I ragazzi della 56ª strada (1983)

A metà strada tra Gioventù bruciata e West side story, I ragazzi della 56a strada è un film quasi epico sui problemi dell’adolescenza, in particolare sulle difficoltà dei giovani disagiati che crescono nelle periferie, tra la violenza delle bande e quella della polizia. Il film vanta un cast stellare, perché riunisce quelli che sarebbero diventati grandi nomi di Hollywood, da Patrick Swayze e Tom Cruise, Rob Lowe e Matt Dillon, fino a Diane Lane, C. Thomas Howell, Ralph Macchio, Tom Waits ed Emilio Estevez, allora tutti giovanissimi, e diretti niente meno che da Francis Ford Coppola. Se a questo si aggiunge che il film è basato su un romanzo degli anni ’60, The Outsiders, che a noi non dice molto, ma che in America era diventato uno dei libri più letti dai giovani in età scolare, c’è abbastanza materiale per entrare nel mito.

Nel 1965 Susan Eloise Hinton, una studentessa delle superiori di Tulsa, in Oklahoma, aveva scritto un racconto che sarebbe stato pubblicato due anni dopo con il titolo The Outsiders, usando lo pseudonimo di S.E. Hinton, in modo che il pubblico non ignorasse il libro perché era stato scritto da una donna. Un trucco poi ripetuto da J.K. Rowling. Il suo romanzo diventò rapidamente uno dei più letti dai giovani adolescenti. Nella primavera del 1980, il regista Francis Ford Coppola ricevette una petizione, firmata da centinaia di ragazzi che gli chiedevano di adattare il libro, ancora immensamente popolare, facendone un film. Grazie anche a un cast accuratamente selezionato di giovani promesse, idoli degli adolescenti, la sua versione di The Outsiders, conosciuta da noi col titolo I ragazzi della 56a strada, è diventata amata quasi quanto il libro che ha dato inizio a tutto.

Vita da adolescente in Oklahoma negli anni ’60, dove i giovani sono divisi in due bande rivali: i ragazzi della periferia, poveri e disadattati, detti Greasers dalla brillantina che usano per i capelli, e i ricchi arroganti provenienti dalle famiglie borghesi, detti Socials, che abitano i quartieri alti. Gli scontri sono all’ordine del giorno, e si fanno più violenti quando uno dei Greasers sembra interessarsi alla ragazza del leader dei Socials; scatta inevitabile la rissa e purtroppo ci scappa il morto. I responsabili, con l’aiuto del fratello maggiore di uno di loro, si nascondono in una chiesa, ma un altro tragico incidente segna il loro destino.

La lotta di classe descritta nel film appare abbastanza datata, considerando che è una pellicola degli anni ’80, tuttavia resta il tema del conflitto adolescenziale, e soprattutto del quasi totale disinteresse da parte degli adulti, che rende i figli ancora più vulnerabili e li fa sentire incompresi e senza futuro. In sostanza si tratta di giovani che crescono e maturano attraverso esperienze dolorose, di quella perdita dell’innocenza che, in fondo, è un tema senza tempo. Matt Dillon era già abbastanza conosciuto all’epoca, ma attori come Rob Lowe, Ralph Macchio (che sarebbe diventato Karate Kid), Patrick Swayze, Tom Cruise ed Emilio Estevez (fratello di Charlie Sheen) hanno praticamente debuttato proprio con questo film.

Dillon e Macchio sono particolarmente convincenti, soprattutto il primo, avvantaggiato dal fatto che il suo ruolo del ribelle Dallas è l’unico davvero ben sviluppato. Macchio è intenso nei panni del vulnerabile e sfortunato Johnny, che ricorda da vicino il personaggio interpretato da Sal Mineo in Gioventù bruciata, e ha lo stesso drammatico destino. Patrick Swayze è perfetto nel ruolo del fratello maggiore che fa le veci dei genitori, pieno di buone intenzioni, ma tutt’altro che all’altezza del compito. Il suo personaggio è a malapena un adulto lui stesso, difficile che sia in grado di crescere i due fratelli più giovani.

Per quanto riguarda Tom Cruise, non c’è alcuna indicazione delle sue future qualità recitative: è comicamente poco convincente come duro, ma si nota soprattutto per il fisico tutt’altro che asciutto e la dentatura asimmetrica. Considerando che Top gun è di soli tre anni dopo, viene da pensare a un miracolo. C’è anche una giovanissima Sofia Coppola, che compare in un piccolo ruolo nella stazione di servizio.

È ironico che C. Thomas Howell, che ha il ruolo principale, abbia finito per perdersi lungo la strada: qui interpreta più che discretamente l’idealista e sognatore Ponyboy, e più avanti avrà le sue occasioni con Alba rossa, Soul man e soprattutto con The Hitcher, ma non raggiungerà mai la notorietà degli altri. Diane Lane, splendida adolescente, inizia qui la sua trasformazione ad attrice adulta, che si completerà con Rusty il selvaggio, diretta sempre da Coppola.

Girato in Cinemascope, risente forse di una certa pretenziosità di Coppola, che cerca di ripetere il successo dei precedenti a cui si ispira, senza però riuscirci. Il tocco di classe del regista è costantemente presente, ma potrebbe anche essere il difetto del film, perché priva la storia di passione, rendendola forse troppo elegante.

La splendida fotografia che sfrutta i tramonti e i paesaggi di Tulsa, e gli intensi primi piani artisticamente ispirati, sono troppo pretenziosi per un film come questo e vanno a discapito dello sviluppo psicologico dei personaggi e del realismo della storia. Un film che comunque può essere divertente guardare, se non altro per la curiosità di vedere i primi passi di tanti attori che di lì a poco sarebbero diventate delle star.  

28 pensieri riguardo “I ragazzi della 56ª strada (1983)

  1. Questo film è diventato mitico più per la presenza di TUTTI che per la storia ^_^
    Swayze comunque è nato adulto, qui sembra il padre degli altri 😀
    C. Thomas Howell dopo il capolavoro di “The Hitcher” (1986) ha fatto poco al cinema ma è entrato in TV dove ha fatto un’ottima carriera. Tra film televisivi e serie dovunque appare porta oro 😉
    L’ho beccato su alcuni piccoli canali locali con dei thriller niente male che conservo gelosamente, ma certo non ha avuto la fama e la visibilità degli altri.

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    1. Howell mi sono divertita negli anni a riconoscerlo in diverse serie, quasi sempre nel ruolo di psicopatico o per lo meno problematico. Quello che mi ha sconvolto (mi accorgo ora che non l’ho detto nella recensione) è stato come Rob Lowe sia rimasto praticamente identico, di una bellezza intatta e sfacciata.

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  2. Grazie per la citazione!
    Non l’ho visto, però da diverso tempo vorrei recuperare quello che mi manca di Francis Ford Coppola e proprio questo mi è saltato all’occhio mentre spulciavo IMDB per vedere cos’altro avesse fatto Ralph Macchio oltre a dare e togliere cera. Questo per dire che prima o poi, sempre contando sui miei tempi geologico, sicuramente lo guarderò!

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