Bogus – L’amico immaginario (1996)

Un delizioso film per famiglie, semplice e delicato, ma capace di regalare emozioni in modo sobrio e mai troppo sdolcinato. Ricorda in qualche modo Quattro fantasmi per un sogno, e può tranquillamente inserirsi nel genere fantastico, ma aggiunge qualche spunto in più per riflettere. Affronta temi importanti e seri come il dramma della perdita di un genitore e l’incomunicabilità tra adulti e bambini, ma lo fa con leggerezza, accostando momenti toccanti e anche troppo realistici a divertenti incursioni nella fantasia e nella magia dell’infanzia.

Albert è un bambino di 7 anni che rimane improvvisamente orfano a causa di un incidente stradale; fino ad allora aveva condotto una vita incantata, perché la madre Lorraine faceva parte di una piccola compagnia circense che si esibiva a Las Vegas, e il piccolo era cresciuto tra cantanti, ballerini e maghi, iniziando non solo a imparare un po’ di magia, ma anche a crederci. E soprattutto era stato amato e circondato di attenzioni. Dopo la morte di Lorraine, il piccolo Albert che non ha altri parenti al mondo, viene affidato alla sorella adottiva di sua madre, Harriet, che vive a Newark, in un luogo molto poco magico. Almeno queste sono le volontà testamentarie della madre.

Ma Harriet è una donna d’affari solitaria e scontrosa, senza un briciolo d’istinto materno, che non ha tempo per nient’altro che per il lavoro, specialmente per un bambino di cui non sapeva nemmeno l’esistenza. Solo quando viene informata che Albert sarà affidato ai servizi sociali se non lo prenderà con sé, accetta di accoglierlo, per evitargli l’esperienza traumatica dell’affido, che lei stessa aveva vissuto insieme a Lorraine.

Caricato sull’aereo che lo deve portare a conoscere la nuova “madre”, Albert passa il tempo disegnando, finché uno dei suoi disegni si materializza in un simpatico omone, buffo e divertente, che da quel momento diventerà il suo amico immaginario, aiutandolo ad affrontare le paure e lo stress della nuova situazione, e la malinconia per la mancanza della mamma. La parte più divertente del film è l’interazione tra Albert e Bogus, poiché nessun altro naturalmente lo vede, e tutti vedono Albert parlare da solo, duellare con le ombre e rispondere a domande che nessuno ha fatto.

Ma lo spettatore troverà divertenti anche i commenti fatti da Bogus, che con un affascinante accento francese, dirà la sua su ogni cosa, criticando tutte le persone che ruotano attorno ad Albert, compresa la maestra e naturalmente l’intransigente Harriet. Il punto di forza del film è il cast, molto ben assortito. La sfortunata mamma di Albert è Nancy Travis, che appare per pochi ma significativi minuti all’inizio del film, dandoci con poche immagini l’esatta idea della tragedia di Albert. Bogus ha tutta la simpatia e l’ingombrante fisicità di Gérard Depardieu, che diventa sorprendentemente agile nei panni del gigante gentile che saltella intorno al bambino, facendo buffe smorfie e offrendo generosamente i suoi consigli non richiesti su ogni aspetto della vita di Albert.

Il rapporto che ha con il bambino è commovente senza essere eccessivamente sentimentale, e dà al piccolo esattamente quello di cui ha bisogno: calore, attenzioni e affetto. Allo spettatore offre un altalena di emozioni tra divertimento e coinvolgimento, non ultimo il desiderio di tornare bambini. I frustati tentativi di Harriet di fare il genitore sono affidati all’esuberanza di Whoopi Goldberg, non nuova a ruoli di questo tipo. L’attrice riesce a essere aspra e insopportabile all’inizio, quanto estremamente tenera dopo l’inevitabile trasformazione e redenzione finale, riuscendo comunque a superare la sdolcinata debolezza del suo personaggio.

Il film è abbastanza divertente nella prima parte, ma a un certo punto la sceneggiatura devia pericolosamente dall’immaginario e si sposta nel regno della realtà. Quando assistiamo al tentativo di Harriet di riscoprire il bambino che è in lei, attraverso l’incontro con Bogus che l’aiuta a riappropriarsi di emozioni sepolte nella sua infanzia, il rischio di sfociare nel patetico è dietro l’angolo. Tuttavia solo così potrà trovare la dolcezza necessaria per fare del povero piccolo Albert un bambino felice.

Da ultimo, ma certo non meno importante per la riuscita del film, il piccolo Albert è interpretato da un delizioso Haley Joel Osment, che già qui dimostra di avere grande dimestichezza a parlare con le ombre. Se siete alla ricerca di un film ad alto contenuto di zucchero, ma non melenso, questa pellicola fa per voi. Un film semplice ma mai banale, che dimostra come la dolcezza in grandi quantità può essere anche divertente e toccante, quando è corredata di una sceneggiatura vivace, e di un cast brillante che non ha paura di mettersi in gioco.

10 pensieri riguardo “Bogus – L’amico immaginario (1996)

  1. Ma dai! Avevo totalmente rimosso questo film, poi leggendo il titoli e vedendo i frame mi è tornato in mente. Davvero delizioso, credo di averlo visto una mattina e anche senza dargli troppa attenzione, eppure evidentemente è rimasto con me, da qualche parte nella mia mente. La scena del ballo tra Depardieu e Goldberg è stranissima, perché non solo non li vedrei mai insieme ma non li vedrei mai ballare in quel modo, eppure, come hai scritto in un commento, funzionano molto bene. Mi manca un po’ questo genere di feel-good films.

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    1. Erano filmini semplici, sia a livello di sceneggiatura che di effetti speciali, eppure erano piacevoli da vedere e gli attori si impegnavano anche se sapevano che non erano in lizza per l’Oscar. Rivedendolo, ho avuto anche la sorpresa di Haley Osment.

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