Backtrack (2015)

In genere non amo molto gli horror, ma questa pellicola è più un thriller psicologico con contaminazioni sovrannaturali, e anche quando usa la paura, lo fa in modo intelligente.
E’ un film di atmosfera che fonde abilmente diversi temi e generi differenti: parte in sordina, sotto le mentite spoglie di un dramma familiare, prende lungo la strada la piega dell’horror sovrannaturale, e si trasforma poi in un affascinante thriller, tutt’altro che metafisico, che riserva più di una sorpresa sul finale.

Il protagonista è uno psicoanalista che ha perso da poco la figlioletta, e al dolore della perdita si aggiunge il senso di colpa, perché la disgrazia è stata in parte causata da una sua distrazione. Al suo sconforto si aggiunge la depressione della moglie che sembra non riuscire a scuotersi. Ripreso il lavoro, dopo il periodo di lutto, incontra diversi pazienti nuovi, mandati da un collega più anziano, che è stato in passato il suo maestro. Qualcosa però non lo convince, e parlare con il vecchio collega non lo aiuta a fare chiarezza. Scoprirà che i nuovi pazienti sono in realtà misteriosi messaggeri venuti dal suo passato per aiutarlo a ricordare, e per ottenere giustizia.

Questo è solo il primo di una serie di colpi di scena, e il fatto che si riveli nella prima metà del film lascia capire che ci sarà ben altro da scoprire, per l’ignaro protagonista e anche per lo spettatore. Un viaggio nella memoria, dunque, tra ricordi sepolti e verità mai comprese, sensi di colpa rimossi frettolosamente, che vengono a bussare alle porte della coscienza. Un viaggio non solo mentale, ma anche fisico, un ritorno nei luoghi della sua infanzia, che lo porterà a rivedere il vecchio padre e persone che appartengono al suo passato.

E’ un film davvero insolito, sia per la perfetta fusione di più generi diversi, sia per il doppio ritmo che lo contraddistingue, perchè inizia lentamente, rischiando quasi di annoiare nella prima parte, e poi procede sempre più rapidamente, facendosi via via più incalzante, e continuando ad aggiungere nuove tessere al complicato puzzle che lo spettatore dovrà risolvere. Anche il suono contribuisce a movimentare la storia: è un film che passa da momenti sussurrati ad altri dolorosamente gridati.

Un horror sofisticato e teso, senza mai essere splatter né giocare su facili effetti visivi, ma anzi molto originale nella scelta degli effetti speciali, e ricco di colpi di scena che cambiano continuamente la prospettiva della storia. Anche quando sembra di aver ormai compreso e scoperto tutto, un’ultima spiazzante sorpresa ci porta all’inatteso e imprevedibile finale. Può sembrare che ci sia forse troppa carne al fuoco, ma tutto si inserisce nel quadro generale in maniera precisa, come la tessera di un puzzle, che da sola non ha senso, ma lo acquista una volta trovato il suo posto.

Non c’è mai la volontà di spaventare facilmente lo spettatore, e anche quando l’atmosfera è tetra e pesante, suscita un senso di mistero ma non di terrore. Gli ultimissimi fotogrammi del film, particolarmente luminosi, dopo tante riprese notturne e oscure, sottolineano efficacemente il senso di liberazione e di rinascita del protagonista che, dopo aver affrontato il passato, può finalmente guardare al futuro.

Adrien Brody si cala nella parte con la consueta recitazione malinconica e sommessa, perfetta per il personaggio, mentre Neill può aggiungere anche questo alla lunga lista di ruoli vagamente inquietanti e misteriosi della sua carriera. Entrambi sono attori molto particolari, un po’ fuori dai soliti volti a cui siamo abituati, e questo forse va a discapito della storia, che avrebbe meritato di più. Forse con altri interpreti, non più bravi ma solo un po’ più carismatici, il film avrebbe avuto un maggiore successo di pubblico e non sarebbe passato quasi sotto silenzio, al punto che in Italia non è uscita nemmeno la versione in DVD. Ed è un peccato.
Se riuscite a cogliere il passaggio in tv, e amate l’horror elegante, non fatevelo sfuggire perché ne vale davvero la pena.

Trailer in lingua originale

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