Troy (2004)

Dopo il successo de Il gladiatore che aveva inaugurato il revival del filone epico, Petersen scomoda nientemeno che Omero per realizzare un film spettacolare, che, pur con molti limiti, riesce a restituire almeno in parte il significato dell’opera letteraria. Senza infamia e senza lode, la sua ricostruzione della guerra di Troia non è così terribile come alcuni critici l’hanno dipinta, ma neppure così entusiasmante come parte del pubblico l’ha definita. Molte le libertà che Petersen si è preso nei confronti di Omero, ma del resto era impensabile trasporre sullo schermo l’Iliade senza sfoltirne la trama. Quello che resta è, in fondo, l’essenziale, a cui il regista ha ritenuto necessario aggiungere un finale che fosse all’altezza del film.

Si parte dall’amore tra Paride ed Elena e il conseguente rapimento della bella regina di Sparta. Il marito, per vendicarsi e recuperare la bella sposa chiede aiuto al fratello Agamennone, il quale intravede subito la possibilità di conquistare nuovi territori e chiama a raccolta i più valorosi re achei per scatenare una guerra contro la città di Troia, di cui Paride è il giovane principe, figlio del re Priamo. Un assedio che dovrebbe durare 10 anni viene condensato dal regista in un paio di scontri armati, ponendo l’accento su alcuni punti rilevanti di cui fortunatamente ha colto l’importanza: la figura di Ettore, fratello di Paride, che si assume il compito di combattere e morire al posto suo, per la salvezza della città, il personaggio di Achille e la sua ira funesta, il dolore di Priamo e di Andromaca, e infine l’inganno del cavallo e l’incendio di Troia, che non fanno parte dell’Iliade, ma servono a Petersen per concludere il film in gloria.

Sarebbe troppo lunga la lista delle differenze rispetto al testo omerico, ma quella che spicca maggiormente è l’assenza quasi totale dell’elemento divino, che invece nell’Iliade aveva un ruolo fondamentale. Nel film non solo gli Dei non compaiono mai (ad eccezione di Teti, madre di Achille, che non viene comunque presentata nella sua natura divina), ma tutti gli aspetti relativi alla divinità, come profezie o invocazioni, risultano sempre sbagliate o destinate al fallimento.

La stessa storia d’amore tra Paride ed Elena viene presentata come frutto di un colpo di fulmine tra i due, dovuto all’infelice matrimonio di lei con un Menelao vecchio e violento, mentre nel racconto omerico Elena era sposa felice di un marito più o meno coetaneo, e il suo innamoramento nei confronti di Paride è voluto dagli Dei. Tutta la guerra è voluta, sostenuta e influenzata dagli Dei, che parteggiano per l’uno o per l’altro esercito, e al mito Omero rende ampiamente giustizia, mentre Hollywood sembra dimenticarsene. Dove invece il film non tradisce lo spirito omerico è in quel senso dell’onore che anima gli eroi, sia greci che troiani, e nella loro ricerca della gloria sempiterna, per cui sono disposti ad affrontare la morte in battaglia come prezzo per l’eternità del ricordo.

Nella sua storia, Omero approfondisce le motivazioni che spingono i vari personaggi ad andare in guerra, mostrando tutti gli aspetti del bene e del male. David Benioff, che ha scritto la sceneggiatura, è riuscito bene a mostrare proprio quella complessità nei diversi personaggi, e allo stesso tempo, ha dato loro un volto contemporaneo e umano, facendo sembrare il film molto naturale e credibile. Per sua stessa ammissione, ha preferito sacrificare l’adesione all’opera originale piuttosto che la credibilità della pellicola. Anche il regista Petersen ha attribuito grande importanza alla verosimiglianza del film e per questo ha svolto una notevole mole di ricerche per costruire l’ambientazione.

