America oggi (1993)

Liberamente ispirato a nove racconti e una poesia di Raymond Carver, America oggi è un viaggio nella Los Angeles degli anni ’90, un affresco intimo in cui i destini contrastanti di 22 personaggi affrontano drammi, emozioni, piaceri, sorprese e pericoli della vita quotidiana. All’inizio del film, mentre scorrono i titoli di testa, uno strano balletto di elicotteri, che scarica un insetticida, ci informa che è in corso una guerra contro il moscerino della frutta. Nello stesso tempo, l’attenzione si concentra su alcuni personaggi che assistono a un concerto, ascoltano una cantante e guardano uno spettacolo televisivo. Quasi senza parole, attraverso un gioco di collegamenti visivi, Altman crea un legame tra questi volti che gradualmente diventeranno familiari e capiremo cosa li unisce seguendo le loro storie. Alla fine del film, è un terremoto che riunirà di nuovo i protagonisti.

Tra i due momenti, quello iniziale e quello finale, scorrono tre ore di film che coinvolgono i personaggi in situazioni più o meno serie, a volte drammatiche, ma sempre determinanti per la loro trasformazione. Il messaggio di Altman, desolante e molto amaro, è che il vero pericolo non viene dall’esterno: dei moscerini non si sente più parlare nel film e il terremoto finale non fa vittime. L’unico vero pericolo viene dagli esseri umani nella loro complessità.

Può trattarsi di un incidente, un omicidio o un suicidio, ma soprattutto un susseguirsi di nevrosi e frustrazioni, d’indifferenza o gelosia, di tragica incapacità di comunicare realmente i propri sentimenti. Come Carver, che qui viene adattato in modo geniale, Altman coglie questo incessante passaggio dei personaggi dalla gioia alla rabbia, dalla felicità alla disperazione, avvelenati quotidianamente dalle tante cose non dette. E la grandezza del regista sta nel non perdersi tra le storie di questi 22 personaggi diversi, che si sfiorano, senza mai toccarsi né conoscersi veramente, mentre le loro vite si intrecciano per un attimo e infine si allontanano irrimediabilmente.

Difficile raccontare la trama di un film come questo, dove il vero protagonista è il genere umano in tutte le sue sfaccettature: il quadro che ne esce è molto desolante, popolato da personaggi impantanati nella mediocrità e nella menzogna, che continuano a ferirsi a vicenda. Tra la varia umanità ritratta da Altman spicca la figura degradante di una donna che lavora a domicilio come telefonista erotica, e si dilunga in conversazioni più che esplicite, mentre accudisce la figlioletta, sotto gli occhi disgustati del marito. Le conseguenze di tanto degrado si abbatteranno su una sconosciuta, vittima innocente dei desideri insoddisfatti dell’uomo.

Agghiacciante anche il ritratto di una violoncellista che cerca di attirare disperatamente l’attenzione della madre, fino al gesto estremo del suicidio. O ancora il gruppo di amici che passa il weekend a pesca e, dopo aver scoperto per caso un cadavere in acqua, continua a pescare come niente fosse, nell’indifferenza più assoluta. Storie di varia disumanità. E Altman fa tutto il possibile per creare una fitta rete destinata a unire tutti i personaggi e rendere logico questo universo frammentato, in modo che si risolva alla fine in modo coerente, senza forzature.

Partendo da piccole storie parallele, il film tocca lo spettatore nel profondo, pur senza cercare sconvolgimenti eclatanti; basta guardare come viene mostrata la morte, senza alcun compiacimento, quasi senza commozione. Altman ci trascina nei salotti della Los Angeles degli anni ‘90 per lasciarci con l’idea che la fine dei tempi sia vicina: sesso, adulterio, suicidio, abuso di alcol e soprattutto mancanza di amore, questi i mali che tormentano i protagonisti. Separatamente, nessuna delle storie sarebbe abbastanza forte da diventare un film, ma il regista ha la capacità di fonderle e renderle un tutt’uno di straordinaria potenza.

Introduce le varie situazioni separatamente, in modo breve e giocoso, permettendo poi ai personaggi di incontrarsi di tanto in tanto, rendendosi riconoscibili e aumentando gradatamente la propria presenza. Per disegnare questo amaro ritratto della società di fine millennio, Altman si avvale di un cast illuminato da attori superlativi, che recitano tutti in modo sommesso, quasi sussurrato, in modo da essere perfetti nel loro ruolo ma senza prevalere sugli altri. Stelle di prima grandezza che si comportano come caratteristi, dando al film un’impronta corale riuscitissima. Difficile dire chi sia più bravo: ognuno è protagonista assoluto della sua storia, ma si integra alla perfezione con tutti gli altri. E senza creare confusione tra le storie.

Anche grazie al loro equilibrio Altman riesce a compilare una sorta di inventario della società americana, che non diventa mai caricatura e neppure semplificazione, ma oscilla continuamente tra farsa e tragedia, un po’ come la vita di ognuno di noi. Per questo l’impressione finale che si riceve è quella di un crudo realismo, in un film che, nonostante la lunghezza, non annoia mai. Il suo lavoro apre la strada a film come Magnolia e Happiness, ma rispetto a quelli manca del lato ironico e grottesco, lasciandoci un messaggio tutt’altro che positivo: una società senza speranza, abitata da uomini emotivamente deboli o aggressivi, e donne nevrotiche e passive. Considerando che erano gli anni ’90, chissà come dipingerebbe oggi Altman la società odierna…

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14 pensieri riguardo “America oggi (1993)

      1. Grazie, Fran, sei gentile. Sarà che i film come questo, dove ci sono tante storie e tanti personaggi che si intersecano, mi piacciono molto, perciò le recensioni mi riescono meglio 🙂

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  1. Grande Altman (uno dei miei registi preferiti), film perfetto nella sua struttura con un’amalgama di storie e personaggi costruita con grande maestria. Certo, messaggio crudo e senza speranza, d’altronde se guardi il mondo di oggi direi che aveva proprio ragione. Io ho trovato molto più triste e desolante Happiness (altro film bellissimo), America oggi ne aveva di ironia e di grottesco.
    Grazie, Raffa. Bello ritornare a rivedere i film con le tue recensioni.

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    1. Io ho avuto la sensazione opposta, a dir il vero. In Happiness c’erano personaggi divertenti e dialoghi grotteschi, mentre America oggi mi è sembrato molto amaro. Ma ognuno riceve impressioni diverse dai film, a volte anche influenzate dallo stato d’animo con cui li guarda. Grazie sempre per i tuoi complimenti.

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