Frequency – Il futuro è in ascolto (2000)

Tra i tanti temi della fantascienza, quello più affascinante e spesso irresistibile è il viaggio nel tempo: l’idea di poter rivedere i nostri cari che non ci sono più, o semplicemente la possibilità di correggere gli errori del passato, rende particolarmente accattivanti e coinvolgenti le storie incentrate sui viaggi a ritroso nel tempo. In questo film, in realtà, non ci si sposta materialmente nel tempo, ma c’è un improbabile contatto via radio tra un figlio e un padre morto trent’anni prima. Trattandosi di fantascienza, è inutile farsi troppe domande o porre obiezioni di tipo razionale, ma la sceneggiatura riesce, tutto sommato, a essere abbastanza credibile.

La storia si svolge su due fronti. Da una parte è il 10 ottobre 1969, e facciamo la conoscenza di Frank Sullivan, un coraggioso vigile del fuoco, sposato e con un figlio di sei anni, che a tempo perso è un appassionato radioamatore. Purtroppo lo attende uno sfortunato incidente sul lavoro che, solo due giorni dopo, lo ucciderà durante un incendio. Dall’altra parte è il 10 ottobre 1999, e suo figlio John Sullivan è un poliziotto alle prese con la caccia a un pericoloso serial killer. Rimessa casualmente in funzione la vecchia radio del padre, grazie a un’incredibile tempesta solare riuscirà a mettersi in contatto con lui proprio due giorni prima della sua morte, e ad avvertirlo in tempo di quello che sta per succedergli.

Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato dei viaggi nel tempo, è che non bisogna cambiare nulla del passato, perché ogni più piccola modifica avrà effetti sul futuro. E così avviene. Da questo momento il film si trasforma in un appassionante thriller e in una lotta contro il tempo per rimettere a posto le cose, salvare la vita della moglie di Frank, e fermare il serial killer che John sta cercando. Inutile dire che le cose alla fine si sistemano, con un finale forse un po’ troppo melenso, ma per arrivarci ci saranno momenti di grandissima tensione, in un continuo intreccio tra passato e presente molto ben congegnato.

Il film è letteralmente diviso in due parti. Nella prima parte la storia è dominata dalle emozioni, padre e figlio si ritrovano alla radio e passano ore a parlare dei loro ricordi, fino a quando il figlio pensa di poter impedire la morte del padre. Dopo che riesce nell’intento, inizia la seconda parte, molto più movimentata e frenetica, e forse anche un po’ confusa. Uno dei punti di forza di questa pellicola di Gregory Hoblit, regista di capolavori della suspense come Il caso Thomas Crawford e Schegge di paura, è l’aver evitato tutti gli stereotipi legati ai viaggi nel tempo, regalandoci una storia originale che in più si mescola a un thriller, forse un po’ prevedibile nella sua soluzione, ma che riesce comunque a suscitare qualche brivido.

E ancora più importante, al centro del film resta sempre il rapporto padre-figlio, che non è mai messo in ombra né dalla storia poliziesca, né dagli effetti speciali o dai tanti colpi di scena che popolano la narrazione. È la tenerezza del rapporto familiare che dà al film quella luce speciale, quel bagliore straordinario che si accende dal momento che padre e figlio si riconoscono attraverso la radio, fino al climax commovente della conclusione. Nonostante tra i due attori principali ci fossero solo 14 anni di differenza, entrambi riescono a rendere credibile il loro rapporto.

Dennis Quaid è eccellente come al solito, dando vita alla figura di un buon padre di famiglia, senza eccedere nel sentimentalismo. Caviezel è altrettanto bravo e credibile, e sebbene la Julia di Elizabeth Mitchell abbia relativamente poco tempo sullo schermo, lo usa bene, trasmettendo la forza di una donna che ama profondamente la sua famiglia e il cui amore è abbondantemente ricambiato. Andre Braugher, caratterista noto soprattutto per il focoso poliziotto della serie tv Homicide, fornisce una solidità che aiuta a mantenere questo fantasioso racconto radicato alla realtà.

In alcuni momenti si fa quasi fatica a ricordare che la storia è solo pura finzione, e ci si lascia catturare volentieri dalla magia di un incantesimo che tutti, in fondo, vorremmo poter vivere. Perché Frequency realizza il desiderio umano forse più diffuso, quello di sfuggire ai vincoli del tempo e di poter vedere corretti i torti e gli errori del passato.

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