The woodsman – Il segreto (2004)

È un film molto particolare, che offre un diverso punto di vista su un argomento spinoso. All’inizio ho scelto di vederlo quasi esclusivamente per il protagonista, ma poi anche la storia mi ha conquistato; Kevin Bacon mi è sempre piaciuto tantissimo, e trovo che sia particolarmente bravo anche in quei film minori, che spesso sono più belli dei blockbuster. Questa pellicola è l’esordio alla regia di Nicole Kassell, che ha scritto anche la sceneggiatura non originale, e ha scelto di iniziare con un grosso rischio, visto l’argomento. Un tema molto delicato che non a tutti può essere gradito, ma l’ha affrontato con grande equilibrio, riuscendo a creare un dramma riflessivo e quasi distaccato. In realtà il film è costruito in modo da non rivelare immediatamente l’argomento su cui è incentrato, ma credo sia giusto avvertire subito che si tratta di pedofilia.

È la storia di Walter, un molestatore in libertà sulla parola, appena uscito di prigione, che lotta per redimersi, e Bacon lo interpreta con struggente intensità. Fin dai titoli di testa sappiamo che si tratta di un ex detenuto, ma solo successivamente scopriamo il suo reato. Così, quello che all’inizio sembra un uomo che cerca un faticoso reinserimento nella società, per cui possiamo provare un’istintiva simpatia, si rivela gradatamente macchiato da una colpa che difficilmente può ispirare empatia. Tuttavia non vengono espressi giudizi, nè proposte soluzioni; non c’è assoluzione, ma nemmeno condanna. Il film ruota attorno al difficile ritorno alla società di un’anima lacerata, e alla continua battaglia che combatte con i suoi demoni. Il risultato è uno spettacolo affascinante ma doloroso.

La battaglia del protagonista si svolge su vari fronti: innanzi tutto contro se stesso, nel tentativo di soffocare i propri impulsi, che riconosce come sbagliati, ma di cui è perennemente vittima suo malgrado; poi contro la società che non lo accetta, lo teme, lo rifiuta e lo condanna senza appello come un mostro. La sua è una lotta per diventare, ed essere considerato “normale”. È la ricerca di una redenzione e di un perdono che non riesce ad ottenere.

Intorno a lui gravitano tutta una serie di personaggi che, con i loro diversi atteggiamenti, ci rivelano le mille sfaccettature della sua condizione. Attraverso il terapista che dovrebbe aiutarlo a guarire o, almeno, a tenere sotto controllo la sua malattia, ne scopriamo le motivazioni più o meno inconsce legate alla sua infanzia, mentre l’agente di sorveglianza, che lo tiene sotto stretto controllo, convinto della sua pericolosità, ci mostra tutto il disprezzo e l’alone di pregiudizio che circonda questo genere di reati.

Da una parte c’è il datore di lavoro che lo assume, cercando di fare la cosa giusta, ma dall’altra i colleghi si dimostrano molto meno disponibili, quando scoprono il motivo per cui è stato in prigione. Perfino la sorella non riesce a perdonarlo e ad accettarlo in famiglia, mentre il cognato si mostra più disponibile e tollerante, almeno finché non ritiene erroneamente minacciata la sicurezza della figlioletta. Solo una collega, anche lei con la sua dose di segreti inconfessabili e di peccati da espiare, saprà aiutarlo a iniziare davvero una nuova vita e a diventare, forse, normale.

Ma c’è anche l’aspetto doloroso e drammatico della lotta che il protagonista deve combattere contro i propri impulsi, e la scena in cui al parco lo vediamo avvicinarsi a una bambina e fermarsi a parlare con lei, ci dà un brivido lungo la schiena, che per un attimo diventa terrore e poi si perde in una sensazione di profonda malinconia. Nonostante l’argomento si presti ad emozioni forti, l’approccio della sceneggiatura e della regia è molto distaccato; si parla poco, ma le parole sono pesate e calcolate per colpire nel segno, e tutto è affidato all’intensità della recitazione.

Un film così non può fare a meno di grandi interpreti, e qui lo sono tutti: da Benjamin Bratt, che interpreta il premuroso cognato, alla rapper Eve, sorprendentemente sfumata, fino a Kyra Sedgwick, moglie di Bacon nella vita, che qui interpreta la collega di lavoro con cui il protagonista inizia una relazione, l’unica capace di affrontare e comprendere i suoi demoni. A lei l’uomo confesserà, con semplicità disarmante, il suo segreto. “Ho molestato delle bambine, ma non le ho mai fatto del male”. Bacon riesce a suscitare la nostra comprensione per un attimo, ma è abbastanza spiazzante da farla vacillare.

La grande rivelazione, tuttavia, è il rapper Mos Def, nei panni del sorvegliante che ha il compito di controllarlo e si diverte a tormentarlo. Il poliziotto che interpreta è così originale e allo stesso tempo così realistico, da essere paurosamente efficace nel rappresentare uno dei risvolti più difficili della sua redenzione. La regia è discreta, mai invadente, e accompagna i momenti più drammatici con intensi primi piani, scivolando con la macchina da presa su particolari che trasmettono emozioni e sensazioni, e sui volti dei protagonisti che vibrano, anche immersi nel silenzio.

Bacon è talmente bravo nel disegnare un personaggio umano e toccante, da farci provare quasi pietà laddove sarebbero giustificati orrore e disgusto. E in fondo il messaggio del film è proprio questo. Non è un tentativo di riabilitazione di qualcuno che è indifendibile, ma piuttosto la dimostrazione di quale disagio e quali difficoltà si celino spesso dietro lo sforzo di cambiare, e di andare contro la propria natura, quando si riconosce che è sbagliata. Nicole Kassell ha scelto di ritrarre il pedofilo non come un mostro, ma nemmeno come una vittima, solo come un essere umano, e questo approccio regala ai momenti importanti, come la scena chiave nel parco, un’intensità che altrimenti non avrebbe mai ottenuto.

