2001: Odissea nello spazio (1968)

Il titolo contiene già in sé associazioni di grandezza epica. Molti conoscono il film, cioè la sua fama, ma pochi l’hanno visto davvero. E a volte chi ha provato a vederlo l’ha trovato noioso o incomprensibile. Un amico mi ha raccontato di averlo visto tre volte e di essersi addormentato tutte e tre le volte, e mi ha chiesto come può essere considerato un capolavoro. Con tutto il rispetto per Kubrick, penso che sia una reazione in parte comprensibile. Perché è un film diverso da qualunque altro, particolarmente non convenzionale, sia nella forma che nel contenuto. Un film dove ci sono pochissimi dialoghi, e le prime parole, tutt’altro che significative o illuminanti, sono pronunciate dopo circa una mezz’ora dall’inizio. C’è una ragione ovviamente per questa impostazione: Kubrick voleva lasciare che le immagini e i suoni attirassero l’attenzione dello spettatore e raccontassero la storia.

Il film è diviso in quattro segmenti principali, che analizzano il rapporto dell’uomo con l’universo e con se stesso. Nel primo segmento, intitolato L’alba dell’uomo, vediamo i primi passi dell’essere umano, come scimmia. Assistiamo a una battaglia tra due gruppi rivali, per un pezzo di territorio, senza che ci sia un vincitore. Il giorno successivo, appare improvvisamente nel paesaggio un enorme e misterioso monolite, dalla forma innaturale di parallelepipedo.

Le scimmie ne sono affascinate e lo toccano. Questo provoca un cambiamento nella coscienza delle bestie, che le porta a evolversi; scoprono così come progredire nel loro sviluppo, utilizzando strumenti, prima per procacciarsi il cibo, poi per combattere in modo più efficace. Una delle scimmie raccoglie un osso e con quello colpisce alla testa un rivale. Mentre gioisce per la vittoria, lo lancia in aria e da qui segue il più famoso e splendido taglio della storia del cinema. L’osso lanciato verso il cielo si trasforma nella ripresa successiva in un’astronave dalla forma simile: sono passati milioni di anni e la navicella spaziale è il nuovo tipo di strumento usato dall’uomo nel suo tentativo di soggiogare il mondo che lo circonda.

L’apice del progresso umano è la creazione di un’intelligenza artificiale, il computer HAL 9000, che controlla l’astronave su cui l’uomo viaggia all’esplorazione dell’universo. Ma pare che l’umanità abbia ancora molto da imparare, se questo meraviglioso computer che ha creato, finisce per ribellarsi e prendere il sopravvento. Questo è solo un breve e semplicissimo abbozzo del contenuto del film, che solleva così tante provocatorie domande e affronta tematiche così profonde e significative, che è impossibile rendergli giustizia con le parole.

Sembrerebbe davvero impossibile definirlo un film noioso. Il fatto che Kubrick abbia scritto la sceneggiatura insieme a uno dei grandi nomi del genere fantascientifico, Arthur C. Clarke, non è solo garanzia di qualità, ma dà anche l’idea delle ambizioni che il regista nutriva per questa sua creatura.  Lo script è basato su uno dei racconti di Clarke, La sentinella, ma l’idea è stata ampliata in una storia che abbraccia l’intera esistenza della specie umana. A parte il contenuto, il film è visivamente un capolavoro. La fantascienza seria al cinema era quasi sconosciuta quando è stato realizzato, ed era un genere a basso budget. Sicuramente l’ambizione e il perfezionismo di Kubrick sono fattori importanti, che hanno determinato l’impatto dell’opera a suo tempo. Ma qui l’ambizione incontra il talento. L’estetica del film combina la sensibilità fotografica di Kubrick e l’incredibile design di produzione, in modo che si amplifichino a vicenda.

È un insieme di perfezione visiva, narrativa e semantica che unisce una grandiosa visione d’insieme a una ricerca quasi maniacale dei dettagli. Eppure, di fronte a tanta meraviglia, qualcuno si è addormentato. Perché? A mio avviso, perché questa pellicola può essere definita noiosa secondo uno standard convenzionale, quello a cui siamo abituati soprattutto oggi, che richiede continue svolte drammatiche, che déstino l’attenzione dello spettatore. Invece Kubrick ha rinunciato deliberatamente allo schema tradizionale che di solito presenta una trama ben delineata e personaggi in cui possiamo identificarci.

