I giochi dei grandi (2004)

Il titolo italiano si adatterebbe bene a un film a luci rosse, e in effetti il tema centrale è in qualche modo lo scambio di coppia, l’adulterio reciproco di due coppie annoiate di amici, che hanno esaurito quasi completamente l’entusiasmo dei loro matrimoni. Un tema non originalissimo, un classico dramma relazionale in cui qualche scintilla erotica risveglia il torpore dell’abitudine, ma trattato con una certa originalità, perché la sceneggiatura si sofferma sui protagonisti di questo adulterio incrociato, analizzandone le diverse emozioni, i sentimenti e le aspettative. Anche le due coppie sono differenti, pur simili nella composizione e nell’età anagrafica: una ha ancora abbastanza amore da generare odio reciproco, mentre l’altra è così distante che anche durante il rapporto sessuale non c’è comunicazione. E se non c’è dubbio che l’adulterio incrociato finirà per causare danni considerevoli a tutti i protagonisti, anche le conseguenze per le due coppie non saranno le stesse.

Jack e Hank sono amici da sempre: professori di lettere in una piccola università, sono entrambi scrittori falliti che hanno sublimato la propria creatività nell’aiutare gli altri a percorrere la strada che per loro non ha funzionato. Mentre Hank è un uomo un po’ superficiale, compiaciuto della sua cultura, che soddisfa il suo narcisismo flirtando con le studentesse, e si sente realizzato nella vita solo per aver pubblicato una poesia su una prestigiosa rivista, Jack sogna qualcosa di più tolstoiano nella sua vita, una passione travolgente, qualcosa che lo porti fuori dal pantano suburbano in cui vive.

Terry ed Edith sono le mogli, che vivono all’ombra dei mariti, occupandosi della casa e dei figli piccoli: le classiche casalinghe disperate e insoddisfatte. Le due coppie mantengono legami sociali ed emotivi stretti e a prima vista sani, ma la realtà non è così idilliaca come sembra. Nella scena iniziale del film li vediamo tutti e quattro mentre si stanno godendo una serata spensierata tra chiacchiere e risate, ma dopo pochi minuti, quando Jack ed Edith escono per comprare altra birra, diventa subito chiaro il legame clandestino che c’è tra loro. Allo spettatore non viene spiegato come e perché è iniziato, e in fondo non ce n’è bisogno. È una storia già vista.

Avremo tempo di scoprire gradatamente il rapporto caotico di ciascuna coppia, e vedremo dove porterà. Quello che il film cerca di sviscerare sono le differenti motivazioni dei personaggi coinvolti, al di là della banale ricerca di un diversivo. È chiaro che in questo tipo di adulterio non c’è ricerca di amore e forse nemmeno di felicità, ma soltanto il desiderio di allontanarsi da un’esistenza fredda e monotona.

Possiamo capire Jack che è stanco della freddezza della moglie Terry, e possiamo capire Edith che cerca di riscattarsi dalle infedeltà del marito Hank; è un po’ più difficile comprendere perché a un certo punto Jack cerchi di spingere la moglie tra le braccia dell’amico, in una specie di adulterio compensativo. È un modo per mettere a tacere il senso di colpa o per rendere il suo rapporto ancora più perverso? Di certo c’è che l’adulterio è un elemento naturale nell’esistenza di questi quattro amici, come mangiare e respirare, tanto che Hank e Terry non si fanno pregare più di tanto per partecipare al gioco di scambio.

Il regista John Curran, lavorando su una sceneggiatura molto ben ponderata, premiata al Sundance Film Festival, si astiene dal giudicare questi moderni fedifraghi, che usano la loro intelligenza per seppellire ogni buonsenso. E non adotta nemmeno una posizione di distaccata di ironia, tipo American Beauty, tanto meno ne fa una pruriginosa storia di sesso: non aspettatevi scene bollenti, perché non ce ne sono. La regia ci mostra il prima e il dopo, ma taglia accuratamente i dettagli. Si limita a seguire la deriva emotiva di ogni personaggio fino a quando tutti saranno travolti dalle conseguenze delle loro azioni. Il titolo originale, We don’t live here anymore, ovvero Non abitiamo più qui, rende perfettamente l’idea dell’epilogo di questa storia. Una delle due coppie troverà la forza di sopravvivere, l’altra invece quella di lasciarsi.

In un film dall’impianto teatrale, in cui non ci sono grandi svolte a livello di trama, ha evidentemente un ruolo fondamentale la recitazione del quartetto di protagonisti, in cui le due donne in particolare mostrano una classe leggermente superiore: Laura Dern, come donna trascurata, manifesta una rabbia quasi palpabile, anche se non è esente da sensi di colpa, mentre la bellissima Naomi Watts manifesta il desiderio carnale in modo intenso, genuino, avvalendosi della sua naturale sensualità. Ma tutti e quattro ci regalano momenti di intensa umanità, alternati ad altri di una meschinità spregevole.

Anche la fotografia, il montaggio intelligente e le musiche di supporto sono ben fatte, mentre il ritmo lento sembra sposarsi bene con le tante esplosioni emotive. Sconsigliato assolutamente a coppie che non siano più che solide, perché la visione del film potrebbe essere la spinta finale. Per chi, invece, è in procinto di sposarsi questo film potrebbe essere un avvertimento da non sottovalutare.

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