Billy Elliot (2000)

Non capita spesso, a dire il vero, che un film made in England diventi un successo planetario, ma quando succede si tratta di vere e proprie piccole meraviglie. Il cinema britannico, a differenza del nostro, ha il dono di riuscire a essere ironico e leggero, anche quando affronta argomenti seri e drammatici (si pensi a Full Monty).

Billy Elliot è un inno alla vita, la meravigliosa favola di un cenerentolo di periferia, che dai sobborghi di Durham arriverà fino a Londra, per realizzare i suoi sogni sulle ali della musica. Anche qui c’è una fata madrina che lo aiuterà a far avverare i suoi desideri, ma non con la magia; ci vorrà tanta fatica, impegno e coraggio.

Billy è un ragazzino di 11 anni che vive a Durham, dove il padre e il fratello maggiore lavorano nelle locali miniere; vive con loro e con la nonna, perché ha perso la mamma quando aveva 9 anni. Billy soffre ancora per la sua mancanza, e a volte suona il pianoforte della madre per avvertirne in qualche modo la presenza. Il padre decide di mandarlo a prendere lezioni di boxe nella locale palestra, ma qui Billy, assistendo casualmente ad un corso di danza, scoprirà un’ istintiva attrazione per il balletto classico.

L’insegnante di danza, incuriosita dall’insolito fan, decide di farlo provare. Così Billy smetterà di frequentare le lezioni di boxe per imparare la danza classica. Quando il padre lo scopre, ovviamente si infuria. Ovviamente, perché siamo nel 1984, un’epoca in cui ballerino classico equivale a omosessuale, e omosessuale significa vergogna, tanto più per il figlio di un rude minatore in una piccola cittadina della campagna inglese.

Billy con la sua passione e il suo talento saprà vincere i pregiudizi del padre e l’ostilità dei concittadini, e alla fine riuscirà a diventare uno splendido cigno. Forse non tutti sanno che la storia di Billy Elliot è ispirata alla vita di Philip Mosley, un ballerino realmente esistito: quando aveva solo tre anni vide la sorella danzare e restò affascinato. La madre all’inizio fu restia ad assecondare la sua passione, ma poi fu convinta dall’insegnante di danza, che aveva intuito il talento di Philip. Il padre non approvò, almeno fino a quando non lo vide danzare.

E forse non tutti sanno che anche la storia di Jamie Bell, il giovane attore che interpreta Billy nel film, è molto simile: mentre Billy cresce senza madre, Jamie non ha mai conosciuto il padre, e ha cominciato da bambino a prendere lezioni di danza, seguendo la tradizione familiare: viveva infatti con mamma, zia, sorella e nonna, tutte ballerine. Anche Jamie però ha dovuto tenere nascosta la sua passione, per non essere preso in giro dai compagni di scuola.

Il film è un piccolo capolavoro, una storia appassionante di riscatto, una dolorosa lotta contro il pregiudizio narrata con semplicità, con toni garbati e un sottofondo di ironia che illuminano anche i momenti tendenzialmente più malinconici. Pur in un’ambientazione di miseria sociale e culturale, Billy Elliot non deprime mai, ma anzi riesce a dare un’immagine di affrancamento ed emancipazione che apre il cuore alla speranza. E, nello stesso tempo, non assume i toni irreali di una favola, ma mostra in modo esplicito tutti i sacrifici necessari per arrivare alla meta.

L’attore che interpreta il padre di Billy, Gary Lewis, è scozzese, e ha recitato anche in altre pellicole, tra cui Gangs of New York e Eragon. Il viso scolpito e vissuto, nonché l’aspetto dimesso, lo hanno spesso relegato in ruoli caratterizzati da particolare rudezza e grossolanità. E’ perfetto quindi per interpretare questo padre non particolarmente colto e un po’ rozzo, che vede nella danza un’inutile perdita di tempo, e che non esita a fare a pezzi il pianoforte per farne legna da ardere.

Nella parte dell’insegnante di danza, invece, brilla Julie Walters, che gli appassionati di Harry Potter conoscono come la mamma di Ron Weasley. Recentemente è stata la governante della famiglia Banks, ne Il ritorno di Mary Poppins.

Il regista Stephen Daldry dipinge un bellissimo quadro dell’Inghilterra durante i famigerati scioperi dei minatori del 1984. La protesta contro la chiusura delle miniere e la povertà dei minatori, la realtà delle loro difficoltà quotidiane, fa da sfondo e da contrasto al mondo poetico e sognante della musica, e dà ancora più risalto alla gioia che Billy prova danzando. E l’impegno che il ragazzino mette nella danza diventa una metafora dello sforzo di questi lavoratori abusati e sfruttati, e del loro desiderio di cambiare le cose.

Billy Elliot è un film che si schiera apertamente contro tutti i pregiudizi, e in questo senso è molto moderno e straordinariamente attuale. Si schiera contro il sessismo e contro l’omofobia, ma anche contro i pregiudizi che riguardano il proletariato. Il padre di Billy viene descritto come un uomo duro, di pochissime parole, apparentemente freddo. Ma poi si trasforma nel miglior padre che si possa immaginare, quello che appoggia il figlio incondizionatamente e, soprattutto, quello che crede nelle sue possibilità e nel suo talento; quello che sacrifica i suoi ideali politici per dare al figlio l’opportunità di una vita migliore.

Un film da far vedere ai nostri ragazzi perchè capiscano che bisogna sempre inseguire i propri sogni, a qualunque costo, ma anche che il talento da solo non basta, perchè va coltivato con sudore e impegno quotidiano: un film che è una gioia per gli occhi, e fa danzare il cuore.

21 pensieri riguardo “Billy Elliot (2000)

  1. Che grande emozione, quel giorno in sala: su grande schermo ho assistito ad una storia semplice ma dal cuore enorme, e con tanta buona musica (che non guasta mai).
    Il salto di Billy-cigno in aria mentre il padre torna inghiottito dalla terra del lavoro minerario è una trovata geniale che rende impossibile arrivare a fine film sentirsi il cuore in gola.

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