Marigold Hotel (2011)

In mezzo a tanti teen movie, commediole inconsistenti popolate di giovani adolescenti in preda agli ormoni, questo film è una perla rara. Una commedia garbata e divertente, interpretata da un cast over 60 ancora in perfetta forma, che dimostra di voler assaporare la vita e amare, anche se l’adolescenza è finita da un pezzo. Ambientata nell’affascinante India tanto amata dai turisti, è una deliziosa commedia tipicamente britannica, diretta da John Madden e interpretata da alcuni dei migliori rappresentanti del cinema d’Oltremanica. Judi Dench, Bill Nighy, Penelope Wilton, Maggie Smith, Tom Wilkinson, Celia Imrie e Ronald Pickup, con la partecipazione straordinaria di Dev Patel, animano questa variopinta carrellata di personaggi in cerca d’amore.

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Sirene (1990)

Molto tempo fa, quando Cher era ancora biodegradabile, Winona Ryder danzava sotto la neve in Edward mani di forbice e Christina Ricci era piccola e dolce, Richard Benjamin le mise insieme in questa commedia romantica e un po’ folle. A questo trio femminile decisamente originale, pensò di affiancare Bob Hoskins nell’improbabile ruolo di seduttore. Ne è venuto fuori un film divertente e fuori dagli schemi, bizzarro come i suoi protagonisti, ma piacevole come la musica anni ’60 che gli fa da colonna sonora.

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Il club degli imperatori (2002)

Ho scoperto questo film anni fa, perché sono sempre stata attratta da storie che avessero a che fare con il ruolo dell’insegnante, e amo molto Kevin Kline, che trovo un interprete particolarmente sensibile e versatile. In realtà questa pellicola avrebbe avuto tutte le carte in regola per avere molto più successo, sia per le tematiche proposte che per la prova di recitazione degli interpreti; invece è rimasto un film minore, non famosissimo, e a tutt’oggi, quando ne parlo, spesso mi trovo di fronte qualcuno che non lo ha mai neppure sentito nominare. Personalmente lo trovo splendido e ve lo consiglio, se non lo avete mai visto, soprattutto se avete amato L’attimo fuggente, perché, per certi versi, riesce ad essere persino più bello.

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Will Hunting – Genio ribelle (1997)

Un messaggio non originale, ma rinnovato nella forma, quello di questa storia scritta a quattro mani da Matt Damon e Ben Affleck, giustamente premiata con l’Oscar. Ma una buona sceneggiatura da sola non basta a fare un buon film, invece Will Hunting riesce ad affascinare dall’inizio alla fine, merito degli attori che si calano nei personaggi e interagiscono tra loro in maniera naturale, con una chimica che non si vede spesso, e merito anche di una regia che sa assecondarli senza forzature, accompagnando la storia nei momenti più drammatici e in quelli più divertenti, sempre con il ritmo giusto.

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La musica nel cuore – August Rush (2007)

Un film per famiglie, senza grandi pretese se non di raccontare una bella favola che parla di buoni sentimenti, di amore vero e di legami familiari, accompagnata da musiche trascinanti e una dose abbondante di retorica. E se anche lo spettatore che si appresta a guardarlo non ha grandi pretese, se non di vedere una storia semplice e piacevole, con un lieto fine molto improbabile ma delizioso, si potrà godere un film gradevole, sicuramente meno sciocco di tanti altri.

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Blow dry – Never better (2001)

A distanza di quattro anni da Full Monty, gli stessi autori danno vita a un altro gioiellino della cinematografia britannica, un film grazioso, divertente e brillante, con un cast più che notevole, ma che per qualche oscuro motivo è rimasto inedito in Italia. Non si sono neppure disturbati a dargli un titolo in italiano. E’ stato trasmesso dalle televisioni satellitari dopo la sua uscita, e ogni tanto, per fortuna, passa ancora, ma non ha mai visto l’interno di un cinema. Non è uscito nemmeno in DVD, almeno non doppiato in italiano. Ed è un vero peccato, oltre che una vergogna.

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Magnolia (2000)

È uno di quei film che si ama o si odia, e per amarlo non bisogna cercare di capirlo, ma solo guardarlo e lasciare che i personaggi ti catturino e ti invitino a partecipare alle loro storie. Non è un film facile: più di tre ore per raccontare gli scherzi giocati dal destino in un solo giorno, nella vita di nove persone. Avrebbe potuto essere un pasticcio disordinato e frammentato e forse nelle mani di un altro regista lo sarebbe diventato. Ma Anderson si assicura che i suoi personaggi abbiano spazio per respirare e che le varie storie abbiano il giusto tempo per svolgersi. I temi centrali del film sono due: uno è il passato con cui si deve necessariamente fare i conti, perché torna comunque a bussare alla nostra porta, prima o poi, e l’altro è la casualità, che domina la vita degli uomini sotto la forma di coincidenza, influenzando le nostre esistenze al di fuori del nostro controllo.

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Happiness (1998)

Film caustico, sicuramente coraggioso e in parte sfrontato, che dipinge in maniera cinica e spietata la media borghesia americana, così impegnata nella ricerca affannosa della felicità da essere sempre più infelice e sola. Non è però un dramma, anzi, è più una commedia grottesca, in cui sofferenza e solitudine vengono raccontate con un’ironia beffarda, a partire dal titolo. Questo film infatti parla di tutto fuorché di felicità, ma lo fa in modo da riuscire a farci sentire incredibilmente soddisfatti delle nostre vite, se rapportate a quelle dei protagonisti.

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Scoprendo Forrester (2000)

Questo è uno dei film con Sean Connery che più apprezzo, forse perché è una storia semplice e il personaggio interpretato da Connery è particolarmente vero e umano, lontano da altri molto più fantasiosi o avventurosi della sua lunga filmografia. Il protagonista è William Forrester, scrittore vincitore di un Pulitzer, che si è ritirato a vita privata e ha smesso di scrivere. Vive nella sua torre d’avorio, dall’alto della quale osserva il mondo esterno e i suoi abitanti, con cui ha deciso da tempo di non voler avere più niente a che fare.

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Il grande freddo (1983)

È il film di una generazione, quella dei vecchi hippy, diventati yuppie. Un film che riflette, attraverso i suoi personaggi, sul senso della vita e su cosa significhi diventare adulti. Il grande freddo che dà il titolo al film è la morte degli ideali della gioventù, i compromessi che l’età adulta porta con sé e che finiscono per svendere a poco prezzo i sogni della giovinezza. L’unico calore capace di bilanciare il grande freddo sembra essere l’amicizia, questo è il messaggio che Kasdan vuole trasmettere, ed è un messaggio universale, che supera il tempo e rende il suo film ancora attuale, nonostante siano passati tanti anni e svariate generazioni.

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