Benny & Joon (1993)

Ho adorato questo film semplice e gentile, ma straordinariamente vivo e umano. Ho trovato amabile la trama e deliziosi i personaggi, disegnati con rara sensibilità da attori, allora molto giovani, ma già decisamente bravi. La vicenda si dipana con una naturalezza incredibile, grazie a una sceneggiatura semplice e lineare, interpretata in modo poetico e originale, comunque emozionante. Una piccola storia dai grandi contenuti, con un messaggio importante.

Benny trascorre la propria vita badando a Joon, la sorella più piccola. Una ragazza “speciale”, dotata di una personalità artistica e un carattere instabile, con problemi mentali che il film non approfondisce più di tanto. Dopo la morte dei genitori, avvenuta troppo presto, Benny ha fatto il possibile per evitare che la sorella andasse a finire in un istituto, anche se questo ha significato sacrificare la propria vita, anche sentimentale. I due vanno abbastanza d’accordo, anche se Benny è particolarmente protettivo nei confronti della sorella e a volte gli equilibri tra loro sembrano vacillare.

La vita tranquilla, ma noiosa, della dolce Joon è stravolta dall’arrivo in città del bel Sam, cugino di un amico di Benny; quando questo personaggio eccentrico e stralunato si trasferisce da loro, dopo che Joon l’ha “vinto” in una mano di poker, le cose cambieranno non solo per lei ma anche per il fratello. La ragazza, che da lui si sentirà accettata per quello che è, e non giudicata come malata di mente, troverà un motivo in più per prendere in mano la propria vita e iniziare a guardare al futuro. E forse, a questo punto, anche Benny potrà cominciare a organizzare la propria esistenza, pensando finalmente a se stesso.

Benny & Joon è una commedia sentimentale deliziosa, che sa coinvolgere ed emozionare, regalando allo spettatore una sensazione gradevole di positività che avvolge ogni cosa, personaggi e situazioni; una storia accattivante e ben calibrata tra ironia e sentimento, senza eccessi né da una parte né dall’altra, e soprattutto senza momenti lacrimevoli, anche dove sarebbe stato facile inserirli. Il tema della diversità di Joon è trattato forse con un po’ di superficialità, ma in fondo il regista vuole dipingerla come una ragazza normale, che aspira come tutti a essere libera, ma ha difficoltà a sopportare lo stress. Il messaggio proposto dal film è chiaro: anche chi ha problemi mentali ha diritto di sognare e di essere felice. Va accettato e rispettato.

Il tema centrale non è la storia romantica tra Joon e Sam, e il regista fa in modo che il tono non diventi mai troppo sdolcinato. Né Benny né Joon cercano l’amore all’inizio del film, anzi entrambi sembrano vivere benissimo anche senza; eppure il romanticismo arriva inaspettatamente per entrambi e segna naturalmente il punto di svolta nelle loro vite. Neanche la diversità di Joon è messa al centro della storia, ma ne è un elemento importante. E il regista non sceglie la facile via dell’amore come soluzione di tutto. È più interessato a segnare il confine tra “normalità” e “diversità”, e lo fa affiancando a Joon un personaggio come Sam, decisamente fuori dagli schemi.

Il cast è azzeccatissimo e straordinario, a cominciare da Johnny Depp, adorabile, in uno dei suoi personaggi meglio riusciti, una specie di clown malinconico che imita l’abbigliamento di Buster Keaton e le movenze di un moderno Charlot. Il suo Sam, mimo stralunato, divertente e trasognato, riesce ad addolcire la realtà di Joon, illuminandone la vita e allontanandola dalla depressione in cui sta sprofondando. Depp entra come un outsider, ma finisce per diventare protagonista della storia nel ruolo di salvatore della situazione.

Notevole anche l’interpretazione di Mary Stuart Masterson, molto equilibrata, proprio come richiedeva il suo personaggio, mai sopra le righe, misurata e realistica. L’attrice conferma il talento già dimostrato, due anni prima, in Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, arricchendo la sua Joon di svariate sfumature, che ne esaltano la fragilità ma anche la forza interiore. Nel complesso è credibile e conferisce al suo ruolo il fascino che doveva avere.

Aidan Quinn, attore spesso sottovalutato che personalmente amo molto, riesce a rendere intensamente l’amore incondizionato del suo personaggio per la sorella, ma anche la sua inconscia paura di vivere, che nasconde dietro i problemi mentali di Joon, usati come scusa per evitare rapporti sociali e sentimentali. Il tutto, come sempre, con grande naturalezza.

