Terremoto (1974)

Film catastrofico per eccellenza, fa parte del filone dei disastri naturali, come inondazioni, eruzioni vulcaniche, naufragi e via dicendo, e ha tutte le caratteristiche del genere: un cast a cinque stelle, effetti speciali grandiosi (qui aumentati dal Sensurround, inventato in quegli anni) e una storia popolata di personaggi che riescono ad avere più o meno tutti il loro momento di gloria. Uscito nello stesso anno de L’inferno di cristallo, e un paio d’anni dopo L’avventura del Poseidon, non è riuscito a raggiungere il loro successo, forse perché la storia è più dispersiva. Non c’è, infatti, un unico luogo in cui si concentra il pericolo, delimitato e claustrofobico come un grattacielo in fiamme o una nave in alto mare, ma un insieme di singoli ambienti, teoricamente sicuri, come abitazioni, uffici o addirittura strade, che vengono messi a soqquadro dal terremoto, e non lasciano scampo agli occupanti.

Cosa accadrebbe se una delle città più grandi del mondo venisse improvvisamente colpita da un violento terremoto? Questo film cerca di mostrarlo, e lo fa in maniera impressionante: le case crollano, le strade sono bloccate e i gasdotti esplodono frantumando il manto stradale. Inoltre al centro della città c’è una grande diga, e la domanda è: quanto potrà resistere? Nel caos generale che si viene a creare, il film cerca di seguire le storie personali di alcuni protagonisti, tra cui un imprenditore edile sul punto di lasciare la moglie per la giovane amante, un temerario motociclista acrobatico che sta preparando un numero sensazionale con la sua moto, e un poliziotto sospeso dal servizio che sta meditando di cambiare lavoro.

Questi e altri personaggi si incontreranno per le strade di Los Angeles, cercando di trovare scampo, mentre la situazione peggiora. Dopo un paio di piccole scosse iniziali, un sismologo prevede che seguirà un violento terremoto entro 48 ore, ma ovviamente nessuno gli crede. La scossa arriva inaspettata e dopo un po’ crolla anche la diga, provocando un’inondazione.  Gli edifici si frantumano, le persone precipitano verso una morte orribile, piogge di macerie e vetri frantumati si abbattono su sfortunati pedoni, mentre le automobili precipitano dai ponti autostradali. È una gioia da vedere, naturalmente se si ama il genere.

Gli effetti speciali sono impressionanti, e l’effetto Sensurround al cinema doveva essere incredibilmente realistico. Utilizzando suoni a bassa frequenza, faceva letteralmente vibrare le pareti e le poltrone del cinema, coinvolgendo ancor di più lo spettatore. Purtroppo guardando il film in DVD tutto questo si perde, ma l’emozione per le sequenze più sconvolgenti rimane. Tuttavia il film sembra diviso in due proprio come da una linea di faglia: il terremoto vero e proprio conclude i suoi effetti dopo circa un’ora, quasi esattamente a metà, e durante la seconda metà della pellicola la maggior parte delle situazioni di pericolo è solo una conseguenza secondaria.

In sostanza, una volta terminato l’effetto dirompente della catastrofe naturale, che in fondo è la parte più spettacolare, il film prosegue come un “normale” dramma, in cui il terremoto diventa solo lo sfondo. Così la sceneggiatura ci regala i piccoli grandi drammi dei vari personaggi, come l’ingegnere edile, interpretato da Charlton Heston, che nel momento della verità sacrificherà la sua vita per salvare proprio l’insopportabile moglie che aveva ormai deciso di lasciare, o il cameo di Walter Matthau nei panni di un simpatico ubriacone.

Si passa dal dramma di Victoria Principal che tenta di sfuggire a una violenza, a momenti decisamente divertenti, che sembrano stonare con il tenore generale del film.  E questa diventa in qualche modo la debolezza fondamentale della pellicola, il voler lasciare la catastrofe quasi in secondo piano, incentrando l’attenzione sulle vicende dei protagonisti, e ottenendo come risultato un mosaico non omogeneo di situazioni.

Nel tentativo di ritrarre un’intera città in pericolo, il regista deve ricorrere a una varietà di luoghi e di situazioni molto ampia e questo indebolisce l’intensità e l’immediatezza sia del disastro che del dramma. Dal momento che la telecamera può muoversi liberamente per la città e i personaggi si trovano in luoghi anche molto distanti, lo spettatore ha la sensazione che la loro salvezza non sia poi così impossibile.

A differenza de L’inferno di cristallo, dove il fuoco è protagonista fino in fondo, e del Poseidon, dove la furia del mare imperversa fino all’ultimo fotogramma, qui si ha un calo di ritmo nella seconda metà del film, che smorza un po’ l’entusiasmo dello spettatore. Inoltre, vedendolo oggi, si nota che gli effetti speciali sono invecchiati decisamente male, senza contare che il Sensurround, che costituiva all’epoca la grande attrattiva del film, è stato abbandonato da tempo.

Nel complesso però Terremoto rimane uno spettacolo eccellente, un esempio di genere catastrofico che potrebbe funzionare anche basandosi semplicemente sul suo contenuto drammatico, in cui la violenza della natura è solo un elemento di contorno, che aspira al ruolo di protagonista. Ed è comunque sostenuto da un cast che vale sempre la pena di vedere.

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