Invito a cena con delitto (1976)

Sulla falsariga di Dieci piccoli indiani si sviluppa questa splendida parodia del genere giallo, intelligente e perfetta nei suoi meccanismi, arricchita da un’ironia sottile ma non per questo meno pungente. La trama, complicatissima, passa in secondo piano, perché la storia è in realtà una scusa per mettere in scena una spassosa commedia, animata da personaggi tutti volutamente sopra le righe, che si rifanno a celebri investigatori della letteratura gialla, esaltandone le caratteristiche e i difetti più peculiari e per certi versi comici, o comunque grotteschi.

La storia si apre con un castello gotico inondato da una pioggia incessante, ma solo su un lato dell’edificio, un ponte pericolante che minaccia di cadere da un momento all’altro, un tetro campanello che quando suona riproduce un urlo agghiacciante, un maggiordomo cieco che accoglie gli ospiti, appena scampati alla caduta di un enorme gargoyle.

Lionel Twain, un ricco e misterioso miliardario, dal look stravagante e vagamente inquietante, invita nel suo castello, per un fine settimana, cinque fra i più famosi detective e investigatori del mondo: il petulante Sidney Wang, con il figlio Willie; Dick Charleston e la moglie Dora; il baffuto e aristocratico Milo Perrier, e il suo autista Marcel; il rude Sam Diamante con la sua segretaria, infine Jessica Marbles e la sua sgangherata infermiera Miss Withers. Il motivo del suo invito viene ben presto spiegato: li sfiderà a risolvere un omicidio insolubile. In palio ci sono un milione di dollari e i diritti cinematografici della storia per colui che riuscirà a scoprire l’assassino. Detto questo il padrone di casa sparisce, dopo aver tolto agli ospiti qualunque possibilità di fuga.

Ai 10 personaggi si aggiungono un maggiordomo cieco, che accoglie gli ospiti al loro arrivo, e una cuoca sordomuta, assunta per l’occasione, che non conosce la casa, non sa dove mettere le mani e non ha idea di cosa debba fare. Si comprende facilmente che già così la vicenda è pronta per dare adito a equivoci e divertenti gag. Ma a questo si aggiunge il fatto che i cinque personaggi principali sono riuscitissime parodie di altrettanti famosi detective.

Sidney Wang si rifà al detective cinese Charlie Chan, protagonista di numerose pellicole degli anni ’30. Interpretato da Peter Sellers, parla in modo più che sgrammaticato, infarcendo i suoi discorsi di autorevoli e inesistenti proverbi cinesi, e sfoggiando una sicurezza e una calma tipicamente orientale, che innervosisce di contrasto gli altri ospiti.
Dick e Dora Charleston, interpretati da David Niven e Maggie Smith, rappresentano Nick e Nora Charles, protagonisti della serie di film de L’uomo ombra, e ne evidenziano le caratteristiche salienti: coppia affascinante e molto elegante, rappresenta alla perfezione vizi privati e pubbliche virtù. Lui galante e inguaribile seduttore, lei insopportabile e petulante consorte.

Milo Perrier, di nazionalità belga, dotato di modi raffinati e appassionato amante della buona cucina,  fa chiaramente il verso a Poirot, qui forse un po’ troppo effemminato, accompagnato da un segretario molto particolare, che ha il volto di un giovanissimo James Cromwell. Sam Diamante, interpretato da Peter Falk, nasce dalla fusione tra Sam Spade, l’investigatore nato dalla penna di Dashiell Hammett, e il tenente Colombo, che allora Falk interpretava in televisione. Il cognome Diamante gioca sul fatto che Spade e Diamonds, in inglese, sono i semi delle carte da gioco, rispettivamente picche e quadri. I modi rudi e sfacciatamente maschilisti sono propri dell’investigatore, mentre l’aspetto trasandato e stropicciato, completo di impermeabile, ricorda il detective americano. Al suo fianco l’inseparabile segretaria, innamorata di lui senza speranza, interpretata da Eileen Brennan, caratterista di lungo corso.

Piena di energia e dai modi insolitamente sbrigativi è Jessica Marbles, interpretata da Elsa Lanchester, che forse qualcuno ricorda come governante in Mary Poppins. Il suo personaggio ricorda certamente Miss Marple nell’acume, non però nella personalità, del tutto priva del garbo e della discrezione tipicamente inglesi, propri della famosa vecchietta.

Completano il cast Alec Guinness nei panni del maggiordomo cieco e la simpatica Nancy Walker nel ruolo della cuoca sordomuta, che danno vita insieme a diverse spassosissime gag. Ciliegina sulla torta, la partecipazione straordinaria dello scrittore Truman Capote, presente per l’ultima volta sul grande schermo: sua la parte del padrone di casa, ruolo che gli calza alla perfezione, e in cui, con grande autoironia, fa il verso a se stesso, con una voce chioccia che per fortuna è stata riprodotta nel doppiaggio.

Dunque un cast di tutto rispetto, al servizio di una storia intricata ma disegnata con intelligenza, narrata da una sceneggiatura ad orologeria dove ogni battuta è al posto giusto, arricchita da gag e doppi sensi sempre azzeccati e mai volgari, seguendo il buon gusto e ricercando la qualità. Un plauso anche ai traduttori italiani che sono riusciti a rendere i giochi di parole e i doppi sensi dell’originale, senza snaturarne l’effetto comico. L’ambientazione e i costumi molto curati rendono l’insieme credibile e spettacolare, e creano l’atmosfera perfetta.

Una parodia decisamente riuscita, spassosa senza essere irrispettosa, con alcune trovate davvero geniali che regalano momenti di puro divertimento da assaporare con calma. Del resto soggetto e sceneggiatura sono di quel mago della commedia che è Neil Simon, e già questo, da solo, vale la visione del film.
Ma una volta sola non basta: è uno di quei film che si rivedrebbero all’infinito. E ogni volta sembra più divertente.

28 pensieri riguardo “Invito a cena con delitto (1976)

  1. Purtroppo uno scompenso genetico mi fa essere l’unica persona al mondo che ha profondamente disprezzato questo film, sin dalla prima volta che l’ho visto da ragazzo. Rivederlo dopo vent’anni e poi dopo altri dieci – sempre spinto da chi lo amava e mi incitava a dargli un’altra possibilità – non ha fatto altro che confermare la mia totale repulsione per tutto, dalla storia agli attori al doppiaggio alle battute. Ammetto che è un mio problema, visto che il resto della popolazione umana lo adora, ma giuro che ci ho provato a farmelo piacere: niente, non un singolo fotogramma di questo film mi va giù! 😀

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