La musica nel cuore – August Rush (2007)

Un film per famiglie, senza grandi pretese se non di raccontare una bella favola che parla di buoni sentimenti, di amore vero e di legami familiari, accompagnata da musiche trascinanti e una dose abbondante di retorica. E se anche lo spettatore che si appresta a guardarlo non ha grandi pretese, se non di vedere una storia semplice e piacevole, con un lieto fine molto improbabile ma delizioso, si potrà godere un film gradevole, sicuramente meno sciocco di tanti altri.

Due giovani, con un evidente talento musicale, si incontrano a New York: Lyla è una valente violoncellista, Louis un cantante rock. Anime diverse, quindi, ma unite dalla passione per la musica. Innamoratisi a prima vista, passano la notte insieme sulle note di Moondance. Il mattino dopo il padre di lei, che ha già progettato nei dettagli la sua carriera, le impedisce di rivederlo.

Dopo qualche tempo lei scopre di aspettare un figlio, e nonostante le insistenze del padre, decide di tenere quel bambino che per lei è l’unico legame col suo perduto amore; questi, nel frattempo, ha lasciato la band con cui suonava e continua a pensare alla bella violoncellista, ignorando del tutto di essere diventato padre.

A causa di un incidente Lyla viene operata d’urgenza, e il padre coglie al volo l’occasione per dirle che il bambino è morto, in modo che lei possa dimenticare tutto e tornare a concentrarsi sulla sua carriera. Il bimbo invece è sopravvissuto e finirà in orfanotrofio, dove continuerà insistentemente ad aspettare che i genitori vengano a prenderlo.

E’ solo l’inizio di una straordinaria avventura che porterà il piccolo Evan a fuggire dall’orfanotrofio per arrivare fino a New York, dove incontrerà uno strano personaggio che, intuendo il suo prodigioso talento ereditato dai genitori, decide di sfruttarlo. Ma non è finita: dalla strada, dove suona la chitarra, Evan arriverà fino al conservatorio frequentato dalla madre, che nel frattempo ha saputo che il bambino non è morto, e lo sta cercando.

Dopo una serie incredibile di coincidenze, che si susseguono come in un magico allineamento astrale, si arriva al gran finale. In una scena corale, che è un chiaro omaggio alla sequenza finale di Incontri ravvicinati del terzo tipo, la musica diventa mezzo di comunicazione, legame e ritrovamento, riunendo in un’unica armonia le anime dei tre protagonisti.

Questa è solo una piccola traccia della storia, ma c’è molto di più. C’è amore, dolore, struggimento e speranza, ci sono momenti di gioia inarrivabile e altri di disperazione, c’è la caparbietà di chi non si arrende e la mano magica del destino, che a volte decide di spingerci là dove non pensavamo di arrivare. E soprattutto c’è il respiro vivo della musica, cuore pulsante di tutta la storia.

Ma, per amore di verità, va detto anche quello che non c’è: manca quasi del tutto l’approfondimento dei personaggi, che sono bidimensionali, manca una costruzione solida, e quel minimo di accuratezza della sceneggiatura che avrebbe potuto rendere credibile la storia di questo piccolo genio musicale. Invece non ci si preoccupa di approfondire, ma tutto si risolve fin troppo in fretta e con troppa facilità, anche per una favola, ignorando volutamente i buchi della sceneggiatura, quasi fossero poco importanti.

E’ chiaro che siamo di fronte ad una bellissima fiaba, a metà tra Serendipity e Oliver Twist, perciò non ha senso criticare lo scarso realismo della trama, che tutto sommato non si allontana molto dal già citato Incontri ravvicinati quanto a credibilità. È un film che però regala grandi emozioni, raccontando con semplicità una storia di ottimismo e speranza, e lasciando allo spettatore la sensazione che la realtà non è sempre grigia o tragica come appare, ma può offrire grandi sorprese, e piccole gioie inaspettate. La presenza dominante della musica serve a far sorvolare su alcune svolte un po’ disinvolte nella trama. Il finale a Central Park, sulle note della rapsodia composta e diretta dal piccolo Evan, commuove ma riempie anche il cuore di gioia.

Cast notevole per questa pellicola dai toni fiabeschi: il giovane chitarrista è Jonathan Rhys Meyers, mentre la dolce violoncellista è Keri Russell, entrambi affermati nel mondo televisivo. Lei reduce dal successo della serie Felicity, di cui era protagonista, lui proprio dopo questo film diventerà il terribile Enrico VIII della serie I Tudors. Terrence Howard interpreta l’assistente sociale, mentre l’eclettico Robin Williams, tingendo le chiome di rosso luciferino, si cala nella parte del cattivo, affine per molti versi al Fagin di Dickens: è proprio lui, una specie di incrocio tra Billy The Kid e Bono Vox dei poveri, a dare a Evan il nome d’arte di August Rush.

Infine il protagonista assoluto, Freddie Highmore, ora acclamato interprete di The good doctor, qui mostra già un evidente talento naturale ma, a dispetto del film, non per la musica. E’ infatti l’unico membro del cast a non suonare davvero nel film. Gli attori sono per la quasi totalità cantanti e musicisti, compreso Rhys Meyers, che interpretano in prima persona la splendida colonna sonora scritta da Mark Mancina.

Un caleidoscopio di musica e immagini davvero notevole, perfetto per chi ha bisogno e voglia di respirare delle belle immagini, ascoltando una colonna sonora coinvolgente. La fotografia mette in risalto una mano molto delicata, che addolcisce la trama del film di inquadrature suggestive, senza però farlo mai risultare melenso o troppo lento. La musica è dunque la vera protagonista del film ed è anche il motore che ci permette di accettare tutto di questa pellicola. Dal momento che le dita di Evan cominciano a scorrere sulle corde della chitarra, non c’è dialogo che non abbia senso, non c’è inquadratura che sembri banale o eccessiva, e anche se il destino di questo moderno Oliver Twist si risolve fin troppo velocemente e senza troppi lividi, è la musica che aleggia nell’aria e circonda ogni cosa a rendere tutto plausibile.

E poco importa se il bambino si muove in maniera goffa dentro un abito troppo elegante per la sua giovane età. Anche noi veniamo trasportati dalle note e ci lasciamo rapire volentieri dall’eterna magia della musica.

18 pensieri riguardo “La musica nel cuore – August Rush (2007)

  1. Incredibile, il titolo credevo di conoscerlo invece lo confondevo con altro, ma soprattutto scopro il giovane attore non solo di “The Good Doctor” ma soprattutto di “Bates Motel”, in cui è un inquietantissimo giovane serial killer Norman “Psycho” Bates.
    Davvero sorprendente come storia, non credo mi sia mai capitato davanti, o se l’ha fatto l’ho confuso (come ora) col titolo omonimo del ’99, quello dove Meryl Streep insegna violino ai bambini.

    Piace a 1 persona

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