Analisi finale (1992)

Intrigante thriller psicologico che non fa mistero di rifarsi a Hitchcock, di cui richiama in varie scene i temi e le atmosfere. Uno dei tipici noir anni ’90, che aggiunge all’erotismo patinato di Basic Instinct, una discreta suspense ben dosata e un interessante intreccio psicologico a più voci tra due sorelle, il marito di una e lo psichiatra di entrambe. Amore, gelosia, avidità e violenza sono solo alcuni dei sentimenti in gioco in questa affascinante pellicola.

Isac, un affermato psicanalista di San Francisco, conosce come paziente la giovane Diane, ossessionata da sogni ricorrenti, e in seguito incontra la sorella Heather, per conoscere le possibili cause dei problemi di Diane, che sembrano legati all’infanzia. Sedotto dalla bellezza di Heather, se ne innamora e successivamente scopre che anche lei ha problemi di natura psicologica, oltre ad avere un marito possessivo e violento. La prima parte del film scorre sul binario freudiano, senza particolari sorprese.

Solo quando viene ucciso improvvisamente il marito di Heather, e quest’ultima è accusata dell’omicidio, il film assume i contorni del giallo, e la storia si ingarbuglia riservando non poche sorprese. Diciamo subito che il film non è perfetto, soprattutto la sceneggiatura presenta diversi buchi, incongruenze e una certa lentezza che sicuramente non giova. Non mi sembra, però, che meriti tutte le critiche che si è attirato.

Intanto il soggetto è brillante, l’intreccio narrativo è notevole e i colpi di scena disseminati lungo la trama fanno il loro dovere; certo i richiami più che evidenti a La donna che visse due volte non giovano, perché il paragone non può reggere. Richard Gere, per quanto affascinante, non è James Stewart, e Kim Basinger non possiede la classe per avvicinarsi a Kim Novak; tuttavia la chimica fra i due funziona e l’erotismo, che qui abbonda, rende i due protagonisti irraggiungibili, come solo due sex symbol possono essere.

Gere ammicca quanto basta con i suoi sorrisetti sexy, la Basinger allora era un’esplosione di sensualità qualunque cosa facesse, l’intreccio era intrigante e i colpi di scena abbastanza imprevedibili. Anche la Thurman, nonostante fosse ancora giovane e acerba, riveste il suo personaggio della necessaria ambiguità, sempre in bilico tra innocenza e complicità, ed Eric Roberts è perfetto nel ruolo del marito violento che riesce a rendersi talmente sgradevole da far apprezzare la sua eliminazione.

In più, l’influenza di Hitchcock si fa sentire piacevolmente anche nell’ambientazione a San Francisco, che il regista sfrutta appieno con scene visivamente molto affascinanti, soprattutto nella seconda parte del film: il faro, la pioggia, le onde del mare mosso, tutti particolari impreziositi da una fotografia calda e avvolgente.

Peccato solo per il ritmo accelerato con cui le scene si susseguono sul finale, accompagnate da una musica assordante e superflua, per finire in degenerazioni inverosimili. Sembra quasi che il regista avesse fretta di finire in qualche modo il film, e lo spettatore non ha il tempo di godersi tutti i particolari.

Solo nella sequenza conclusiva, in quegli ultimi fotogrammi riservati a Diane, quando la calma è ristabilita e tutto sembra risolto, possiamo riprendere fiato e cercare di fare chiarezza. Anche se non è così facile come potrebbe sembrare.
Nel complesso rimane un bel noir, con qualche esagerazione di troppo, apprezzabile soprattutto per il disegno psicologico dei personaggi e per l’intreccio macchinoso della trama.
E, naturalmente, per il fascino indiscusso degli interpreti.

8 pensieri riguardo “Analisi finale (1992)

    1. Non commento mai i gusti: personalmente trovo Gere più affascinante che bello, migliorato con gli anni. Ai tempi di Ufficiale e gentiluomo non mi piaceva… La Basinger, allora, splendida, mentre la Thruman non mi è mai piaciuta. Questione di gusti.

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  1. Grandissimo film, che porto nel cuore sin dalla sua uscita! E poi c’era Eric Roberts che all’epoca era un divo marziale, malgrado dopo “i migliori” (1989) non abbia più alzato un dito, quindi ero ancora più intrigato.
    Le atmosfere e la bravura degli attori mi ha subito conquistato, i primi anni Novanta sono stati davvero un grande periodo di ritorno del noir classico, con titoli a cui sono molto affezionato.

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