Non a caso ha scelto tutti attori minori, bravi caratteristi (Keir Dullea su tutti), ma non grandi nomi noti al pubblico, che potessero distrarlo. Perché in fondo è l’umanità nel suo insieme ad essere protagonista del film, piuttosto che i singoli personaggi. E naturalmente il computer HAL, che è forse il personaggio più riconoscibile della storia, doppiato per noi da Gianfranco Bellini: la sua interpretazione fu apprezzata da Kubrick in persona, nonostante la sua voce avesse un timbro molto diverso dall’originale.
2001 è un film da guardare con una mente aperta, senza cercare di seguire quello che accade, ma lasciandosi ammaliare dal suo splendore.

Del resto questa Odissea moderna riesce a creare un’aura magnetica intorno alla sua storia, è un film enigmatico e misterioso, e questo è sicuramente il suo punto di forza; ma bisogna ammettere che ci sono sequenze sorprendenti e accattivanti seguite da altre insopportabilmente lente, inquadrature che combinano gli elementi visivi e sonori con la trama in maniera quasi ipnotica, e altre molto meno avvincenti e, a quel punto, la lentezza diventa un punto debole. In altre parole alcuni momenti sono talmente stupefacenti che gli altri, al confronto, possono diventare insostenibili e apparire noiosi.

Ma quando alla fine vediamo Bowman intraprendere il suo fantastico viaggio verso l’infinito e oltre, l’immagine di quel feto in bilico sul pianeta che conclude il film, sulle stesse note iniziali, evoca una meraviglia che non può non conquistarci. Rimane un film impareggiabile, anche se non perfetto, che coinvolge tutti i sensi, un’esperienza visiva e sonora che va sperimentata, ma non è per tutti. Per chi cerca brividi ed emozioni, non per chi ha bisogno di azione.

33 pensieri riguardo “2001: Odissea nello spazio (1968)

  1. Parliamo di una pietra miliare del cinema che, come quasi tutti i film di Kubrik, ha infinite sfaccettature. L’ho visto 3-4 volte ma l’ultima molti anni fa e ricordo che ci trovavo sempre qualche dettaglio nuovo. E’ stato copiato ed imitato in tutte le salse ma, come dici, l’impatto visivo resta ineguagliabile e parliamo di un film del ’68.

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    1. Sì il monolite riappare durante il film fino alla fine. Il significato è indubbiamente misterioso, credo che in un’intervista Kubrick abbia spiegato il senso che voleva dargli lui.

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    2. Io non mi addormento: esco direttamente dopo al massimo 10 minuti, che è lo stesso tempo che concedo ai film in tv.
      Ricordo di essermi addormentata al Parsifal (ho dormito 3 ore su 4) a teatro, dove ero andata con mia madre perché mio padre non stava bene, e per metà circa del Grande Silenzio…

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      1. Il sito CiakClu.it riferisce di “una vecchia intervista rilasciata dal grande regista statunitense nel 1980 per un documentario mai distribuito. Jun’ichi Yaoi stava girando infatti un film sugli eventi soprannaturali apparentemente accaduti sul set di Shining (distribuito proprio nel 1980), quando ha ricevuto una telefonata da Kubrick, prontamente registrata, in cui quest’ultimo spiega il finale del suo capolavoro fantascientifico”.
        Quindi “esiste un documento in cui il regista dà la sua interpretazione di una delle scene più iconiche ma anche più enigmatiche della storia del cinema. Raggiunto il monolite nero che orbita attorno a Giove dopo aver disattivato Hal9000 che ha ucciso tutti i suoi compagni, l’astronauta Bowman viene assorbito in una specie di tunnel psichedelico, uscito dal quale si ritrova in una grande stanza in stile Impero. Qui osserva se stesso invecchiare, finché, ormai moribondo a letto, non gli appare di nuovo il monolite, che prova a toccare. Bowman si trasforma allora in un feto che, improvvisamente nello spazio, osserva la Terra.”
        Queste invece sarebbero le parole di Kubrick:
        «L’idea è che [Bowman] è stato catturato da entità quasi divine, creature di pura energia e intelligenza senza forma o aspetto. Lo mettono in quello che si potrebbe definire uno “zoo umano” per studiarlo, e da quel momento tutta la sua vita la passa in quella stanza, senza avere il senso del tempo. Gli sembra che scorra come accade nel film. Quelle entità hanno scelto quella stanza, che è una replica del tutto inaccurata dell’architettura francese, volutamente così inaccurata, perché credono che egli la possa trovare accogliente, anche se non ne sono sicuri, esattamente come facciamo noi negli zoo con gli animali, a cui cerchiamo di dare quello che noi pensiamo sia il loro habitat naturale. Comunque quando hanno finito con lui, come succede in tantissimi miti di tutte le culture del mondo, [Bowman] viene trasformato in una sorta di essere superiore e rimandato sulla Terra, reso ormai una specie di superuomo. Possiamo solo immaginare cosa accada quando torna indietro. È come funziona la maggior parte della mitologia, e questo è quello che stavamo cercando di suggerire».
        Sul finale, il sito dice: “Odissea nello spazio è così affascinante proprio perché è difficile trovargli una spiegazione semplice e lineare. Di sicuro il significato che aveva per Kubrick non emerge così chiaramente dal film, che mantiene la propria aura arcana. Certo le parole del suo autore vanno tenute in considerazione, ma ciò non significa che 2001 ora non possa continuare a essere interpretato e reinterpretato secondo la personale visione del suo pubblico. Dopotutto dalle prime parole del regista emerge l’intento di lasciare gli spettatori liberi di leggere la scena, e tutto il film, secondo la loro specifica sensibilità. Questo breve video però rimane un documento davvero straordinario.”
        Spero di non aver “invaso” il tuo spazio della recensione.

