Glory – Uomini di gloria (1989)

Sono stati girati molti film sulla guerra civile americana, spesso prolissi, pretenziosi e noiosi; questo ha una classe completamente diversa. Non racconta le grandi battaglie o le vittorie di Lincoln e dei suoi generali, ma la vera storia dei primi soldati neri dell’esercito americano, senza troppa retorica. Il film è ispirato alle lettere personali del colonnello Shaw, che guidò il 54° Reggimento Volontari di Fanteria del Massachusetts, dalla sua formazione, nel febbraio 1863, fino all’attacco al forte Wagner nella Carolina del Sud, dove morì durante l’assalto, nel luglio dello stesso anno, a soli 26 anni. Le lettere furono consegnate da Shaw stesso ad un giornalista proprio prima della battaglia finale.

Siamo in America, sotto la presidenza di Lincoln, e le sorti della guerra di secessione tra Nord e Sud del paese sono incerte. Al coraggioso capitano Shaw, appartenente a una ricca famiglia della borghesia di Boston, viene affidato il compito di addestrare e comandare, con il grado di colonnello, il 54° Reggimento Volontari di Fanteria del Massachusetts, formato quasi esclusivamente da ex schiavi neri. I politici avevano deciso che sembrava buono, sulla carta, consentire agli schiavi fuggiti e ai neri già liberati di formare un proprio battaglione, ma non ne avevano rispetto e quasi nessuna intenzione di lasciarli combattere. Quegli uomini, invece, avevano una lealtà illimitata verso il loro paese e un profondo senso dell’onore.

Tuttavia questa unità combattente non incontra l’appoggio delle alte sfere dell’esercito e neppure l’approvazione della società yankee, che non vede di buon occhio l’elevazione di uomini di colore a un ruolo così prestigioso come quello militare. Inizialmente i volontari saranno derisi e poco considerati, ma sapranno riscattarsi, distinguendosi per coraggio, onore e dedizione alla causa. Il giovane colonnello bianco, da parte sua, si rende ben presto conto della difficoltà del suo compito, ma anche del valore degli uomini che gli sono stati affidati, e della poca considerazione di cui ingiustamente godono.

Dapprima privati non solo delle armi, ma persino delle scarpe e della tanto desiderata divisa blu, gli uomini del battaglione di Shaw vengono utilizzati esclusivamente nelle retrovie in mansioni modeste; ma il colonnello riuscirà pian piano a guadagnarsi la loro fiducia, e a trasformarli in soldati valorosi e addestrati a combattere per un ideale di libertà. Nell’attacco finale contro l’inespugnabile Forte Wagner, il colonnello Shaw chiede e ottiene che il proprio reggimento possa aprire la strada all’esercito regolare, avanzando quindi in prima linea, anziché nelle retrovie. Il resto è storia. Il battaglione si batté eroicamente, lasciando sul terreno la metà degli uomini, compreso il colonnello Shaw, che fu sepolto in una fossa comune insieme ai suoi uomini.

Il film è chiaramente celebrativo, ci fa assistere in prima fila all’addestramento, non privo di difficoltà, di uomini di colore non avvezzi alle armi, ai loro contrasti con i bianchi ma anche ai dissapori interni, fino all’esaltante impresa bellica finale. Gli intenti della pellicola sono trasparenti: rinfrescare gli echi di quelle gesta, sconosciute ai più, soprattutto in Europa, e tributare un tardivo omaggio a quei neri che, con il sacrificio della vita, lottarono per tutte le libertà, confermando a se stessi e al mondo di essere americani come gli altri.

Dal punto di vista strettamente cinematografico, il film rivela qualche ingenuità narrativa, mentre è accurato nel disegno degli uomini, dei loro caratteri, dei rancori e degli entusiasmi. Più dei bianchi, sono notevoli gli interpreti di colore, soprattutto Denzel Washington e Morgan Freeman, oltre ai tanti caratteristi dalle facce giuste nei ruoli di contorno, non ultimo Cary Elwes. Qualcuno all’epoca dell’uscita del film criticò la scelta di Matthew Broderick, giudicandolo completamente fuori parte, forse perché fino ad allora aveva recitato solo in commedie giovanilistiche e in ruoli adolescenziali. Personalmente mi sembra che la sua interpretazione sia molto equilibrata e matura, proprio considerando le precedenti esperienze e la giovane età (all’epoca aveva 27 anni, come il vero colonnello Shaw quando morì). Ci offre piccole sfumature nelle espressioni del viso, l’intensità di uno sguardo o di un sorriso, tutte cose che di solito associamo ad attori di calibro diverso da Broderick.

