Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997)

Un film molto particolare, questa ennesima prova di Clint Eastwood dietro la macchina da presa, difficilmente definibile, ma dotato di grande fascino. E’ un po’ giallo, un po’ dramma e un po’ commedia, nell’ultima parte anche film processuale, ma è soprattutto un ritratto pittoresco e suggestivo del profondo sud degli Stati Uniti.

Un giornalista di New York si reca a Savannah, in Georgia, per scrivere un pezzo di colore locale in occasione dell’annuale festa di Natale, organizzata, come ogni anno, da un milionario del posto. Dopo aver conosciuto la bizzarra e variopinta fauna del luogo, comincia a pensare che l’articolo potrebbe essere molto più interessante di quanto previsto, e quando si trova coinvolto casualmente in un delitto, avvenuto proprio nella casa del suo anfitrione, ha la malsana idea di indagare di persona per poi scriverci addirittura un libro.

Continuando ad indagare, riuscirà ad offrire una scappatoia all’accusato, che aveva dichiarato di aver ucciso per legittima difesa, senza riuscire però a poterlo provare. Ma la verità è un’altra, e il giornalista lo scoprirà troppo tardi. Per fortuna c’è una giustizia superiore che non appartiene a questo mondo…

E’ un film affascinante e a suo modo misterioso, a cominciare dal titolo. Particolarmente riuscita la prima parte, in cui Eastwood ci porta in giro per Savannah, mostrandoci i personaggi folli e strambi che la popolano, ma anche le strade, i parchi e le meravigliose architetture di fine ‘800 e inizi ‘900, che caratterizzano la città. In questa piccola città, tutto va un po’ al rallentatore e l’eccentricità è normale. Anche il film ha un ritmo lento ma piacevole, e ci affascina mentre seguiamo il giornalista nella sua indagine, stregati dalla magia dei luoghi e delle persone che incontra.

C’è chi porta in giro un cane invisibile e chi pratica il Voodoo, ma tutto contribuisce a creare un’atmosfera bizzarra e ipnotica, al punto che il giornalista, interpretato da John Cusack, decide di rimanere anche dopo aver concluso il suo articolo. Tra le tante cose particolari mostrate dal film c’è una statua, che simboleggia la giustizia, e rappresenta una ragazza intenta a sostenere in equilibrio due piatti, uno in ogni mano, come se fosse una bilancia.

In realtà la giustizia rappresentata non è tanto quella delle aule giudiziarie, ma quella superiore che spesso riesce a trovare il modo di riequilibrare le disparità presenti su questa terra per mezzo di piccoli incidenti, strane coincidenze e percorsi a volte contorti e casuali. Eastwood non si riferisce tanto a qualcosa di sovrannaturale, quanto piuttosto ad una sorta di karma capace di sistemare le ingiustizie e raddrizzare i piatti della bilancia. La statua in questione, divenuta famosa e quindi oggetto di fanatismo, dopo essere stata ignorata per più di 50 anni, si trovava originariamente nel cimitero di Savannah, ma dopo l’uscita del film è stata spostata nel locale museo, per evitare che la tranquillità del cimitero fosse continuamente turbata dai curiosi appassionati di cinema.

Eastwood sembra un po’ indeciso su quale strada far prendere al suo film: c’è un omicidio, e c’è un processo, ma manca la tensione propria di un giallo, forse per l’atmosfera di Savannah, che rende difficile prendere le cose sul serio. In fondo la storia parla di bugie e verità, realtà e apparenza, e per raccontarla Eastwood sceglie tre grandi attori, Kevin Spacey, John Cusack e Jude Law.

Jude Law esprime senza difficoltà tutta l’irruenza e la volgarità del suo personaggio, usando la sensualità prorompente del suo fisico unita alla spavalderia della giovane età, mentre Spacey rappresenta tutte le sfumature di una figura ambigua, un uomo ricco ma senza un briciolo di classe, arrogante, prepotente e ben consapevole delle possibilità che il denaro gli offre, reso ancor più antipatico da un inguardabile paio di baffi.

Ma dei tre protagonisti, questa volta Cusack è il più bravo, riuscendo a barcamenarsi con naturalezza tra i contorti personaggi che affollano la storia, rimanendo coerente come osservatore e mettendosi in gioco non senza difficoltà, conservando sempre quell’aria da primo della classe, ma innegabilmente simpatico. Lui come noi è un osservatore, che scopre un po’ alla volta i segreti e i misteri della città e cerca di comprenderli.

Tra tutti gli astrusi personaggi con cui il giornalista verrà in contatto, quello che lo indirizzerà verso qualche brandello di verità è Lady Chablis, personaggio reale, che oggi abita in Florida, a cui Eastwood non ha voluto cambiare nome, e che era conosciuto come il transessuale di Savannah.

Nel complesso è un film solido e coinvolgente, interpretato con particolare intensità e diretto con il puntiglio e la precisione tipici di Eastwood, che rimane a metà tra commedia e dramma, ed esplora il significato profondo della vita con uno sguardo sottilmente ironico e beffardo, quasi a dirci che per quanto si faccia, non si può sfuggire al proprio destino.

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24 pensieri riguardo “Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997)

  1. All’epoca Kevin era esploso e in pratica ricordo che sulle riviste questo sembrava il suo film, come se gli fosse stato cucito addosso e, ah sì, c’erano anche un paio di altri attori noti 😀
    Dopo più di vent’anni non ricordo nulla del film e leggendoti non mi è suonata alcuna campanella: mi sa che lo devo rivedere 😉

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    1. Il fatto è che ci si perde molto nell’ambientazione, la cittadina e i suoi abitanti, le persone e le cose bizzarre, tanto che alla fine la vicenda in sé non lascia grande traccia. E se lo rivedrai te ne renderai conto.
      Approfitto per dirti che ho visto la serie con Colin Firth e Toni Collette, e l’ho apprezzata, nonostante la lentezza a tratti esasperante. La cosa più complicata è stata riuscire a capire le parentele, con tutti quei figli di padri e madri diversi… Se l’avessero voluta creare apposta una famiglia così allargata, credo che non ci sarebbero riusciti. E poi seguire l’avanti e indietro nel tempo non è stato facile, nonostante fossero indicate le date. Ma nel complesso sono contenta di averla vista, d’ora in poi mi guarderò dagli allocchi…

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      1. Uno non pensa mai che il nemico possa arrivare dal cielo ^_^
        Sì, è una serie in cui bisogna stare attenti e concentrati, i salti temporali continui sono stati difficili da seguire perché Firth ha sempre la stessa identica faccia nell’arco di vent’anni: al massimo ha due capelli grigi in più 😀
        Comunque per l’estrema lentezza e l’esagerata durata – otto ore sono decisamente troppo, ne bastava tranquillamente la metà – è comunque una storia che intriga e tiene inchiodati fino alla fine 😉

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