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      2. Vero, quella intervista la vidi anch’io, e mi sorprese la dichiarazione di Kubrick che diceva di avere lavorato col solo intento di lasciare a ciascuno la propria personale interpretazione e non di comunicare un messaggio precostituito: e in questo è certamente riuscito, anche nei confronti di chi si è annoiato o addormentato, avendo anche in loro lasciato un segno indelebile.

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      3. Sì, della poltrona comoda, ahahahahahdsjrgkcr!!!
        Io quel monolite non lo scorderò mai. Non ne avrò colto il significato, ma si è impresso nella mia memoria e ancora oggi, se ci ripenso, mi vengono i brividi!

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      4. Ho visto anche io film noiosi e su qualcuno mi sono anche addormentata ma se me ne dovessero parlare mi verrebbero nuovi, non direi mai: “Si, li ricordo, mi annoiarono, ci ho dormito sopra”. Di Odissea 2001 invece lo dicono… 🙂

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      5. No, anzi, ti ringrazio per aver aggiunto questa curiosità. Sinceramente non avevo mai cercato l’intervista a Kubrick pur sapendo della sua esistenza, perché penso che la spiegazione di un film come 2001 non sia necessaria. Comunque mi fa piacere aver letto cosa passasse nella testa di quel genio che era Kubrick, ma apprezzo la conclusione dell’articolo, che tende a preservare il mistero e la libera interpretazione.

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  2. 1-Una doverosa minzione per Douglas Trumbull
    2-L’ho visto innumerevoli volte e lo vedrò altre non numerabili volte
    3-Entra sicuramente per un miglione di motivi nella top-ten dei film più grandi di sempre
    4-Salto tecnologico-estetico di proporzioni epiche
    5-Uso estensivo del carattere Eurostile di Novaresi affermatosi come font archetipo del “moderno” per sempre*
    6-Bellini ha la voce più insidiosamente suadente che HAL 9000 abbia mai avuto
    7-Dullea ha vinto al lotto “In vacanza per sempre”
    8-Esigiamo nome e cognome del tizio che si è addormentato. Gli faccio causa.

    *Novaresi-Nebiolo-Eurostile-2001 Odissea-Duncan Jones-Moon…a suivre

    P.S. Sei grandiosa.

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  3. Non è noioso, ma non sono riuscito a comprenderlo. Quando ci sono cose non dette, rimandi a concetti astratti e filosofici, metafore, e così via, non sono in grado di percepirle. Un po’ come quando ho visto la trilogia di The Matrix. Almeno vedendo 2001 Odissea nello Spazio, sono stato in grado di godermi le numerose parodie e citazioni da altre opere, I Simpson e Futurama su tutti.

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  4. Ci sarebbero da dire tante di quelle cose su questo film…
    Di sicuro è noioso, su questo non ci piove, però è un’esperienza unica. Non esiste niente di simile o paragonabile. La scena finale col feto che dallo spazio osserva la terra penso sia una delle più belle nella storia del cinema. Nonostante sia ritenuto soporifero dai più, alla fine è stato il secondo più alto incasso mondiale del 1968, superando film più accessibili come La strana coppia, Bullit, Il pianeta delle scimmie, Rosemary’s Baby e il Romeo e Giulietta di Zeffirelli.

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