Lettera a tre mogli (1949)

Mankiewicz è famoso per aver scritto la maggior parte delle sceneggiature dei film che ha diretto, e una volta ha detto in un intervista che ogni sceneggiatore dovrebbe dirigere mentalmente i film che scrive. A vedere le sue opere gli si dà ragione. Con questa pellicola vinse il premio Oscar per la regia e per la miglior sceneggiatura, record che bissò l’anno seguente con Eva contro Eva.  Il suo stile di scrittura, sobrio ed elegante, si esprime in una regia altrettanto raffinata, che invita alla massima complicità con lo spettatore. Il film ha una trama esile e molto semplice, ma il regista riesce a renderla avvincente quanto un thriller, e lo fa sfruttando un personaggio che non viene mai mostrato, ma che diventa una presenza più che ingombrante: è solo una voce fuori campo che racconta, critica e commenta, le vite delle tre protagoniste, ma ha il potere di cambiarle per sempre.

La figura centrale della storia è Eva, una donna affascinante, bella e di gran classe, che riscuote molto successo tra gli uomini. Un giorno, durante un picnic, tre amiche ricevono una sua lettera, in cui le avverte che, alla fine della giornata, scapperà con il marito di una di loro, senza dire di chi si tratta. Questo le porterà a riflettere sui loro matrimoni, rimettendoli in discussione. Ma sarà l’occasione anche per mettere in discussione se stesse, la propria femminilità e il rapporto che ognuna ha col proprio marito.

Attraverso lo strumento del flashback, tanto caro al regista, lo spettatore avrà occasione di assistere a quadretti familiari, da cui emergeranno, senza filtri, vizi e virtù della provincia americana. A questo si aggiunge per lo spettatore il piacere di cercare indizi che gli permettano di arrivare alla verità, prima della conclusione del film. Ma anche il piacere di immaginare la figura di Eva, che non si vede mai, ma che prende vita attraverso piccoli particolari, che contribuiscono a rivelarne la personalità.

Tre flashback per tre matrimoni, diversi nell’apparenza e nella sostanza; tre donne diverse, che sono a loro volta tre mogli diverse, per tre diversi mariti. Ad amalgamare il tutto c’è la voce fuori campo di Eva, che ricorda quella della serie Desperate Housewives, e ci invita a curiosare senza pietà nella vita quotidiana di queste tre donne.  Al di là dell’intelligenza dei dialoghi, che sono un vero capolavoro, come in tutti i film sceneggiati da Mankiewicz, la pellicola lavora sui rapporti coniugali con molta ironia e lucidità, sottolineando in modo preciso e crudelmente piacevole, l’amore che sta finendo, i sentimenti contrastanti verso il coniuge, la competizione all’interno della coppia e i desideri repressi.

E la solidità della sceneggiatura fa sì che il film resti emozionante fino alla fine, perché quando l’epilogo è vicino, la storia prende improvvisamente un’altra piega e ci regala un finale sorprendente. Ma la trovata davvero geniale del regista è la figura di Eva, costantemente presente, eppure mai visibile: fin dall’inizio, quando commenta fastidiosamente i dialoghi dei personaggi sullo schermo, costruisce ingegnosamente un alone di mistero che rimarrà fino al fine.

E il fatto che i personaggi del film la vedano da un’angolazione inaccessibile allo spettatore, ad esempio attraverso una fotografia che rimane fuori campo, illude e irrita continuamente le nostre aspettative. Eppure, paradossalmente, tutto questo ne fa un personaggio più che mai reale, tanto che a lei tocca il commento finale, che chiude il film. Alla riuscita della pellicola contribuisce un buon cast, ben assortito, anche se Linda Darnell e Kirk Douglas, si distinguono sugli altri nel caratterizzare i personaggi di Lora, che si è sposata per interesse, e George, il marito trascurato dalla moglie, ossessionata dal proprio lavoro.

Nel complesso è un film intrigante, intelligente e piacevole, che conferma l’abilità del regista nel descrivere i profili psicologici dei suoi personaggi, soprattutto femminili; ma è anche un ritratto ironico e pungente dell’alta borghesia americana e dei suoi vizi peggiori, attraverso l’esame approfondito e spietatamente sincero della vita matrimoniale.

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