Una volta spogliato dell’inevitabile retorica patriottica e antirazzista (comunque non esagerata né forzata), Glory rimane un bel film bellico che racconta un’interessante pagina di storia, e descrive nei dettagli la stupida ferocia della guerra civile, il desiderio di riscatto e di uguaglianza degli ex schiavi neri e il loro estremo sacrificio. Diretto da Edward Zwick, che comincia qui a orientarsi verso il genere che gli porterà i maggiori successi, ovvero il kolossal d’impegno storico-sociale come L’ultimo samurai, dimostra tutta l’abilità del regista nel confezionare un ottimo film di guerra, con particolare attenzione alle scene di massa delle battaglie, ma senza dimenticare l’approfondimento psicologico individuale. Sorprende tra l’altro la capacità di mostrare grandi combattimenti, ripresi in campo aperto, con una visione d’insieme che non trascura però i minimi dettagli.

La durata non è contenuta, ma organizzata nel giusto modo, alternando scene di grande impatto emotivo a dialoghi forti, significativi e profondi, con qualche concessione al sentimentalismo ma senza eccessi patetici. La pellicola è costruita con grande abilità tecnica, che conta su una fotografia accattivante, sull’accuratezza nella ricostruzione delle battaglie, che riprendono più o meno fedelmente gli schemi militari dell’epoca, e su una colonna sonora capace di sottolineare ed esaltare il sentimento eroico trasmesso dalle immagini.

Candidato a cinque premi Oscar, ne ha vinti tre, per la fotografia, il sonoro e il miglior attore non protagonista, Denzel Washington, qui al suo primo riconoscimento.

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18 pensieri riguardo “Glory – Uomini di gloria (1989)

    1. Ma loro volevano combattere, essere soldati a tutti gli effetti, non dei rinforzi o delle riserve. In ogni caso, il colonnello ha combattuto ed è morto con loro, non è andato a Porta a Porta o a Sanremo…

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  1. Non ricordo se lo abbiamo noleggiato in videoteca o visto su Tele+, comunque all’epoca la visione in famiglia è stata bella e appassionata, davvero un film che ti strappa il cuore e ti lascia più che soddisfatto. E non è facile mettere insieme i gusti di mamma, papà e figlio adolescente 😛
    Concordo con te, il giovane Broderick è perfetto, e proprio il suo sembrare “fuori posto” rende ancora più denso il personaggio, sia perché è più fedele alla storia ma anche perché come spettatori capiamo meglio le difficoltà nel gestire un plotone di uomini che sembrano tutti decisamente più “tosti” del delicato Broderick.
    P.S.
    Il trailer del film che passava in TV vantava come musica di sottofondo “O fortuna”, il primo dei celebri Carmina Burana: credo sia stata la prima volta che lo sentii, e mia madre se ne innamorò a tal punto che comprò il CD audio dei Carmina Burana. (Scoprendo che sì, sono belli, ma solo il primo è quello che spacca ^_^)

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    1. Infatti c’era anche quello su YouTube! Speravo di trovare un trailer dialogato, invece avevano entrambi solo il commento musicale. Io all’epoca ero cotta di Broderick, credo di aver visto tutto quello che ha fatto, ma questo per me resta uno dei suoi ruoli migliori e più maturi.

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      1. A mia memoria non c’era un trailer parlato di “Glory”, infatti quando in famiglia l’abbiamo visto non è che avessimo chissà che nozioni sulla trama, però ci bastavano i bravi attori coinvolti.
        Matthew era un grande, tra fine Ottanta e inizio Novanta ho visto davvero ottimi film con lui, peccato poi l’averlo perso di vista a lungo.

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