La cosa (1982)

Questa pellicola è molto più di un banale horror. Intanto può essere considerato per svariati motivi il migliore tra i film di John Carpenter, oltre che il primo capitolo della sua trilogia dell’Apocalisse, che comprende Il signore del male, del 1987, e Il seme della follia, del 1994. In secondo luogo, ha illustri predecessori, perché è in qualche modo il remake de La cosa da un altro mondo, del 1951, ed è tratto dallo stesso racconto di John Campbell, dal titolo originale Who goes there?

In realtà il film di Carpenter è molto più aderente al racconto originale, soprattutto per le caratteristiche della Cosa. La trama segue un team di scienziati di stanza in Antartide che si trovano di fronte a una creatura aliena parassita, con la caratteristica di assumere le sembianze di qualunque creatura vivente, animale o umana che sia. A differenza degli ultracorpi di Jack Finney, che assumevano l’aspetto umano ma erano privi di sentimenti e quindi abbastanza riconoscibili, la cosa, più che cambiare forma, assume l’identità delle sue vittime, compresi i tratti caratteriali, creando un clima di tensione e sospetto tra tutti i personaggi.

La storia è quindi abbastanza semplice e le premesse sono note fin dall’inizio, ma il modo in cui viene presentata è sorprendente e imprevedibile. Carpenter riesce a creare e a sostenere una tensione costante, pur giocando a carte quasi scoperte, perché è incredibilmente difficile per lo spettatore prevedere cosa lo attende nella scena successiva. Ciò che ne viene fuori è un miscuglio di tensione e terrore che si presagisce, per poi vederlo concretizzarsi in autentica paura.  È impossibile sapere dove si trovi o chi sia l’alieno, e questo crea un’aggiunta importante alla suspense della trama.

Per gran parte del film, non ci si concentra su un solo personaggio, cioè non c’è nessun protagonista assoluto; l’attenzione rimane rivolta alla squadra nel suo insieme o a un gruppo di personaggi per volta. In questo modo, non c’è possibilità di indovinare cosa stia per succedere, e non ci sono appigli di nessun tipo per capire chi sia il mostro. Quindi ogni nuova apparizione della creatura è una vera sorpresa, con assalti improvvisi e completamente nuovi che sono tra i più creativi che si siano mai visti in un film dell’orrore, almeno per l’epoca.

Questo approccio, combinato con gli eccellenti effetti speciali, crea non solo un’atmosfera inquietante ma anche un’esperienza visiva senza precedenti. Realizzato quando la CGI era ancora una novità poco utilizzata, questo film usa l’animatronica combinata alla tecnica stop motion: i movimenti della creatura seguono particolari tecniche realizzate con l’ausilio di statue modellate a mano, pupazzi meccanici, e riprese a passo uno. Tra i film che ne fecero uso in quegli anni, si può dire che sia il migliore. Con La Cosa, Carpenter riuscì a rendere credibile l’incredibile, raggiungendo una verosimiglianza che non fa assolutamente rimpiangere la post produzione digitale.

Il punto di forza del film, quindi, è sicuramente la suspense creata ad arte dal regista, che prepara la struttura della storia e dispone i personaggi in modo da amplificare sempre di più questa atmosfera di tensione, quasi insopportabile. Come ho detto, non c’è un protagonista assoluto per gran parte del tempo, fino a quando non assume questa posizione il personaggio di MacReady, interpretato egregiamente da Kurt Russell, in uno dei suoi ruoli migliori: il carisma del personaggio è così grande che diventa il leader naturale del gruppo, che tutti ascoltano e da cui attendono ordini e direttive. Ma anche quando MacReady prende il comando, la suspense è ancora più che tangibile, perché non c’è modo di sapere chi è stato infettato dalla creatura e chi no.

In questo modo, lo spettatore è costantemente sul chi vive, pensando a come si manifesterà l’alieno, mentre cerca di scoprire chi può essere il nemico, tra i componenti della squadra. E anche quando finalmente ci sembra di aver capito, arriva un nuovo colpo di scena e si salta letteralmente sulla sedia. Insomma, non è un film per deboli di cuore, e nemmeno per deboli di stomaco. Alcune scene sono decisamente disgustose, e ricordano il compiacimento di Cronenberg per certi effetti raccapriccianti.

