Ben Hur (1959)

Parliamo della versione cinematografica piĂą famosa di Ben-Hur, il romanzo di Lew Wallace, ambientato durante l’impero di Tiberio: un vero kolossal, diretto da William Wyler, uno dei successi hollywoodiani piĂą premiati della storia del cinema. Il film ottenne dodici nomination, undici delle quali trasformate in Oscar. C’erano giĂ  state due pellicole con questo titolo, entrambe mute, nel 1907 e nel 1926, ma è solo con questa edizione che si raggiunge un ottimo risultato, caratterizzato da grande equilibrio tra l’aderenza al racconto originale e la riuscita artistica. Ben-Hur può essere considerato il piĂą importante film del cosiddetto genere peplum, legato cioè all’antichitĂ , e il piĂą prestigioso e spettacolare dei kolossal storici. La trama dovrebbero conoscerla anche i piĂą giovani, grazie al remake del 2016. Ma diamo comunque una ripassata.

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Via col vento (1939)

Eliminiamo subito ogni dubbio: non ho intenzione di prendere in considerazione tutte le sciocchezze che sono state dette ultimamente su questa pellicola. Ne parlerò semplicemente come uno dei film di maggior successo di tutti i tempi, che si trova a buon diritto tra i migliori film del ventesimo secolo e tra quelli che hanno scritto la storia del cinema. Piaccia o meno il genere, il film a distanza di 80 anni è ancora spettacolare.

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Troy (2004)

Dopo il successo de Il gladiatore che aveva inaugurato il revival del filone epico, Petersen scomoda nientemeno che Omero per realizzare un film spettacolare, che, pur con molti limiti, riesce a restituire almeno in parte il significato dell’opera letteraria. Senza infamia e senza lode, la sua ricostruzione della guerra di Troia non è così terribile come alcuni critici l’hanno dipinta, ma neppure così entusiasmante come parte del pubblico l’ha definita. Molte le libertĂ  che Petersen si è preso nei confronti di Omero, ma del resto era impensabile trasporre sullo schermo l’Iliade senza sfoltirne la trama. Quello che resta è, in fondo, l’essenziale, a cui il regista ha ritenuto necessario aggiungere un finale che fosse all’altezza del film.

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Il gladiatore (2000)

All’inizio del nuovo millennio, Ridley Scott si assume il compito, non facile, di ridare vita ad un genere cinematografico ormai desueto, e lo fa da par suo, firmando un film straordinariamente potente. Fin dalla sequenza iniziale ci immergiamo in un’atmosfera epica, un misto di antichità classica e qualche accenno di storia, quel tanto che basta per inserire le vicende del protagonista in un contesto storico verosimilmente realistico. Siamo chiaramente di fronte a un film, non a un documentario, incentrato su un personaggio che non è realmente esistito, ma che incarna tutte le caratteristiche legate all’epoca e alla condizione sociale in cui avrebbe potuto vivere. Qualunque polemica sulle incongruenze storiche è quindi inutile.

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