Unthinkable (2010)

Fino a dove vi spingereste per proteggere il vostro Paese? Il sottotitolo italiano dice già tutto, condensando in una frase la trama e il significato di questo film. Un terrorista americano, convertito all’Islam, ha piazzato tre ordigni nucleari in tre diverse città e, una volta catturato, il problema sarà farlo parlare. Fino a che punto è lecito arrivare per evitare il disastro? La risposta è un thriller psicologico in cui la tensione è serratissima, e la violenza a tratti insostenibile.

In questo film, però, c’è molto di più, e più di una volta si raggiunge e si supera il limite di quello che sembra impensabile. Certamente lo è la tortura fisica e psicologica a cui il prigioniero viene sottoposto, ma lo è anche l’idea che un cittadino americano possa aver ordito un simile devastante piano, proprio contro il proprio Paese; impensabili sarebbero le conseguenze di un tale attentato, senza precedenti, e impensabili sono gli strumenti a cui si finirà per ricorrere, sia pur con riluttanza, per salvare milioni di vite innocenti. Non impensabile, ma decisamente imprevedibile, il finale angosciante di questo film che, con amarezza, risponde in maniera definitiva a tutti i dilemmi etici che ha sollevato.

Il film non è consigliabile ad un pubblico impressionabile perché la violenza mostrata è davvero estrema, tanto che si avverte tangibilmente la sofferenza fisica del torturato e quella psicologica di chi assiste senza poter far nulla. Gli attori sono talmente convincenti, Michael Sheen su tutti, da rendere la finzione assolutamente credibile, e si resta quasi ipnotizzati da questa sfida al rialzo, dove il limite di quanto è umanamente sopportabile viene continuamente oltrepassato e il confine tra buoni e cattivi è davvero labile.

Le questioni in gioco sono parecchie: il terrorista viene portato in un luogo sconosciuto, una specie di bunker militare, e affidato alle amorevoli cure di un enigmatico personaggio (probabilmente un ex della CIA, ma non viene mai detto esplicitamente), che non si fa problemi ad infliggere le più impensabili torture pur di fargli confessare dove sono nascoste le bombe. Samuel Jackson dà al misterioso veterano, incaricato di scoprire la verità a qualunque costo, un profilo inquietante, fatto di una freddezza disumana e della crudeltà necessaria per non fermarsi di fronte a nulla, facendone quasi una macchina per uccidere.

All’interrogatorio assiste, senza poter intervenire, un’agente dell’FBI, che si mostra fin da subito contraria ai metodi utilizzati, sia perché convinta che con la tortura non si ottengano informazioni attendibili, sia perché il terrorista è pur sempre un cittadino americano (come se torturare uno straniero fosse meno grave). Nel bunker in cui si svolge quasi tutta la vicenda, lei è l’unica traccia di umanità residua, e Carrie Anne Moss ne fa un ritratto intenso ed efficace. Rappresenta la scintilla della ragione che cerca di opporsi alla follia sia del terrorista che dell’inquisitore.

Il ritratto psicologico dei vari personaggi è delineato molto bene, ed è la parte più interessante del film. Il misterioso personaggio che sembra un novello Torquemada, indipendente da qualunque agenzia governativa e indifferente all’autorità, sembra molto sicuro di sé, come se facesse queste cose tutti i giorni, ed è un convinto sostenitore del motto machiavelliano del fine che giustifica i mezzi. Nello stesso tempo il film ce lo mostra anche padre e marito affettuoso, come se quello che succede nel bunker fosse solo un lavoro, ordinaria e noiosa amministrazione. Per far coesistere questi due aspetti della sua vita, famiglia e lavoro, ingurgita pillole non meglio identificate, che probabilmente servono a far tacere la sua coscienza, o a rimuovere il ricordo delle sue azioni.

L’agente dell’FBI, che si trova catapultata nel bel mezzo dell’interrogatorio, senza nemmeno rendersene conto, sembra donna di sani valori morali, e tenta, per quanto le è concesso dai militari che hanno preso in consegna il terrorista, di farlo trattare umanamente, continuando a ripetere che è un cittadino americano e citando tutti gli articoli della costituzione che le vengono in mente; ciò nonostante, le vien più volte ricordato che la sicurezza nazionale prevale su tutto, e che lei è lì solo come osservatrice.

Il terrorista sembra un povero diavolo, tanto che all’inizio si dubita persino che le bombe esistano davvero, e si pensa piuttosto all’opera di un mitomane; man mano che il tempo passa, e con lui le torture sempre più dolorose, ci accorgeremo invece di avere di fronte un fanatico convinto e votato al martirio.

Ed è a questo punto, con il tempo che incalza e la minaccia di un’esplosione nucleare che si fa sempre più imminente, che si arriva davvero all’impensabile, al di là di ogni immaginazione, con una soluzione che sarà accettata, sia pure a malincuore, anche dall’integerrima agente dell’FBI.

Unthinkable è un thriller intelligente che non esita a esplorare i confini dell’etica umana. Il film è ben strutturato, la recitazione è di alto livello, l’atmosfera claustrofobica contribuisce ad aumentare la tensione e il ritmo serrato non concede pause. Comunque la si pensi, è una pellicola coraggiosa che sicuramente fa discutere, e pone diversi interrogativi a cui non è facile rispondere, ma soprattutto è la prova che in guerra non esistono buoni o cattivi, perché spesso non c’è alcuna differenza. Dipende solo da che parte della barricata ti trovi.


25 pensieri riguardo “Unthinkable (2010)

  1. Visto 2 volte per amore di Sheen e della sua immensa bravura e soprattutto perché la prima volta mi aveva così devastata che ho dovuto rivederlo una seconda per comprendere meglio i fili della storia, i discorsi e le sottigliezze di una trama ricca, avvincente e sconvolgente.
    Al tempo ho fatto una recensione anch’io e mi trovo abbastanza d’accordo con la tua analisi. È una delle interpretazioni più sconvolgenti di Sheen e i tre protagonisti sono fantastici, ma faccio fatica a rivederlo: ogni suo urlo, mi vibra fin dentro l’anima.

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      1. Vero, come scrissi anche nella mia recensione: è spaventosa l’idea che comunque gente simile (e intendo tutti i pg presenti in quella pellicola) esista davvero e che cosa simili esistano davvero… spaventoso.

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  2. Quando l’ho visto mi ha colpito come un pugno nello stomaco: non mi aspettavo una storia così dura, raccontata in modo così spietato, ma i dilemmi etici che tira in ballo sono molto forti e purtroppo di scottante attualità.
    Bravissimi tutti gli attori nel ritrarre una storia “impensabile”….

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    1. Il cast è stato scelto benissimo, anche i personaggi minori, che interpretano i militari. Io ho fatto fatica a guardarlo, e di solito la violenza non mi fa effetto più di tanto, ma qui è rappresentata in modo molto realistico. La cosa più triste è che persone così esistono davvero, da entrambe le parti.

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  3. ho fatta molta fatica a guardarlo, ma penso che si debba guardare per tutto quello che scrivi e per tutte le implicazioni che sottintende. E’ uno di quei film che non dimentichi e che ti restano sullo stomaco e ci ripensi spesso, almeno io lo faccio ad ogni notizia di terrorismo, oserei dire didascalico per l mente… grazie davvero Raffa!! bravissima

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