Accanto ai tre protagonisti c’è spazio anche per Julianne Moore, Oliver Platt e William H. Macy in ruoli minori, che comunque danno risalto alle loro capacità interpretative, e rendono più accattivante e divertente la storia. Il regista, Jeremiah Chechik, ha aggiunto le proprie personali sfumature di gusto e di sensibilità, pur senza particolari guizzi, ed è riuscito a dare alla storia e ai suoi personaggi un tocco d’ingenuità, senso di meraviglia e atmosfere poetiche, sottolineate anche dal delizioso omaggio a Buster Keaton. L’andamento di favola vagamente surreale che pervade tutto il film, oltre alle interpretazioni decisamente al di sopra della media, ne fanno uno spettacolo gradevolissimo, da vedere e rivedere sempre con piacere.

28 pensieri riguardo “Benny & Joon (1993)

  1. Colpisci dritto al cuore! ^_^
    Ero un Etrusco giovane e sentimentale, quando noleggiai in videoteca questo film, adorandolo. Mi piaceva la Masterson ma soprattutto seguivo con piacere Aidan Quinn, attore che dici benissimo, è stato ingiustamente sottovalutato quando invece per me superava di gran lunga in bravura i nomi importanti con cui ha lavorato. Sarà che ero giovane, ma addirittura in alcune veloci inquadrature di questo film mi sembrava di scorgere tracce di vita persino negli occhi vuoti di Johnny Depp! 😀
    Scherzi a parte, Depp è specializzato nelle maschere e qui riesce alla perfezione, e infine ho qui conosciuto il tormentone musicale “I’m Gonna Be (500 Miles)” dei Proclaimers, che da allora mi esplode in testa non appena ne sento già solo due note 😛
    Quel giorno il film l’ho subito duplicato su cassetta per la mia videoteca personale, e anche se poi l’ho perso di vista comunque lo porto sempre con me. In ricordo di un periodo magico in cui per fare commedie leggere usavano attori e autori di maledetto talento.

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    1. È un film che ho adorato, ma ogni volta che mi è capitato di parlarne, nessuno lo conosceva, un po’ come Swing Kids. Mi chiedevo perché non si facciano più film come questo, gli attori non mancano, forse gli sceneggiatori… o forse manca un pubblico che possa apprezzarli.

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      1. E’ una gran domanda, che mi sono fatto spesso, anche se da giovane giuravo che mai avrei fatto discorsi alla “una volta sì che si facevano bei film” 😀
        Non so come mai quell’alchimia sia sparita, ma pensa a questo piccolo film, non certo un blockbuster, eppure ha una splendida fotografia, una bella colonna sonora, attori bravissimi anche in ruoli minori, tanto cuore e voglia di intrattenere. Pensa a uno qualsiasi dei filmoni di oggi: zero fotografia, storie usa-e-getta, personaggi di cartone che fanno solo battutine da scuole elementari, attori che si limitano a fissare l’obiettivo (ogni riferimento a Ryan Gosling è voluto 😀 ) e l’unica voglia è quella di inseguire le mode di twitter e non incappare in polemiche social. Mi sembra chiaro che premesse diverse diano risultati drammaticamente diversi.
        Ancora nei primi Novanta un piccolo film di serie B ti conquistava e ti rimaneva nel cuore: oggi neanche dieci di serie A si lasciano ricordare a due o tre giorni dalla loro uscita.

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  2. Lo devo vedere e poi darò un giudizio. Da come me lo racconti credo ci sia il giusto equilibrio in un tema che incontra moltissimi problemi di comunicazione. Di certo hai il merito di creare curiosità e voglia di vederlo.
    Voglio dirti che tra tutte le scemenze che scrivo, mi diverto, come te, a fare recensioni, con la sola differenza che non sono serie… e non potrebbe essere altrimenti.

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    1. Grazie per il tuo passaggio. A modo loro non sono serie neppure le mie recensioni, nel senso che non sono di sicuro professionali e sono soprattutto commenti scritti con passione su film che mi hanno emozionato, sperando di incuriosire chi non li conosce. Non sarei capace di scrivere stroncature, perché se un film non mi piace, non ne parlo e basta. Ma mi piacciono molto anche le recensioni ironiche e divertenti, perciò verrò volentieri a leggere da te.

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