È un film che fa pensare, crea nello spettatore una complessità di sentimenti che è difficile da descrivere, e ci aiuta a essere più umani anche di fronte all’incomprensibile.
Da vedere perché è interpretato splendidamente, perché commuove e perché ci aiuta ad andare oltre i pregiudizi. Ma non è per tutti.

39 pensieri riguardo “The woodsman – Il segreto (2004)

  1. Oggi non c’è il trailer. Lo cercherò.
    Immagino tu lo abbia visto su Sky…
    A questo proposito, mi sto interessando per un offerta, solo che come al solito è conveniente per 18 mesi, ma dopo non si sa, così come non si sanno i tempi necessari per un’eventuale disdetta.
    Anni fa lo avevamo anche noi, ma piano piano il costo saliva, a fronte di un’offerta che, almeno allora, non era poi così ampia e di qualità, così demmo la disdetta.

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    1. Anche mia sorella dopo un po’ si è stancata e ha disdetto, a quanto ne so credo sia stata immediata e senza difficoltà. Il trailer lo trovi in lingua originale, ma per te non è un problema.
      Ultimamente sento parlare bene di Netflix, ma sono troppo pigra per cambiare.

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      1. Ma per avere Netflix non c’è bisogno di alcun tecnico! Ci sono riuscita perfino io, che è tutto dire.
        Poi, certo, “manovrarlo” dalla c* di smart tv che ci è toccato comprare (per varie ragioni noiose da raccontare, ma soprattutto perché quella che avevamo prima era davvero troppo vecchia), è un altra faccenda.
        Mi sono fatta spiegare tutto dal marito e ho preso appunti per quando parte per lavoro 😀

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    1. Casomai a qualcuno fosse sfuggita la mia simpatia per lui…
      Non per niente ho scritto che non è un film per tutti, capisco che a qualcuno possa non piacere o non interessare.

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  2. Non credo che riuscirei a provare empatia, o a vedere il protagonista come un essere umano con dei problemi da risolvere; non credo nemmeno che potrei giustificare nulla di ciò che con un film di questo tipo si cerca di smussare o di rendere “accettabile”. Impossibile, per me, mi spiace. Esistono limiti che non so oltrepassare e quello legato all’abuso sui bambini è uno di questi. NOn c’è giustificazione se non quella data dall’errore che fa una società che non se ne occupa abbastanza per risolvere concretamente il problema. Ma lo vedrò, perché è un modo per occuparsene, senza però dargli valore nel senso che va di moda ultimamente, ovvero quello di cercare di sfatare dei tabù e lentamente abituare le masse ad accettare certe pratiche.

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      1. Non avendolo visto non mi sbilancio e certamente è come dici; ma prova a pensarci; fino a qualche anno fa, nessuno si sarebbe nemmeno mai sognato di prendere in considerazione l’idea di fare un film su questo argomento, perché probabilmente nessuno avrebbe voluto vederlo. O quantomeno io non ho memoria di un film che ne parla esplicitamente come mi sembra di aver capito si faccia qui. Si comincia con il far prendere confidenza con l’argomento, con l’abituare le persone a pensarci “in modo diverso”, poi si procede a piccoli passi e si ipotizzano scenari più possibilisti, man mano che la gente “è più pronta”. Si chiamano finestre di Overton. Non so se ne hai mai sentito parlare. Il cinema è un mezzo interessantissimo in tal senso. Per questo amo chi si dedica alle recensioni e lo fa con cognizione di causa come fai tu. In tal senso ti ringrazio per il lavoro che fai, perché oltre ad essere una passione, diventa importante e molto utile analizzare i vari temi.

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      2. Non conoscevo le finestre di Overton, ma mi sono resa conto che cinema e soprattutto televisione ci propinino spesso temi e situazioni che fino a qualche anno fa erano impensabili da proporre. Per non parlare della pubblicità. Tu non guardi la televisione, se ho capito bene, ma ti assicuro che sta diventando una propaganda continua, 24h su 24h per farci cambiare modo di vedere e di pensare. Soprattutto i bambini andrebbero protetti.

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      3. I bambini, mia cara, sono l’obiettivo primo; se arrivano ai bambini, hanno vinto la partita e siamo noi che abbiamo il compito di proteggerli, ad ogni costo. Posso sembrarti esagerata, ma ti assicuro che non lo sono. E ci stanno arrivando, a piccoli passi. Ovviamente stanno usando tutti i mezzi di manipolazione per abituare gradualmente le coscienze a oscenità e atti di violenza che mai avremmo nemmeno potuto credere possibili. Esistono siti che parlano di cannibalismo come pratica “normale” e alternativa di alimentazione; e guarda caso anche lì, ci hanno già piazzato dei riferimenti ai bambini, ai bambini nati morti, per la precisione. Per questo ti chiedo di usare il tuo blog per limitare questo tipo di azioni oscene e a dir poco aberranti; ti chiedo con il cuore di fare attenzione a questo tipo di messaggi e se li vedi, di scardinarli, evitando assolutamente di riproporli seppure in buona fede. E’ importante che la gente faccia attenzione, che sia guardinga e sveglia in questo periodo, perché si stanno muovendo poteri che sono strettamente legati con il peggio che l’umanità può produrre. Occorre mantenere le menti libere e vigili. Il tuo blog è uno strumento eccezionale in tal senso; il cinema, con la televisione e altri media, sono gli strumenti preferenziali per la manipolazione di massa. Tu questo lo sai già benissimo, ma i messaggi sono spesso ambigui, molto ben camuffati.

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