Bunny Lake è scomparsa (1965)

Splendido thriller, affascinante e ben recitato, in cui una sceneggiatura particolarmente curata mescola le carte, ingarbugliando sempre di più la trama, fino ad un finale che è un piccolo capolavoro. Preminger, regista originale e coraggioso, sembra muoversi sulle orme di Hitchcock e Lang, ma riesce a creare un clima di ambiguità e disvelamento progressivo che rende il film qualcosa di unico, aggiungendovi anche quel tocco di erotismo morboso che caratterizza i suoi capolavori.

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Marnie (1964)

Adattamento del romanzo omonimo di Winston Graham, è uno dei film più complessi di Hitchcock, un thriller psicologico dai risvolti freudiani, tanto cari al regista britannico, che qui sono più evidenti che in altre sue opere. Il film non fu ben accolto dal pubblico americano, forse perché si aspettavano una storia d’amore romantica, anche per la presenza di Sean Connery, e invece si trovarono di fronte a una vicenda con risvolti psicanalitici, per di più dai contorni torbidi. Marnie è prima di tutto il ritratto di una donna mentalmente contorta, la cui personalità è un misto di freddezza e isteria. Sotto una calma apparente cela, infatti, un’ossessiva paura di molte cose, tra cui il sesso, i tuoni e il colore rosso.

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Piano… piano, dolce Carlotta (1964)

Doveva essere il seguito di Che fine ha fatto Baby Jane?, ma Bette Davis si rifiutò di recitare di nuovo accanto all’eterna rivale Joan Crawford, e il regista fu costretto a scrivere una nuova sceneggiatura e cercare un’attrice che potesse andare d’accordo con la Davis. Il risultato è un riuscito giallo d’atmosfera, con attori di grande spessore, che tiene letteralmente incollati alla sedia, dall’inizio alla fine. Anche questo film rientra nella categoria di quel favoloso bianco e nero che creava emozioni e suggestioni solo con la luce e con le ombre, dove il sangue, anche se non era rosso, spiccava sul candore di un abito bianco, creando un risultato ad effetto.

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Cena con delitto (2019)

Era da tanto che aspettavo un giallo vecchio stile, con le atmosfere degli intrighi di famiglia di Agatha Christie e la precisione da orologio svizzero di Ellery Queen. Ma il film di Johnson va oltre, aggiungendo un tocco di ironia e un gusto decisamente moderno nella scelta dei personaggi e delle situazioni. L’insieme è uno spettacolo godibilissimo, che soddisfa sia i cultori più puristi del giallo classico, sia gli amanti delle contaminazioni tra mistery e commedia, con sfumature di grottesco.

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Assassinio sull’Orient Express (2017)

Remake del film di Lumet del 1974, ne riprende ovviamente la trama, ma con alcune sostanziali differenze, come per esempio il ruolo dei personaggi, l’inizio della storia e anche la sua conclusione. Sono passati 43 anni tra i due film e si sentono tutti, ma non sempre a discapito del primo. Il secondo è decisamente piĂą moderno nella messa in scena, dinamico e arricchito da effetti speciali. Branagh cerca anche di attualizzare in qualche modo la vicenda, inserendo temi come il razzismo e l’ambiguitĂ  morale della giustizia, e si permette pure di modificare il finale scritto dall’autrice e di reinventare il personaggio di Poirot.

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Assassinio sull’Orient Express (1974)

Questo film è universalmente considerato uno dei miglior adattamenti cinematografici del romanzo di Agatha Christie. Diretta da Sidney Lumet, famoso per la cura dei particolari e l’attenzione alle sfumature, oltre che per la precisione e l’assoluta fedeltĂ  ai testi originali, la pellicola si avvale di un cast straordinario, scelto accuratamente per dare vita nel modo migliore ai personaggi della Christie.

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Assassinio sul Nilo (1978)

Il film segna il debutto del versatile Peter Ustinov nei panni di uno dei detective piĂą amati di Agatha Christie, che interpreterĂ  un’altra volta per il cinema, in Delitto sotto il sole, e ben tre volte per la televisione. Poirot è un detective molto particolare e le sue indagini sono sempre fuori dall’ordinario: mentre Miss Marple di solito è occupata a risolvere omicidi in piccoli villaggi inglesi, ordinati e apparentemente molto tranquilli, anzi, quasi noiosi, a Poirot toccano generalmente luoghi piĂą esotici, in questo caso la terra del Nilo. Questo dĂ  l’opportunitĂ  di inserire bellissime immagini dell’Egitto e dei suoi angoli piĂą intriganti, che vengono ampiamente utilizzati per creare un’atmosfera affascinante e misteriosa. Tuttavia, il regno dei faraoni fa solo da sfondo alla trama vera e propria.

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