Victor Victoria (1982)

Ha appena compiuto quarant’anni questa commedia musicale, eppure è ancora straordinariamente attuale, anzi si può dire che ha precorso i tempi. Perché insieme a musica di grande qualità e divertimento intelligente, ci propone temi importanti e per allora non facili, come l’omosessualità e la parità di genere. E lo fa senza mai smettere di farci sorridere, grazie a una sceneggiatura brillante, messa in scena con umorismo e leggerezza da un cast molto ben assortito, in cui la chimica che lega gli interpreti è un miracolo di perfezione. Ambientato nella Parigi del 1934 e girato con colori sgargianti, il film racconta la storia di due artisti squattrinati che mettono in atto un piano ingegnoso per sbarcare il lunario.

Toddy, un attore gay, convince Victoria, una cantante bravissima ma ridotta letteralmente alla fame, a cambiare il suo aspetto, fingendosi un uomo che per cantare si trucca da donna. Una sorta di drag queen, con la voce e la grazia di Julie Andrews. Blake Edwards converte l’idea intelligente alla base della storia in un film di vero talento cinematografico e brio. La prima parte è un po’ più lenta e drammatica, poi Edwards aggiunge nuovi personaggi uno dopo l’altro, finché, all’entrata in scena di James Garner, inizia la seconda parte del film, la più scoppiettante, che ci conduce con un girotondo di eventi al meraviglioso finale.

Non c’è dubbio che Julie Andrews abbia una voce straordinaria e sappia anche recitare, ma qui è davvero speciale. Si muove con una classe ineguagliabile sia quando canta e balla, in abiti femminili, sia quando ci fa sorridere col sigaro in bocca, in un elegante completo maschile, mentre stuzzica la vacillante virilità di Marchand, un gangster che vedendola cantare se n’è perdutamente innamorato.

A complicare le cose entrano in campo anche Norma, la donna di Marchand, gelosa di Victoria, e un investigatore privato, particolarmente incapace e sfortunato, messo alle costole di Victor, per scoprire se si tratti in effetti di un uomo o di una donna. E’ chiaro che tutto questo materiale dà vita a una serie di gag molto divertenti, equivoci e malintesi, che si susseguono per più di due ore (forse un po’ troppe) con un ritmo e una carica dinamica a tratti vicina allo slapstick. Tutto il cast partecipa al risultato finale, anche se le esibizioni principali sono della Andrews e di Robert Preston, nel ruolo di Toddy.

Entrambi fanno miracoli con i numeri musicali, offrendo performance sbalorditive che sembrano naturali e spensierate. Aiuta sicuramente l’abilità vocale della Andrews e la sua impressionante estensione vocale, anche se qui si esibisce più nello stile jazz di Cabaret che nel classico di Tutti insieme appassionatamente. Lesley Ann Warren, che interpreta Norma con un brio travolgente, riesce a essere estremamente sciocca e volgare, ma al tempo stesso incredibilmente dolce e femminile, e la sua folle gelosia regala molti dei momenti più divertenti.

Spassoso anche il personaggio di King Marchand, ben delineato da James Garner: rappresenta il punto di vista più tradizionale e sciovinista, deluso dall’inganno e del tutto prevenuto nei confronti dei gay. Le sue convinzioni bigotte e la sua virilità vengono messe alla prova, portandolo al limite, combattuto tra la strenua difesa dei propri principi e l’irresistibile attrazione che prova per Victoria. Contribuiscono al risultato finale anche i personaggi secondari della guardia del corpo gay, interpretata da Alex Karras, e del buffo investigatore, simile nei modi all’ispettore Clouseau, interpretato da Herb Tanney.

La sceneggiatura riesce abilmente a incastrare gag e dialoghi leggeri con qualche riflessione seria, anche se il film intende più che altro divertire, non tanto affrontare i temi più pesanti della discriminazione di genere o dell’omosessualità. Se proprio si volesse trovare un difetto, soprattutto per chi è allergico ai musical, si potrebbe dire che lo spazio occupato dal canto è un po’ troppo, nonostante sia piacevolmente spettacolare. Inoltre il mix tra commedia e romanticismo non riesce sempre bene, perché le sequenze comiche sono spesso farsesche, quasi simili a un cartone animato, mentre le scene sentimentali sembrano far parte di un altro film, di tenore più serio e romantico.

Tuttavia il risultato è un bell’insieme di musica e divertimento, impreziosito da costumi sontuosi, ben interpretato e ben diretto, che in più, come ciliegina sulla torta, riesce a inserire anche dialoghi più seri, senza che questi lo appesantiscano. Una donna che finge di essere un uomo, che finge di essere una donna. Oggi ormai è un tema abusato, ma la classe della Andrews è insuperabile.

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30 pensieri riguardo “Victor Victoria (1982)

    1. Ne hai dato un’opinione legata alla tua visione da bambino, cmq hai sottolineato che è una bella commedia. Io credo che Edwards fosse più preoccupato di far ridere che di parlare di omosessualità, ma certamente il tema rimane centrale.

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      1. A traino arrivò Tootsie se nn erro. Ho passato anni fa un capodanno in cui c”era davvero una mia amica vestita da uomo che si veste da don na… Ma nn x ridere ma perché preda di profonda confusione emotiva

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  1. Lo vidi al Cinema con i miei genitori, io ero piccolina, non capii molto, papà faceva delle spiegazioni che mi lasciavano incantata ogni volta! Quanto rimpiango quei momenti, la mia consolazione è che abbiamo fatto un sacco di cose insieme, spero di poterli avere ancora a lungo! Grazie Raffa, posso capire e ricordare con la tua recensione! La tua è una penna 🖊 speciale! Buona domenica 😉

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  2. Già 40 anni? Come vola il tempo quando ci si diverte ^_^
    Non so come mai non l’ho più rivisto, ma conservo un bel ricordo delle visione televisiva da ragazzino, proprio in quegli anni Ottanta pieni di testosterone in video: trovare un prodotto che con leggerezza ribaltava tutto e giocava con i “ruoli” è stato molto divertente.

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  3. Avete già detto tutto, non posso fare altro che sottoscrivere i vostri commenti. Non so se Edwards tendesse di più a fare una commedia che a parlare di certi temi, comunque il gioco di ruoli ben si prestava ad affrontarli. Grazie, Raffa.

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