una vera chicca, perché nonostante si sia visto, rivisto e stravisto di tutto e di più sui serial killer, questa pellicola riesce a dire ancora qualcosa di nuovo, e lo fa in maniera intelligente e originale. E’ stato accusato, in parte a ragione, di essere un po’ troppo contorto, e in effetti la trama non è di immediata lettura, ma sono proprio le contorsioni della sceneggiatura a renderla interessante e singolare.

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Analisi finale (1992)

Intrigante thriller psicologico che non fa mistero di rifarsi a Hitchcock, di cui richiama in varie scene i temi e le atmosfere. Uno dei tipici noir anni ’90, che aggiunge all’erotismo patinato di Basic Instinct, una discreta suspense ben dosata e un interessante intreccio psicologico a più voci tra due sorelle, il marito di una e lo psichiatra di entrambe. Amore, gelosia, avidità e violenza sono solo alcuni dei sentimenti in gioco in questa affascinante pellicola.

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