Colazione da Tiffany (1961)

Difficile pensare a questo film senza identificarlo con Audrey Hepburn, la sua grazia, la sua eleganza e la classe inarrivabile che la caratterizzava. Ed è grazie a lei se il personaggio di Holly Golightly ci sembra così pulito e delicato: in realtà la protagonista del romanzo di Truman Capote, da cui è stato tratto il film, non è altro che una sempliciotta cresciuta nel sud degli Stati Uniti, che sopravvive alla giornata facendo la squillo di lusso. Ma come Blake Edwards si è appropriato del romanzo di Capote, rendendolo molto meno cinico, così Audrey Hepburn ha fatto suo il personaggio di Holly, trasformandola in una ragazza stravagante e romantica, una donna indipendente, moderna, sensuale ma mai volgare, che nasconde sotto l’apparente distacco una vulnerabilità accattivante e una disperata fame di amore.

Ma chi è davvero questa adorabile ragazza di New York, che sembra avere un talento particolare per non prendere nulla sul serio? Questa la domanda che si pone Paul Varjak, un giovane scrittore che si è appena trasferito nell’appartamento accanto alla giovane. Di aspetto più che gradevole, anche lui usa la sua bellezza per sbarcare il lunario, offrendo sesso a una ricca e annoiata quarantenne in cambio del mantenimento. Naturalmente l’incontro tra queste due solitudini non potrà che cambiare le vite di entrambi, che cadranno inesorabilmente vittime del loro stesso misterioso fascino.

Considerata la regina delle commedie sofisticate, Colazione da Tiffany è in realtà un film percorso da una malinconia di fondo, che ben si esplica nelle note struggenti di Moon River; solo la mano felice dello sceneggiatore Axelrod, che ha modificato in parte il libro originale, riesce a illuminare l’angoscia esistenziale dei suoi protagonisti, fino a un lieto fine che Capote non aveva assolutamente previsto. Il film inizia molto lentamente con una sequenza tra le più famose del cinema, ma la lentezza non annoia, perché se ne gusta ogni dettaglio e niente è superfluo: i gioielli, l’acconciatura, l’abito lungo che restringe un po’ il passo, la colazione presa chissà dove e gustata con la calma di chi rientra dal lavoro e non ha nessuna fretta. E la Quinta Strada che si risveglia deserta e sonnacchiosa alle prime luci dell’alba.

Tutto ci dice qualcosa di Holly, ce ne fa un ritratto minuzioso che continua per tutto il film, attraverso piccoli particolari rivelatori che ne svelano la personalità: impariamo che è amante del lusso e delle cose belle, civettuola ma anche incredibilmente innocente, egocentrica e indipendente, allergica a qualunque legame per amore della libertà. Tuttavia, lentamente, avrà modo di maturare. L’incontro con Paul la porta a riflettere su se stessa e sulla sua vita, e dà inizio al cambiamento. A poco a poco, Paul porterà la giovane donna ad affrontare la realtà, domandola, quasi come si farebbe con un animale selvatico.

E man mano che il suo vicino entra nella sua vita, la sua complicata personalità viene lentamente svelata e l’apparenza di giovane ragazza che vive di sogni e desideri superflui viene smantellata. Mentre lei dimostra di essere più di una giovane adulta sconsiderata, la sua vita acquisisce una prospettiva interessante: Holly Golightly si rivela un’arrampicatrice sociale che compie un viaggio alla riscoperta di se stessa. La sua decisione di sposarsi è il primo impulso al cambiamento e il secondo momento cruciale arriva quando per la prima volta nella sua vita deve fare i conti con una perdita dolorosa.

La vita di Holly diventa un groviglio di mistero e complessità quando la sua storia passata viene rivelata dall’ ingombrante figura di un ex marito.  L’arrivo del rude cowboy cambia le cose, non solo nel personaggio di Holly, ma soprattutto nel colore della storia. E l’atmosfera si fa più drammatica. Perché dietro la sua apparente leggerezza, Holly Golightly nasconde ferite profonde e una paura viscerale della vita.

A dispetto di Capote che avrebbe preferito Marilyn Monroe per la sua Holly, tutto il film è disegnato su Audrey Hepburn, che ha prestato la sua fragilità e la sua grazia naturale a questa ragazzina di campagna, trasformandola in una sofisticata escort newyorkese. Come il giovane scrittore squattrinato, interpretato da George Peppard, lo spettatore si scioglie nell’incanto di Holly che sembra non prendere nulla sul serio e vive il suo disordine esistenziale con un’eleganza e un impareggiabile stile, firmato Givenchy.

Audrey Hepburn soffriva di un vero e proprio complesso di inferiorità in termini di tecnica recitativa, poiché ha sempre recitato in maniera istintiva, perciò si sentiva in soggezione di fronte a Peppard che aveva frequentato l’Actors Studio; eppure è stato grazie a lei che il film di Edwards ha assunto la sua dimensione di capolavoro romantico. Anche il compositore Henry Mancini, che è stato premiato con l’Oscar per la colonna sonora, ha ammesso di essersi ispirato alla personalità dell’attrice per il brano Moon River, che lei interpreta divinamente nel film.

Ma Colazione da Tiffany possiede anche quel tocco di umorismo e follia che è il segno distintivo di Blake Edwards, e che si farà più evidente nella saga della Pantera Rosa, fino alla sua apoteosi in Hollywood Party. Non dovrebbe quindi sorprendere più di tanto l’inserimento del personaggio del cinese interpretato da Mickey Rooney, che ha destato tante inutili polemiche: è una macchietta, niente di più, un personaggio divertente, non più ridicolo dell’ispettore Clouseau, e non più offensivo verso i Cinesi di quanto Clouseau possa esserlo verso i Francesi.

Ma non voglio dilungarmi su questo, perché Colazione da Tiffany, con il suo alternarsi di allegria e malinconia, con l’indiscutibile fascino dei suoi protagonisti, l’eleganza dei dialoghi, le musiche, i costumi, e la sua splendida scena finale, rimane un capolavoro che, a distanza di sessant’anni, è ancora oggi un’esperienza molto piacevole.

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30 pensieri riguardo “Colazione da Tiffany (1961)

  1. Non sarà il film più bello in assoluto, ma è quello che ricordo meglio in ogni dettaglio, forse perché ho sempre adorato lei come attrice e come donna, veramente di una classe unica così come la bravura, tutto sembra semplice e scontato nelle parti che recita quando invece non lo sono affatto.

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    1. Grazie, sono contenta che sia venuta bene. E’ un film che merita solo belle parole. E hai ragione sull’umanità della Hepburn, in questo senso un esempio quasi unico tra le attrici della sua generazione.

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  2. Adoro l’ attrice. E il film e’ diventato icona del suo tempo e di una certa classicita’. Amo anche Capote e sembra quasi che i due prodotti , libro e film , abbiano vita a sestante. Entrambi meravigliosi e diversi .

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