The words (2012)

“E’ la storia di uno scrittore che ha scritto un libro, e della nullità che glielo ha rubato”. Questa frase, pronunciata in uno dei momenti cruciali del film, ne riassume e ne condensa la trama. In realtà c’è molto di più: tre storie che si intrecciano drammaticamente tra realtà e finzione letteraria, tra passato e presente, tra speranze perdute e aspettative deluse. E’ un film sulle ambizioni umane, sulla difficoltà di ammettere i propri limiti, sull’amore e sul sacrificio.

Nel dicembre del 1922 alla moglie di Hemingway fu sottratta una valigia in cui erano contenuti alcuni manoscritti del marito, purtroppo andati persi per sempre. Da questo episodio realmente accaduto gli sceneggiatori di The words hanno ricavato una storia ingegnosa, in cui si intersecano personaggi e epoche diverse. Dennis Quaid è il primo che compare e quello che conclude la storia: uno scrittore di successo, affermato e sicuro di sé, che dà lettura del suo ultimo romanzo davanti ad un pubblico adorante. E qui comincia la storia del libro, narrata in prima persona dallo scrittore stesso, la storia di Rory e del vecchio. Inizia così il primo, lungo flashback.

Bradley Cooper è Rory, protagonista del libro, un giovane scrittore in cerca di successo che si vede chiudere in faccia tutte le porte, e quando ormai dispera di poter riuscire, il destino sembra venirgli in aiuto. Quando la moglie gli regala una vecchia borsa, comprata in un polveroso negozio di antiquariato, al suo interno trova per caso un vecchio manoscritto dimenticato chissà da chi. Incuriosito lo legge e ne rimane folgorato, non solo perché è bellissimo, ma soprattutto perché capisce che non avrebbe mai potuto scrivere qualcosa di così bello. Decide di pubblicarlo col suo nome, senza avere il coraggio di dire nulla alla moglie, e ha un successo strepitoso.

Ma proprio quando le cose sembrano andare bene, piomba nella sua vita il vecchio. Jeremy Irons è l’anziano autore del manoscritto smarrito, che si fa avanti con Rory, non per rivendicare la paternità del libro, ma per raccontargli di come quel romanzo fosse in realtà la storia della sua vita. Comincia così un secondo flashback, ambientato verso la fine della seconda guerra mondiale.

Qui si inserisce la storia del libro di Rory, che è poi la storia del vecchio e di sua moglie, allora giovani, del loro amore fulminante e del dolore per la morte della figlioletta, che aveva annientato entrambi. E’ la storia di come quel manoscritto, smarrito per distrazione dalla moglie, li avesse irrimediabilmente divisi, e di come, dopo quella perdita, lui non fosse più stato in grado di scrivere altro.

Quando Rory si rende conto di ciò che ha fatto, sia pure senza esserne consapevole, vorrebbe rimediare e fare la cosa giusta, ma il vecchio gli dice che ormai è troppo tardi. Così Rory comprende che il prezzo da pagare per il suo immeritato successo è la consapevolezza di non averlo conquistato, e la condanna sarà la necessità di andare avanti convivendo con questo segreto e con la cognizione di tutta la sofferenza che la sua scelta ha provocato.

Tra i due lunghi flashback, la lettura del libro si ferma, e lo scrittore interpretato da Dennis Quaid si intrettiene dietro le quinte con una studentessa di scrittura che lo vorrebbe intervistare. Attraverso le sue domande, Quaid torna protagonista assoluto, e ci racconta la conclusione del suo romanzo in un finale a sorpresa, ma non del tutto imprevedibile, in cui realtà e finzione si fondono indissolubilmente. La struttura del film è quindi non convenzionale, ma anche i personaggi sono ben sviluppati e riescono a scrivere una storia credibile e nello stesso tempo emozionante, una storia che affascina e fa riflettere.

Quattro grandi interpreti, considerando anche Ben Barnes che impersona il vecchio da giovane, quattro protagonisti si alternano tra passato e presente, ognuno portatore della sua verità e delle sue colpe, fondendo verità e fantasia in un gioco di matrioske che si aprono davanti allo spettatore, svelando via via il loro doloroso contenuto.

Intorno a loro ruotano i personaggi femminili, che sembrano essere marginali nella storia, ma che alla fine sono in qualche modo determinanti: è la moglie di Rory, interpretata da Zoe Saldana, che gli regala la vecchia borsa in cui lui trova il manoscritto, ed è la moglie del giovane scrittore (Nora Arnezeder) che dimentica la borsa sul treno e smarrisce il manoscritto. Sarà ancora una donna, Olivia Wilde, che cerca di intervistare l’autore del libro, a dare al film la sua conclusione.

Sono tutti personaggi stratificati, complessi, meravigliosamente disegnati eppure veri, per cui non si può non provare empatia. Insieme danno vita ad un film intenso, amaro e spiazzante, appassionante come un romanzo e vero come la vita.

12 pensieri riguardo “The words (2012)

  1. Adoro i “film sui libri”, dove cioè intorno a un libro (vero o falso che sia) ruotano le vicende dei personaggi. L’ho visto all’epoca della sua uscita e lo ricordo poco, ma ricordo un’impressione molto piacevole, confermata dalla tua recensione 😉

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  2. io mi ricordo di un film con una trama similissima! avevo visto solo la prima parte ma… è possibile che sia un remake o ci sia qualcosa di simile?
    lui trovava il libro tipo in un cassetto e si mette con la sua fidanzata perke lei rimane affascinata dal libro…

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    1. Ce ne sono diversi con un’idea di partenza così, c’è anche un bel thriller di uno che pubblica un libro non suo, e dopo la pubblicazione cominciano una serie di delitti come descritti nel libro. Possibile che sia un remake di quello che hai visto, però qui il nodo centrale non è tanto che lui pubblica un libro non suo, quanto che quel libro descrive la vita dello scrittore, una vita che non gli appartiene. E’ come se pubblicasse l’autobiografia di qualcuno, facendola passare per una storia inventata.

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