Nonostante questi sforzi, non tutti gli elementi del film sono corretti: Troia era presumibilmente un insediamento molto più piccolo e più modesto, ma per il film è stato ingrandito per renderlo più interessante e scenografico. In termini di immagini, acconciature e costumi, ci si è rifatti approssimativamente ad un periodo classico storicamente non precisato. Ad esempio durante i combattimenti l’esercito schiera uno schema che riproduce la testuggine romana, inventata appunto dai Romani più o meno mille anni dopo. Un esperto noterebbe le incongruenze e gli anacronismi.

Ma dopo tutto si tratta di un film, e va giudicato nella sua capacità di essere spettacolare e di creare emozioni, certo non come documento storico. Dal punto di vista strettamente scenografico il film risulta ineccepibile, dando ampio risalto a campi di battaglia e a flotte sterminate, schierate per l’attacco dal mare. Visivamente notevole anche il duello tra Ettore e Achille, nonostante le libertà che il regista si è preso; rimane intatto il valore di entrambi gli eroi e il coraggio dimostrato soprattutto da Ettore, oltre al senso epico dello scontro.

Molto scenografica anche la presa finale di Troia e la morte di Achille, anche se del tutto assenti nell’Iliade; ma il film richiedeva un finale epico all’altezza della vicenda narrata, con tanto di comparsa dal nulla di Enea, a cui viene affidato il compito di scappare da Troia per poi fondare Roma. Se il film fosse stato una produzione italiana chissà cosa avrebbero detto, ma trattandosi di Hollywood diventa tutto accettabile. Non mancano neppure le emozioni di tipo romantico, nella storia tra Paride ed Elena, nel rapporto tra Ettore e Andromaca e persino nella storia d’amore tra Achille e Briseide, che purtroppo trasforma l’eroe greco in un patetico innamorato all’affannosa ricerca della sua bella, tra le rovine di Troia in fiamme. Forse questo ce lo saremmo anche risparmiato.

Passando al cast, diciamo che per quanto Brad Pitt sia indubbiamente molto sexy nell’armatura del pelìde, non ce la fa proprio a sembrare un eroe d’altri tempi, mentre Eric Bana, nei panni di Ettore vince a mani basse il duello di intensità, insieme a Peter O’Toole che riveste il vecchio re Priamo di una dignità del dolore difficilmente eguagliabile. La classe di Julie Christie fa di Teti una meravigliosa dea, madre divina nel contegno, ma molto terrena nella preoccupazione per il destino del figlio. Quanto alla coppia di amanti che dovrebbero essere la causa scatenante della guerra, sembrano più due eroi da fotoromanzo, belli entrambi, ma del tutto scialbi, privi di personalità e di presenza scenica. Sean Bean è un Ulisse convincente, anche se poco regale.

Nel complesso Troy rimane un film spettacolare, che riesce a raccontare l’epopea di eroi immortali, e il coraggio con cui hanno combattuto, più per sete di gloria che di conquista. Di noi, tra mille anni non resterà nemmeno la polvere, ma i nostri nomi resteranno. Nella frase di Achille è racchiuso tutto il significato dell’Iliade, e in questo bisogna ammettere che il film non delude. Nonostante una sceneggiatura che si è volutamente discostata dall’originale, togliendo e aggiungendo a suo piacimento, si riesce a scorgere qua e là, dietro le luci di Hollywood, anche l’anima di Omero.

36 pensieri riguardo “Troy (2004)

  1. ma varda ti sti romani che copiano perfino la testuggine dai greci e la spacciano per loro!

    cmq a me piace molto la elena di troia di questo film, per me hanno preso l’attrice giusta^^
    per il resto boh, sia l’iliade sia il film sono passati troppi anni

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  2. Concordo con la recensione: il film è buono in quanto film, anche se un po’- infedele. In effetti, né l’inizio con l’amore tra Paride ed Elena, la preparazione della guerra e l’inizio delle ostilità, né la parte del cavallo di legno appartengono a Omero; ma è anche vero che a noi moderni apparirebbe poco epico un film che comincia con una pestilenza e finisce con un funerale. 😅

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