Stand by me (1986)

Uno straordinario racconto di formazione, un dramma giovanile sull’amicizia e la perdita dell’innocenza, tratto da un’opera di Stephen King. Un film rivolto al pubblico giovanile, che può facilmente identificarsi nei protagonisti e nei loro problemi familiari, ma splendido anche per lo spettatore più adulto, in cui risveglia i ricordi d’infanzia e le tante difficoltà legate al passaggio all’età adulta.

La storia è ambientata nell’estate del 1958, in una piccola città americana nello stato dell’Oregon, e ruota attorno a quattro amici Gordie, Chris, Teddy e Vern che si trovano ad affrontare insieme una coinvolgente avventura. Quando un ragazzo della loro città scompare e i quattro amici vengono a sapere per caso che il suo cadavere potrebbe trovarsi fuori città, decidono di andare a cercarlo. Sono convinti, infatti, che ritrovarlo per primi li farebbe diventare popolari in paese, agli occhi di quegli adulti che, nella migliore delle ipotesi, li trattano con indifferenza. Durante questo viaggio alla ricerca del cadavere, i quattro si conoscono ancora meglio e si confrontano anche con i loro problemi e i loro difetti. Alla fine, il risultato della ricerca sarà un’amicizia molto più profonda e un passo decisivo verso l’età adulta.

Il regista Rob Reiner sa come ritrarre la vita dei bambini americani di provincia negli anni ’50: il mondo era diverso, più spensierato, anche se la quotidianità non era affatto facile, costellata di adulti violenti e aggressivi o del tutto assenti. I quattro adolescenti, però, hanno tutta la vita davanti a sé e non hanno idea di cosa stia succedendo nel mondo fuori dalla loro piccola città. Questa atmosfera spensierata ci fa desiderare, come spettatori, l’innocenza della nostra infanzia, e ci riporta a un mondo in cui le cose erano molto più semplici, e le piccole grandi paure si superavano con l’aiuto degli amici, che credevamo ci sarebbero stati per sempre.

E questo vale anche per chi non è cresciuto negli anni ’50, perché in fondo l’infanzia è la stessa in ogni tempo e in ogni luogo, caratterizzata dalla voglia disperata di crescere e di assaporare il mondo degli adulti. La cosa che più caratterizza Stand by me e lo distingue da altri film del genere, è la quasi totale assenza di infantilismo. Molti film che hanno per protagonisti dei ragazzini finiscono per raccontare trame leggere e fantasiose, con un tocco di ottimismo dominante che assicura che tutto funzionerà.

Anche qui c’è un fattore infantile, certo, è naturale vista l’età dei protagonisti: è presente nei dialoghi, nelle battute che i ragazzi fanno tra loro, nel linguaggio volutamente volgare che sfoggiano con sfacciataggine per sembrare più grandi, e negli atteggiamenti che scimmiottano gli adulti, come il fatto di fumare, giocare a carte o parlare di donne. Questo crea alcuni bei momenti di leggerezza nella storia, occasioni in cui l’eccitazione di sgattaiolare di nascosto fuori casa per accamparsi e cercare un cadavere in mezzo ai boschi si trasforma per i ragazzi in una meravigliosa avventura.

Ma questa buona dose di divertimento serve a bilanciare i momenti più drammatici, le confidenze sui genitori, disturbati e violenti, o talmente presi dal loro dolore per la perdita di un figlio da ignorare completamente l’altro, quasi fosse invisibile. Non mancano quindi i mostri in questo racconto, anche se non sono fantasmi o demoni: sono le paure insite nel profondo dell’animo, la paura di non essere amati, la rabbia di non essere considerati, il rancore verso chi dovrebbe infondere sicurezza e sa solo maltrattare.

Ed è anche significativo che i quattro ragazzini siano ben diversificati nel carattere oltre che nell’aspetto fisico: Vern incarna lo stereotipo del paffuto goffo e simpatico, mentre Teddy è l’eccentrico un po’ folle ma sempre divertente; Chris è il leader del gruppo, il carattere forse più forte dei quattro e Gordie, invece, quello più timido e introverso. Non va dimenticato che Gordie è anche il narratore della storia, che ci racconta tutta l’avventura in retrospettiva, filtrata dagli occhi di chi è invecchiato e vede quegli avvenimenti con una consapevolezza ben diversa e più matura.

Per tutti questi motivi, Stand by me è un film serio, dopotutto, molto meno vivace e infantile di quanto potrebbe apparire in superficie. Non si può non dire qualche parola a proposito degli interpreti. Tra gli “adulti” vanno citati Richard Dreyfuss nel ruolo del narratore, e gli allora ventenni John Cusack e Kiefer Sutherland nei panni dei ragazzi più grandi. Sutherland in particolare affronta qui uno dei primi personaggi inquietanti della sua carriera e, a dispetto della giovane età, appare molto convincente.

Ma i veri protagonisti sono i quattro ragazzini, tutti incantevoli in questa prova giovanile, perfettamente calati nei propri ruoli: Wil Wheaton, Corey Feldman, Jerry O’Connell e River Phoenix. Il primo ha proseguito la carriera nel franchise di Star Trek, Feldman ha purtroppo condiviso con il suo personaggio la situazione familiare, fatta di abusi e violenze, che lo hanno condotto alla tossicodipendenza, O’Connell si è riscattato (come spesso succede nella vita) dimagrendo e diventando protagonista di alcune serie televisive di successo, mentre River Phoenix, purtroppo, è scomparso prematuramente e, proprio come il personaggio di Chris Chambers, è destinato a rimanere per sempre giovane nei nostri ricordi.

32 pensieri riguardo “Stand by me (1986)

  1. Ciao Raffa. Bel film, questo, che più o meno tutti hanno visto… Ma ti volevo chiedere se riconosci il regista (di cui non ricordo il nome) che cito nel corsivo del mio ultimo post. Quando hai tempo facci un salto, se puoi. Proprio non riesco a ricordare chi sia e forse tu lo rammenti… 😉

    Piace a 1 persona

      1. Il miglio verde è una pellicola che amo, ma che mi commuove un po’ troppo e per questo la riguardo poco XD
        Tra le altre cose una trasposizione eccellente è Misery, a mio avviso stupendo. Poi io amo con tutto il cuore Shining ma su questo punto possiamo dire che non è una buona trasposizione visto quanto è stato cambiato.

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