Rumori fuori scena (1992)

Basato sulla commedia omonima di Michael Frayn, il film ci porta nel mondo del teatro, dove una sgangherata compagnia di second’ordine lotta per mettere in scena una complicata commedia. Ne seguiremo le repliche, serata dopo serata, in un continuo alternarsi tra il palcoscenico e il dietro le quinte, assaporando l’odore del teatro e le mille complicazioni della messa in scena.

Alle difficoltà del testo, si aggiungono varie animosità personali, storie d’amore e tradimenti tra gli attori, diretti da un regista puntiglioso e occasionalmente un po’ sadico, tanto che alla fine l’interazione va in pezzi: durante il tour teatrale in provincia ci sono spettacoli caotici, affidati più all’improvvisazione che al copione, e la grande prima a Broadway minaccia di essere un fiasco colossale.

Il lavoro di Bogdanovich è strutturato come una tipica commedia in tre atti e inizia con una prova generale incasinata. Questa serve principalmente come introduzione al testo, per far prendere allo spettatore familiarità con i personaggi e i loro ruoli, e per dare un’idea sommaria del canovaccio, che di per sé è molto divertente. La commedia è infatti una storia di equivoci e coincidenze, un’assurda farsa che si svolge in una casa di campagna, dove in tempi diversi si introducono vari soggetti, tra cui una coppia di innamorati, un ladro, la governante di casa e uno sceicco, ognuno all’insaputa degli altri. Gran parte dell’umorismo deriva dalle continue entrate e uscite dei protagonisti sulla scena principale, che escono o entrano attraverso le numerose porte a velocità mozzafiato, in modo apparentemente casuale, ma in realtà cronometrato con precisione millimetrica, e quindi si mancano sempre solo di pochi secondi, senza mai incontrarsi.

In una tale messinscena, il tempismo corretto è essenziale affinché lo spettacolo funzioni, e la parte più divertente del film deriva dai continui errori che vengono commessi dagli attori durante le prove, in modo da provocare la reazione esasperata del regista. Dopo questa prima parte del film, di fatto la più divertente, lo spettatore ha ormai preso dimestichezza con la trama della commedia, i vari personaggi e l’uso degli oggetti di scena.

Nella seconda parte Bogdanovich ci porta dietro le quinte durante uno spettacolo pomeridiano, dove gli attori, nell’attesa di entrare in scena, affrontano apertamente i loro conflitti personali. Lo spettatore ora non vede quello che accade sul palcoscenico, lo sente soltanto, ma deduce cosa sta accadendo perché ormai conosce la commedia. Qui il divertimento deriva dal caos totale che domina dietro le quinte, e dalle conseguenti irregolarità dello spettacolo sul palcoscenico: oggetti di scena scambiati, entrate anticipate o ritardate che sconvolgono completamente la trama, attori che litigano rumorosamente interferendo nella rappresentazione, o addirittura piantano in asso la compagnia e se ne vanno nel mezzo della serata.

Nella terza parte del film il regista ci porta nuovamente dalla parte del pubblico, e assistiamo in platea al risultato pirotecnico del caos che regna dietro le quinte: in scena c’è ormai un’anarchia generale, gli attori si sabotano a vicenda, la commedia si scompone completamente, trasformandosi in un insieme di gag senza senso, prive di filo conduttore. In questo trambusto finale, si sovrappongono tutti i problemi precedentemente accennati, uno sull’altro, a un ritmo pazzesco, creando un insieme folle ma divertentissimo.

Premesso che la trasposizione cinematografica di un’opera teatrale è sempre complessa e perde molto del suo fascino, si può dire senz’altro che il film di Bogdanovich è comunque molto divertente. Il regista non usa quasi mai possibilità puramente cinematografiche come primi piani, cambi di prospettiva o tagli accattivanti, ma si limita a filmare il palcoscenico o il dietro le quinte, come si vedrebbero dal vivo. Tuttavia manca la tridimensionalità tipica del teatro, e questo diminuisce la vivacità della rappresentazione.

A tutto vantaggio dello spettacolo vanno invece le interpretazioni degli attori, da Michael Caine, il disperato regista sempre sull’orlo di una crisi di nervi, a Denholm Elliott, altro grande attore britannico, qui nel ruolo del ladro imbranato. E poi John Ritter, Christopher Reeve, Carol Burnett, Nicolette Sheridan a formare un cast di talento, impegnato in modo ammirevole a offrire un pregevole ensemble comico, che merita di essere visto. Un film che offre allo spettatore l’illusione di assistere a una rappresentazione teatrale su entrambi i lati del palcoscenico: questa è la chiave di lettura della pellicola. Consigliato a chi ama il teatro e ha voglia di divertirsi.

53 pensieri riguardo “Rumori fuori scena (1992)

  1. Buongiorno,
    Un Michael Caine in ottima forma e valida scelta degli altri attori. A suo tempo mi divertì molto, anche se lasciò un po’ perplesso il pubblico in sala ancora troppo abituato alla classica “commedia all’italiana”.

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  2. Quanto ho amato questo film! Scoperto per caso in videoteca, l’ho visto in famiglia e l’abbiamo subito adorato. Una ventina d’anni fa a Roma una compagnia ha messo in scena il testo teatrale originale ma onestamente non è stato coinvolgente come il film. Il regista è stato molto bravo a sottolineare i momenti salienti e a focalizzare l’attenzione nei punti giusti. Un film da maniale ^_^

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      1. Sì lo so, ho capito. Spenderò di meno perché la macchina gliela porto io e non deve venire a caricarla e a prenderla lui. Per questo mi sono comprata il booster. E per rispondere alla domanda, l’auto era parcheggiata fuori.

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