The manchurian candidate (2004)

Quando ho visto questo film la prima volta, nel 2004, non sapevo che si trattasse di un remake, e mi è sembrata una buona pellicola di fantapolitica, ben interpretata, con un buon ritmo e la giusta tensione, equamente distribuita. Poi ho scoperto, scrivendo la monografia di Angela Lansbury, che esisteva un originale del 1962 con lo stesso titolo, ma arrivato in Italia tradotto in Va’ e uccidi. Ovviamente l’ho cercato per la curiosità di vederlo, e poi ho rivisto anche il remake per poter fare il confronto. La trama è abbastanza simile, anche se debitamente aggiornata.

Il veterano della Guerra del Golfo Ben Marco fa strani sogni su un incidente in Kuwait, in cui sarebbe coinvolto uno dei soldati sotto il suo comando, Raymond Shaw, che in quel fatidico giorno era diventato un eroe. Il suo atto di eroismo, oltre ad una altissima onorificenza, gli ha regalato l’occasione di un brillante futuro come membro del Congresso e ora la candidatura alla vicepresidenza.

Sua madre, una senatrice molto ambiziosa, ne è chiaramente più che orgogliosa. Ma mentre Marco scava nei suoi ricordi confusi, fa alcune scoperte inquietanti, e finisce per diventare paranoico, faticando a decidere di chi fidarsi; nello stesso tempo inizia a emergere una cospirazione allucinante che coinvolgerebbe anche la senatrice in un complotto ai fini di un colpo di stato.

Questa nuova sceneggiatura, tratta sempre dal romanzo di Richard Condon, è molto più scattante rispetto a quella del film originale, e la storia scorre con più agilità. La nuova versione ne dà un aggiornamento appropriato e intelligente, a partire dal contesto storico. Il film diretto da John Frankenheimer si svolgeva nel pieno della Guerra Fredda e rifletteva il clima teso e ambiguo dell’era Kennedy; i protagonisti erano reduci della guerra in Corea e in Manciuria, e alla base di tutto c’era un complotto comunista per piazzare un proprio candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

Nella versione di Jonathan Demme, invece, i militari sono ex combattenti della prima Guerra del Golfo, e coloro che stanno tramando la cospirazione politica sono membri di Manchurian Global, una potente multinazionale economica che guida il commercio di armi, petrolio e medicinali. Questa è la differenza più significativa: le ideologie sembrano essere ormai morte e ciò che ora muove il mondo è l’economia, un’economia malata che non ha più nulla a che fare con il sogno americano.

L’intero clima politico contiene evidenti riferimenti alla situazione dopo l’11 settembre, e non è un caso che il film sia uscito nel bel mezzo della campagna elettorale statunitense. La storia presenta diversi strati narrativi, e il regista mostra come sempre il suo talento per lo sviluppo della narrazione e la gestione della suspense. Ancora una volta, Demme mette a nudo il sistema, mostrando il volto nascosto del suo paese, come ha fatto in Philadelphia e, in modo un po’ più ellittico, in Qualcosa di travolgente. In realtà, Demme denuncia il modo perverso di funzionamento della democrazia: elezioni digitalizzate, gestione dei media e dell’opinione pubblica, corruzione degli organi di polizia e criminalità legalizzata.

Il quadro generale è ben più oscuro rispetto al complotto comunista ipotizzato dal film del ’62, che al confronto fa quasi sorridere. Quello che manca rispetto all’originale, e non è un dettaglio da poco, è il suo senso dell’umorismo nero e il sorprendente surrealismo delle scene oniriche. Qui è tutto maledettamente reale, o almeno realistico. Al posto del lavaggio del cervello c’è l’impianto di un microchip per la manipolazione del comportamento e l’annullamento della volontà, espediente perfetto e non così fantascientifico in un’epoca in cui si parla di clonazione e di altri interventi che cercano di alterare e controllare il corpo umano.

La meravigliosa e terrificante madre della prima versione, Angela Lansbury, trova una degna sostituta in Meryl Streep: la sua figura si adatta al post femminismo, e non è più un personaggio ricattato che lavora da dietro le quinte, ma una senatrice ambiziosa e influente, che la Streep disegna come un personaggio squisitamente sinistro e manipolatore, in cui molti hanno intravisto aspetti che evocano Hillary Clinton.

È una donna che realizza le sue ambizioni attraverso il figlio, facendo in modo che venga nominato vicepresidente, per poi farlo ascendere alla massima carica, uccidendo il Presidente eletto. Ma la sua idea non è certo quella di favorirne la carriera politica per puro amore materno; la sua intenzione è di gestire il potere attraverso di lui, controllandone e manipolandone le scelte.

Lo sfortunato figlio è Liev Schreiber, che offre una prova nel complesso abbastanza sobria: il suo freddo automatismo è ambiguo, ma rimane superficiale, almeno all’inizio, per poi arrivare gradatamente ad essere il cuore e l’anima della storia. Il suo tormentato ex compagno d’armi, che è la scintilla trainante del film, è Denzel Washington: la sua ricerca della verità non è particolarmente ispirata e non viene mai del tutto chiarita, ma nel complesso è più convincente di quanto fosse Frank Sinatra nell’originale.

C’è anche un folto gruppo di comprimari, tra cui Jon Voight, Bruno Ganz, Vera Farmiga, Dean Stockwell, Anthony Mackie e Jude Ciccolella, che non fanno altro che alzare il livello del film. Dal punto di vista narrativo il film è costruito come un puzzle, in cui situazioni e personaggi compaiono all’improvviso e si accavallano, talvolta disorientando lo spettatore, ma quando si arriva alla fine e tutti i pezzi trovano il loro posto, l’effetto ottenuto è ancora più sorprendente.

Nel complesso questo remake è un thriller più che apprezzabile, che oltre a intrattenere con la giusta suspense, dà anche qualche spunto di riflessione su temi quanto mai attuali.

Pubblicità

24 pensieri riguardo “The manchurian candidate (2004)

  1. Le tue recensioni son sempre splendide, e mi dai sempre spunti per vedere nuovi film. Grazie di cuore! ❤ Di questo film conosco solo il titolo, non ho mai visto la prima versione, né questa che porta la firma di Jonathan Demme, regista di cui ho apprezzato la visione di Philadelphia. Ti auguro un sereno pomeriggio. ❤

    Piace a 1 persona

  2. mi ricordo che avevi citato il film con la Lansbury ma non ci sarei arrivato lo stesso xD
    invece, la streep me la vedevo bene come comunista essendo una bellezza slava!

    questo soggetto credo sia stato la trama di un poliziesco, forse CSI o the Closer o Criminal minds, ho vaghi ricordi

    Piace a 1 persona

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...