Essendo una combinazione di elementi di diversi generi, è difficile classificare il film: ci sono aspetti che vanno dall’horror più elementare alla suspense hitchcockiana, con spazio anche per alcune scene d’azione molto movimentate. Questo mix di aspetti, emozioni, sequenze e design (per non parlare della colonna sonora di Morricone) rende il film un’esperienza straordinaria, e la combinazione di ambienti claustrofobici e paesaggi desolati, con un nemico terrificante e praticamente invincibile, crea un’atmosfera paranoica che è la grande forza di questa pellicola.

Anche il finale aperto e non risolutivo, che ci lascia nel dubbio, rende questo film diverso da qualunque altro, consacrandolo a cult. Può non piacere, naturalmente, ma non si può non definirlo spettacolare ed emozionante.

27 pensieri riguardo “La cosa (1982)

      1. Durante un mio simposio alla Sorbona discettai lungamente su La Cosa e Alien…ma se devo essere sincero con te (mia eccelsa et amata) il film di Ridley Scott è altrettanto all’altezza. I due film insieme a Forbidden Planet, 2001 Odissea nello Spassio e pochi altri rappresentano le milestones nel cinema della Scifi. Così ho detto!

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      2. Nessun personaggio mi si attaglia di più se non l’incommensurabile Moustache di Irma la Dolce. Un autentico tuttologo ante litteram, cialtronesco e guascone. Non dimentichiamo che Alien (o dimenticato Matrix per cui autofrusterò) stava per essere un bel firme de baura scifi ma niente più….ma…

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  1. La parola “capolavoro” è sprecata per questo film: va oltre, moooolto oltre ^_^
    E’ uno dei primi horror di serie A che ho visto da ragazzo, dopo un’infanzia passata da ignorare il cinema horror, e quindi mi ha colpito con la forza di dieci bombe. Gli effetti sono così spettacolari che Carpenter è stato il primo a stupirsi. Nel bel documentario presente nel DVD italiano si racconta che quando il giovane Rob Bottin – semplicemente il più grande genio di effetti speciali “fisici” degli anni Ottanta – presentò i suoi bozzetti a Carpenter questi disse “Ma sei sicuro di saper fare queste cose?” Il seguito ha dimostrato che sì, Rob le sapeva fare, regalandoci fra i migliori effetti di quel magico decennio. Con “Atto di forza” Rob Bottin regala il suo canto del cigno: gli anni Novanta metteranno al bando la sua arte e lui rimarrà per sempre legato agli Ottanta.

    Sono perfettamente d’accordo quando individui elementi hitchcockiani in questo film, di solito invece accostato all’horror o al massimo al fanta-horror. Lo stesso deve aver pensato Stallone, quando in “D-Tox” (2002) ha praticamente fuso “Dieci piccoli indiani” e “La Cosa” per una trama nelle intenzioni molto hitchcockiana, in pratica davvero deludente sotto ogni punto di vista. Però il cuore era al posto giusto 😉

    Il finale aperto è un tocco da maestro. Il fatto che questo film fu un flop al botteghino e oggi è considerato semplicemente fra i più grandi horror di sempre è perfetto simbolo della carriera di Carpenter: apprezzata solo postuma…

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    1. Io che non amo l’horror come genere, sono rimasta incantata, e anche il finale aperto, che di solito non mi piace, qui è perfetto. Visto oggi poi, fa meno paura, è proprio come guardare un film di Hitchcock: è la suspense che ti tiene incollata alla poltrona, persino sapendo già cosa deve succedere…

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  2. Hai guardato sto horrorazzo??? 😱😱😱
    io invece ho guardato La cosa da un altro mondo, che trovi pure questo su Raiplay; molto bello, una metafora della guerra fredda (con l’alieno molto similrusso xD)

    a me manca, prima o poi me lo guarderò, così faccio il confronto tra le due pellicole :3

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